21 luglio 2022

Luca Serianni

«Chi ha scelto di fare l’insegnante non può prendersi il lusso di essere pessimista»

Per la sua lezione di congedo all’Università Sapienza di Roma Luca Serianni aveva scelto il tema dell’insegnamento, un commiato che ben racchiudeva gli aspetti che forse lo caratterizzavano maggiormente: la passione per la trasmissione e la condivisione del sapere, la serietà e il rigore estremi della ricerca, mai fine a sé stessa, il senso del dovere morale di ‘servitore dello Stato’ in quanto responsabile della formazione delle nuove generazioni, il piacere della divulgazione, la soddisfazione per il coinvolgimento dei giovani. Non condivideva Serianni le generalizzazioni sul basso livello culturale dei ragazzi di oggi, ogni studente una scommessa carica di futuro, un progetto, un banco di prova per i docenti stessi. E le sue lezioni erano ogni volta un viaggio: sia che analizzasse l’uso di un latinismo in un verso di Dante, sia che commentasse con elegante ironia un neologismo comparso nel titolo di un quotidiano l’approccio era lo stesso, rigoroso e scientifico ma non privo di una densa leggerezza, in un gioco di rimandi tra passato e presente. Dietro ogni parola presa in considerazione si aprivano percorsi che approdavano lontanissimo, in una sequenza implacabile di passaggi necessari.

Sono stati per questo moltissimi gli ex studenti e gli allievi che si sono precipitati all’ospedale S. Camillo di Roma dove Serianni era stato trasportato dopo essere stato investito sulle strisce a Ostia, suo luogo di residenza: una guidatrice rimasta abbagliata dal sole, una casualità banale e tragica, che aveva lasciato subito ben poca speranza di un possibile esito positivo. Si è spento così dopo tre giorni di coma, a 74 anni un insigne linguista, filologo e storico della lingua italiana e una persona di straordinaria levatura morale: allievo di Arrigo Castellani, aveva insegnato Storia della lingua italiana presso le università di Siena, L’Aquila e Messina prima di diventare ordinario alla Sapienza di Roma dal 1980 al 2017; era vicepresidente della Società Dante Alighieri, accademico della Crusca e membro dell’Accademia dei Lincei, era stato direttore delle riviste «Studi linguistici italiani» e «Studi di lessicografia italiana».

Innumerevoli le sue pubblicazioni, approfonditi e costanti gli studi sulla grammatica e sulla grammatica storica (Grammatica italiana - Suoni, forme, costrutti, con la collaborazione di A. Castelvecchi, 1988; Italiano - Grammatica, sintassi dubbi, 1997; Lezioni di grammatica storica italiana, 1998), ma quanto mai vasti i suoi interessi: aveva dedicato la sua ricerca alla lingua nelle più diverse manifestazioni, dalla lingua letteraria a quella dei linguaggi settoriali (Introduzione alla lingua poetica italiana, 2001; Viaggiatori, musicisti, poeti. Saggi di storia della lingua italiana, 2002; Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente, 2005; Per l’italiano di ieri e oggi, 2018). Dal 2004 curava con Maurizio Trifone il dizionario Devoto-Oli, e dal 2017 era coautore del Nuovo Devoto-Oli. Il vocabolario dell’italiano contemporaneo. Attivo su vari fronti, dalla scuola alla promozione della diffusione dell’italiano all’estero, aveva fatto in tempo a vedere realizzato il MUNDI, il Museo nazionale dell’italiano, nell’ex monastero della Santissima Concezione, all’interno del complesso di S. Maria Novella a Firenze, un progetto a cui teneva molto, che perseguiva fin dai primi anni Duemila, e per il quale aveva coordinato un gruppo di lavoro che comprendeva rappresentanti dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, dell’Accademia della Crusca, dell’Accademia dei Lincei, della Società Dante Alighieri, dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana.

Innumerevoli anche le iniziative di cui si era fatto promotore e gli interventi nelle realtà locali, impossibile darne conto pienamente; e dunque ci piace ricordarlo in una situazione non formale e non accademica e però emblematica della persona straordinaria che era, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche da quello umano. Ci piace ricordarlo in un caldo pomeriggio del 2 agosto del 2018, quando tenne una lezione sulla lingua italiana come strumento di cittadinanza, partendo dall’analisi delle parole della Costituzione, nell’ambito di un progetto di pedagogia popolare: davanti a un pubblico numerosissimo e attento ‒ che definire eterogeneo è ancora dir poco ‒, su un terrazzamento al capolinea della metropolitana Jonio a Roma, in un contesto altrimenti spoglio e deserto, le parole su cui si fonda il nostro vivere in comune prendevano vita e diventavano strumenti concreti mentre Serianni parlava di uguaglianza, di ri-educazione, di scuola, di padronanza della lingua.

 

Tra le voci redatte per l’Istituto della Enciclopedia Italiana si ricordano: Lingua e dialetti italiani, in Enciclopedia Italiana - VI Appendice, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2000; Nomi e cognomi, in Enciclopedia dei ragazzi, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2000; Lessicografia, in Enciclopedia Italiana - VII Appendice, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2007; Fare storia della lingua, in XXI Secolo, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2009; La nascita della lingua italiana, in Dizionario di Storia, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010; Lingua scritta, in Enciclopedia dell'Italiano, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010; La lingua e la scuola, in L'Unificazione, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2011.

 

Immagine: Luca Serianni durante la sua ultima lezione, facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma, mercoledì 14 giugno 2017. Crediti: Sapienza Università di Roma, foto di Stefania Sepulcri (settore ufficio stampa e comunicazione) [Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)], attraverso www.flickr.com