10 gennaio 2013

Lo spettacolo della morte

Esiste un problema, giornalisticamente parlando intendo. Ci sono troppe notizie, un numero indefinibile di siti dove acquisirle e poco tempo da destinare loro. Saltiamo da un titolo all'altro cercando quello che catturi la nostra attenzione o rispetti l'umore del momento, se l'argomento ci appassiona scaviamo tuffandoci nella rete.
Le cronache del terzo millennio come la bella addormentata hanno vita brevissima e cadono ancora giovani in un sonno profondo.

La foresta mediatica è affollata di storie assopite ma alcune vengono puntualmente ridestare. Una nuova notizia nulla può verso il fascino di una d'archivio in grado di far riaffiorare fantasmi tra ragnatele di link da aprire come vecchi armadi. Il confine tra cronache e loro spettacolarizzazione è sempre sottile e resistono bene al letargo alcune tipologie di notizie, come il gossip e la scomparsa precoce di giovani celebrità. Il cavaliere in versione Premier faceva vendere, stampa in mobilitazione continua; Monti fa vendere meno. A distanza di un anno migliaia di persone che non si erano mai interessate di motociclismo piangono la perdita di Marco Simoncelli, un ragazzo simpatico, brillante, l'erede. Per i suoi funerali in diretta televisiva vennero istituiti servizi d'ordine ai caselli, distribuiti accrediti come in un GP, il tutto per controllare un fiume in piena di 60 mila persone. Anche altri personaggi sono molto seguiti: il Papa è sempre richiesto, ma quando c'era Wojtyla le sedi italiane delle agenzie stampa avevano maggiori occasioni di produrre materiale da distribuire. La Principessa Diana ebbe un seguito in vita che non teme rivali: bella, giovane, nobile e ribelle fu dalla stampa monitorata in aereo, rincorsa in mare, inseguita in auto fino la tragedia. Il suo funerale monopolizzò l'attenzione mondiale tanto da offuscare il pianeta. Le tragedie fanno vendere: la concorrenza tra media è spietata e gli sponsor pagano la visibilità, non le buone intenzioni. Per contendersi i clienti sono allo studio nuove forme di interazione tra notizia ed utente sempre più allenato ad un ruolo attivo. Le redazioni si popolano di figure cresciute tra video giochi e tecnologia, inebriate di azione e partecipazione ai fatti senza eccessivo sudore. Giunge dal The New York Times un pacchetto multimediale di cronaca innovativo, intitolato Snow Fall The Avalanche at Tunnel Creek. Diviso in sei parti, grafici interattivi, video, immagini meteo dinamiche con commenti degli esperti. Un enorme servizio iniziatico, un tentativo di preparare i lettori ai cambiamenti che li attendono studiato a tavolino nei minimi dettagli. Partendo dalle dinamiche persuasive e suggestive che una notizia muove, il NYT sfrutta le potenzialità della cultura digitale e la flessibilità di una pagina web - nella quale si possono assemblare e gestire vari contenuti - per ottenere la cosiddetta Realtà Aumentata. Quasi un esperimento di psicologia, protagonisti sviscerati come fenotipi. Gli sfortunati interpreti della tragedia divengono attori, la trama è quella di una storia senza lieto fine. Filo conduttore l'empatia, antico stratagemma della narrazione basato sul rapporto emozionale di partecipazione che lega il cantore al suo pubblico. In questo servizio il pathos è ottenuto attraverso un processo meticoloso. Ti mostro le vittime fin da piccole: sono belle, inizi a distinguerle, ti piacciono, figure atletiche, vestono e mangiano come te. Ti immedesimi: ora tu sei loro, stai sciando, improvvisamente senti freddo, sei disperato, ti manca l'aria e gli occhi iniziano a gelarsi. L'empatia è mettersi nei panni dell'altro, non per pietà ma per misurare la nostra possibile reazione, un ancestrale confronto mirato alla sopravvivenza e i bravi redattori lo sanno. Ma cosa succede se in quei panni ci sono dei fuoriclasse, degli esperti che conoscono profondamente il nemico? Accade, per quanto crudele sia, che la storia diviene più avvincente. A distanza di un anno circa dai fatti Snow Fall rielabora il lutto. Questi gli antefatti: Domenica 19 febbraio 2012 ore 12, una giornata chiara e senza vento dopo due giorni di tempesta, 26 centimetri di neve nelle ultime 48 ore. Senza alcun preavviso e in totale silenzio una lastra si stacca da una parete e travolge un gruppo di amici formato