16 novembre 2020

Lo sberleffo sul muro di Tvboy

 

Mostra raramente il viso nelle foto condivise sui suoi social. Spesso, alza sul capo il cappuccio della felpa. Vuole che a parlare sia prima di tutto la sua arte: «Mi metto sempre in secondo piano, ma senza nascondere la mia identità». Tvboy – al secolo Salvatore Benintende – è uno degli esponenti più apprezzati e riconoscibili della galassia street. Pescando a piene mani nel rutilante tubo catodico degli anni Ottanta, ma anche nello scatolone dei feticci pop, Tvboy, gioca a mettere in contrapposizione reale e surreale, passato e presente, bene e male. Nasce così, dal suo supersonico e instancabile estro, una carrellata di personaggi che con ironica e garbata irruenza invade i muri della giungla metropolitana: «L’arte deve parlare della contemporaneità perché ha la funzione di narrare il presente. Sto attento a quello che succede. E se una questione mi tocca, la sento mia e ne parlo». 

 

Diciamolo pure: sei considerato un po’ l’enfant terrible della street art italiana

Mi piace questa definizione; la trovo divertente. La funzione delle mie opere è quella di generare riflessione e stimolare un dialogo. Per far sì che ciò avvenga, spesso ricorro anche alla provocazione. Molti dei miei interventi sono istallazioni illegali, è vero, ma la grande forza della street art è proprio quella di agire senza chiedere permessi e autorizzazioni. 

Quando nasce il fenomeno Tvboy?

Mi sono innamorato dei graffiti nel 1996, a Milano, guardando i treni – completamente decorati – che arrivavano in Cadorna. Ho iniziato così a fare i primi esperimenti, riuscendo a trovare un mio stile. Il personaggio Tvboy nasce ufficialmente nel 2003; dopo una mostra ospitata al Politecnico, per la quale ho dipinto – con la tecnica dello stencil – sugli schermi di vecchi televisori i volti di amici e di personaggi noti al grande pubblico. Dopo aver realizzato numerosi interventi, affiggendo sui muri di Milano l’immagine del volto intrappolato dentro al televisore, ho deciso di cambiare strada per cominciare a schizzare a mano libera l’immagine di Tvboy, un bambino ispirato allo stile dei cartoon con la faccia dentro uno schermo televisivo. Ho creato così un segno ripetitivo e abbastanza stilizzato, replicabile velocemente con pennarello o bomboletta spray, ma sempre diverso. 

 

Per poi cambiare nuovamente

Be’ sì. Dopo svariate multe ho deciso che era giunto il momento di preparare le opere in studio per poi incollarle rapidamente sui muri con la tecnica del paste-up. Lasciando, però, sempre qualche schizzo di bomboletta.  A quello non rinuncio. 

 

Lo sberleffo per te è un imperativo categorico?

La provocazione fine a se stessa non mi ha mai entusiasmato. Provoco, è vero, ma soltanto se c’è qualcosa da dire. Certo, può essere una strada in discesa per veicolare al meglio dei contenuti. Il bacio fra il demoniaco Donald Trump e l’angelico papa Bergoglio, per esempio, racchiudeva in sé il messaggio universale del buono che perdona il cattivo; così come quello fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. C’era lo sberleffo, ok, ma la lettura di quell’intervento altro non era che l’ennesima dimostrazione che gli opposti si attraggono poiché non sono mai tanto diversi. 

E sei riuscito anche a indignare

Ho avuto apprezzamenti negativi, ma anche positivi. Le persone dalle quali mi aspettavo autoironia, però, si sono dimostrate più suscettibili. Ma posso tranquillamente affermare anche il contrario. 

Giorgia Meloni, da me rappresentata con un bambino africano in braccio, mi ha fatto sapere di aver molto apprezzato l’opera. In altri casi, purtroppo, non vi è stata alcuna apertura mentale. Certo, ognuno reagisce come più ritiene giusto. Il mio lavoro, in fondo, è come quello del vignettista satirico. Ma sulla strada, non sul giornale. 

 

Abbiamo fatto passi da gigante, ma l’arte e la libera espressione vengono ancora considerati scomodi

Fa effettivamente riflettere che ci sia ancora qualcuno che prova a negare la libera espressione. Ci sono ancora dei passi da fare, me ne rendo conto. Va detto, però, che è un momento positivo per la street art, perché finalmente è stata riconosciuta come una corrente artistica di grande valore, e accettata nelle gallerie e nei musei. Questo è estremamente positivo. Certo, alcune città – Milano, per esempio – tollerano gli interventi urbani. A Roma, l’unica opera non rimossa è stata la Wonder Virginia Raggi. Ci sono delle città più ricettive di altre. 

Sei stato abile a intercettare alcune mosse politiche, mostrandole a tutti nella loro spietata ironia

La fortuna aiuta sempre gli audaci. Son stato abile a fare l’opera giusta nel momento giusto. L’arte è prima di tutto un progetto, e bisogna sempre sapere come e quando esporlo. Oltretutto, la street art deve avere sempre la forza di arrivare prima che qualcosa succeda. Questo aspetto mi ha sempre intrigato e spinto a una maggiore attenzione. 

 

La street art favorisce l’incontro fra mondi e persone.  Tu, non a caso, stai collaborando con Francesco Guccini

Be’ sì. È stato come un premio per me. Incontri importanti come quello con Francesco Guccini fanno capire di essere sulla strada giusta. È il tempo a darci le risposte. Con pazienza e determinazione arrivano i risultati e le collaborazioni eccellenti. Molti giovani artisti, sempre più spesso, si fermano a chiedermi consigli; dico loro di avere tenacia, di non arrendersi, ma di insistere se credono veramente in quel che hanno scelto di fare. 

 

Tvboy ci ha creduto. E il risultato è ben evidente sotto gli occhi di tutti, in ogni città del mondo 

Vivo da quindici anni a Barcellona. Ho viaggiato tantissimo, lasciando sempre un “segno” in ogni città da cui sono passato. Nonostante la pandemia in corso non ce lo stia permettendo, è importante avere dei tempi per viaggiare. Il viaggio e il confronto con altre realtà ci spronano sempre alla creazione e al bello. 

Siamo tutti fermi. Il tempo si è dilatato, ma questo momento dovrà insegnarci a non arenarci, ma a pensare, a evolvere, a rivedere

Esattamente.  Così come la vita, l’arte è evoluzione; è andare sempre oltre, soprattutto in momenti come quello che tutti stiamo vivendo. Ti confesso che sto lavorando alle opere della mia prima mostra museale che – Covid permettendo – dovrebbe essere allestita per la prossima estate. E questo è per me un passo davvero importante.  Bisogna concentrarsi sempre sulle occasioni positive che la vita ci riserva, cercando sempre di non restare fermi. Così come i supereroi dei fumetti ci insegnano. 

 

Immagini per gentile concessione dell’artista

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