9 aprile 2020

Libro

 

Mi avvicino alla parola libro e mi viene in mente il riferimento alla sua origine etimologica, liber, la parte interna della corteccia, quindi il legno, la fibra, la carta, la materia che accompagna la fisicità dell’oggetto composto da fogli, inchiostro, colla, rilegatura, spago nella versione più antica; ma la memoria mi porta anche ad un’etimologia laterale, non ortodossa: libra, la bilancia. Il libro come un punto di equilibrio tra la tua conoscenza di lettore e la conoscenza ed esperienza di chi ha voluto condividere con te i suoi pensieri, la sua vita, le sue intuizioni, la sua conoscenza.

 

Per Inge Feltrinelli i libri erano anche un elemento di seduzione, e in sé un prodotto seduttivo. Le copertine colorate, il profumo solitario, l’attesa palpitante di avviare un viaggio e la rincorsa lenta a scoprirne pagina per pagina le traiettorie. Con quel gioco a due tra noi e gli scrittori: perché poi ogni libro è scritto sempre due volte, la prima da chi effettivamente quell’intreccio di pensieri l’ha saputo sintetizzare in frasi, parole e ritmo; la seconda dall’inventiva di chi legge che usa le frasi come fossero dei binari dell’immaginazione, per riscrivere qualunque immagine, scenario, incontro, dialogo con gli occhi delle proprie emozioni.

 

Quante volte abbiamo chiuso una pagina, appoggiato un libro e chiuso gli occhi lasciando andare la fantasia? Quante volte le frasi che abbiamo letto hanno intercettato un nostro pensiero, ritraendolo con sorprendente fedeltà, come se lo scrittore l’avesse saputo sintetizzare al posto nostro, come se quella pagina o quel libro fossero stati scritti solo per noi?

 

Ecco la seduzione, l’autoseduzione. Il libro è un veicolo di crescita e scoperta interiore, è il momento che non possiamo negarci per stare con noi stessi, è l’intimità che ci riporta bambini e ci conduce a scoprire momenti del nostro vissuto che pensavamo di aver abbandonato per sempre, o quelli che la vita reale non ci concede e solo l’immaginazione e la fantasia sono capaci di regalare al nostro quotidiano. Gli scrittori come degli attivatori di sogni, i libri come l’eterna scatola dei miracoli che nessuno potrà mai serrare.

 

E poi c’è il libro illustrato, il libro fotografico, il libro d’arte. Se il web ci consente di fruire in maniera rapida, coinvolgente e immersiva di un’esposizione lontana o di un museo o ancora ci consente di entrare con precisione millimetrica nelle pennellate del nostro artista preferito, il libro ha con l’arte un rapporto speciale, lento. Quella pagina distante che tocchiamo e ritocchiamo, quella nota a margine che aiuta lievemente a capire, quei cenni poetici che accompagnano le ragioni dell’artista: si passa del tempo con l’arte, e questo non ha prezzo.

 

Infine i miei preferiti: i libri di viaggio. Non solo le guide di luoghi lontani, strumenti che anticipano i nostri viaggi e ci aiutano a selezionare e modulare i ritmi della scoperta, ma i diari o la letteratura di viaggio. Qui i binari sono più concreti rispetto ai romanzi, i luoghi sono reali, le città, le montagne, le persone sono quelle che potrebbero essere anche alla nostra portata, ma lo scrittore ha percorso quelle rotte prima di noi e quello che possiamo fare è seguirne il tragitto, partire di nuovo con lui, sospendere il dubbio e metterci comodi. Da Chatwin a Kapuściński, da Ettore Mo a William Dalrymple, dalle cronache dei grandi inviati ai romanzi storici, si tratta di respirare a pieni polmoni sulle strade del mondo, perché le terre polverose dell’Asia Minore, i villaggi del centro Africa, le nevi perenni della Siberia o i campi di lavanda della Provenza possano entrare nella nostra vita e lasciarci il gusto dell’assenza accompagnato dall’intuizione del possibile.

 

I libri si leggono e si rileggono, si regalano, si firmano, si archiviano, si mettono in ordine, viaggiano con noi, di casa in casa, di generazione in generazione, ci accompagnano quando studiamo, quando ci innamoriamo, quando invecchiamo, sono un momento di evasione e di piacere, di riflessione e di critica, i libri sono un’economia, un’industria che genera lavoro direttamente o indirettamente per milioni di persone nel mondo, i libri sono quel ritmo misterioso che scandisce le stagioni della vita e che racconta da solo l’epopea naturale che distingue ciascuno di noi.

 

 

* Direttore Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

 

 

Crediti immagine: Africa Studio / Shutterstock.com

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