da 16 sciatori e snowboarder esperti. Tra loro Jim, una leggenda locale, predicatore dello sci controllato e responsabile, colui che innesca la bomba a 30 metri di anticipo rispetto il gruppo. Muore insieme a Johnny e Chris, entrambi ferrati sciatori e profondi conoscitori della vallata. Megan assiste mentre la neve li avvolge e porta via. Risucchia Elyse, 33 anni, una freeskier professionista, Johnny, cresciuto tra quelle vette, Wenzel, istruttore ventinovenne di sci e Tim. Altri due snowboarder e uno sciatore si staccano e vengono travolti scomparendo lungo il crinale. Accanto a Megan c'è il fidanzato, muti e increduli sprofondano senza accorgersene. Non è una novità, ogni anno negli Stati Uniti muoiono analogamente circa 30 persone ma la tragedia ha una eco sulla stampa senza eguali tanto da essere ufficialmente denominata "la valanga più famosa d'America". Deve il suo triste successo alla domanda: "come ha fatto un gruppo di sciatori tanto esperti a commettere un errore fatale nei luoghi che conoscevano meglio?" Il servizio apre con la permeazione. C'è molta neve, la puoi vedere, immaginare il freddo, l'angoscia deve esser percepita sensorialmente. Aprendo la pagina il disagio è immediato: in una foto dinamica il vento solleva polvere gelata in un grigiore assoluto, lo sconforto è la prima chiave di cattura. La descrizione degli eventi è affidata ai superstiti, le vittime sono ricordate da parenti, amici e foto. Chris è giovane e bello, un vero atleta fin dai primi anni. Posa sugli sci ancora bambino, affronta gli stessi fuoripista ad un mese dalla tragedia. Laurea in marketing, è spiritoso, brillante. Spedisce il curriculum con un suo video di presentazione accompagnato da un pacchetto di pop corn per allietare chi esaminerà la sua candidatura: assunto. Stessa presentazione per le altre vittime, Keith all'ètà di 4 anni, in una foto fa yoga, scia, sorride. A metà articolo la bella Elyse racconta in un breve video la sua claustrofobica esperienza di non riuscire a respirare sommersa da un muro di neve, le mani bloccate, il guanto rosa scivolato via. Il lettore viene condotto nel luogo del misfatto con una mappa interattiva a volo d'uccello che sorvola le montagne di Tunnel Creek, le cui vette raggiungono i 5.853 piedi. La redazione va oltre, materializza il freddo glaciale, inserisce le riprese meteo del fatidico giorno, ore 17,30: "una tempesta di grandi dimensioni ha prodotto 32 centimetri di neve nei tre giorni precedenti la valanga." Racconta le altre tragedie che ebbero quei monti come scenario, ci sono le foto della valanga del 1910, 96 deceduti. Nella seconda sezione, titolata Verso il Picco, c'è il video dell'esperto di meteorologia e la visualizzazione dinamica della crescita del manto nevoso, la scheda sul funzionamento degli airbag di cui si dotano alcuni sciatori. Si passa a Inizia la discesa con le foto degli sfortunati interpreti, segue la mappa con tracciato il loro itinerario, il punto dove sono stati rinvenuti. La quarta sezione è terrificante, la valanga viene riprodotta in una simulazione con tanto di rumore, carico, portata e velocità. Si può ascoltare la registrazione della telefonata confusa effettuata da un superstite ai soccorritori: " siamo 16 persone, c'è stata una valanga, non vedo più nessuno..." Anche Michelson chiama il 911, è più lucido e riesce a indicare il punto esatto del dramma. La quinta parte del servizio riguarda il ritrovamento dei coinvolti. I soccorritori hanno una videocamera al petto, un click e parte il filmato: "è un bastone da sci! venite!" Fischiano, si radunano e sondano il terreno. Il lettore sa che lì sotto c'è qualcuno, sa anche che non ce l'ha fatta e vive in differita la morte. "Ho visto il viso di Jim Jack", dice Carlson, "Occhi aperti, mi fissava. Non respirava. Non c'era nulla che facesse pensare ad un vero corpo, era ripiegato su se stesso come una palla. " La sesta e ultima parte è commemorativa, ricordi dei sopravvissuti, foto di famiglia delle vittime.

http://www.nytimes.com/projects/2012/snow-fall/#/?part=tunnel-creek

La Tunnel Creek vanta di esser ricordata come la valanga più seguita nella storia moderna del giornalismo. Chi tratterà nuovamente l'argomento sarà costretto a scrivere una sceneggiatura.


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