12 novembre 2020

Luci dal Centenario dantesco

 

Sabato 5 settembre, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si è ufficialmente inaugurato a Ravenna il Centenario dantesco. Molte le iniziative programmate in svariate città per celebrare questa ricorrenza (convegni, spettacoli teatrali e così via), anche se per via della pandemia gran parte di esse corre il rischio di essere solo on-line. Di questo sfortunato anno, resteranno almeno come traccia significativa alcuni ritrovamenti, che stanno uscendo a stampa proprio in questi mesi. Nella mostra Dante a Porta Sole che si terrà a Perugia presso la Biblioteca comunale Augusta, sarà possibile vedere, ad esempio, alcuni fogli di un codice della Commedia andati smarriti a fine Ottocento, oppure alcuni frammenti di un commento in latino, del tutto sconosciuto, al poema dantesco, posti all’interno del volume Marci Antonii Sabellici exemplorum de insigni ortu (Venezia, Giovanni Bartolomeo Gabiano, 1507).  

Ma il ritrovamento al momento più interessante ha avuto luogo Oltreoceano, ovvero nella biblioteca Kroch della Cornell University di Ithaca (NY), ad opera di un giovane studioso italiano, Natale Vacalebre, al quale si deve un importante articolo dal titolo parlante: Paradiso (e Purgatorio) riconquistati. Un incunabolo dantesco in America e il riscoperto autore delle sue chiose (in Lettere italiane, LXXII, 2020, pp. 232-255). Nella collezione dantesca ivi conservata – chiamata Fiske dal nome del suo acquirente –, Vacalebre ha infatti rinvenuto alcune postille manoscritte presenti in una copia della editio princeps della Commedia (Foligno, Giovanni Numeister, 1472), estratte dal perduto commento del napoletano Guglielmo Maramauro all’intero poema.

Di Maramauro, che attese a questa fatica nel terzo quarto del XIV secolo, era nota finora solo la sezione dedicata all’Inferno (Guglielmo Maramauro, Expositione sopra l’“Inferno” di Dante Alligieri, a cura di P.G. Pisoni e S. Bellomo, Padova, Antenore, 1998), ma ora grazie a Vacalebre sono riemersi anche svariati excerpta del Purgatorio e del Paradiso. La certezza di questa identificazione si ha grazie al confronto di almeno tre luoghi delle chiose delle ultime due cantiche che registrano riferimenti diretti alle glosse già conosciute dell’Inferno. Ad esempio nel caso della postilla relativa al discorso di Cunizza da Romano di Paradiso IX, 24-33, l’esegeta allude non solo a quanto aveva scritto del fratello di costei, Ezzelino, commentando Inferno XII, 110, ma anche al passo di Purgatorio VI, 58, dove si trova Sordello. Nota giustamente Vacalebre che «i riferimenti della postilla di Cunizza si incastrano perfettamente con la descrizione di Ezzelino costruita da Maramauro nella sua esposizione, il napoletano essendo l’unico commentatore dantesco a non dare i dettagli delle crudeli azioni del tiranno, limitandosi a citare delle non meglio specificate “smisurate cose” da questi commesse. Allo stesso tempo, la connessione con Ezzelino riportata nella descrizione di Sordello di Purg. VI presente nelle postille di Cornell conferma la diretta relazione di questo passaggio con la nota di Par. IX, dando così una prova in più circa il riconoscimento delle Fiske come una versione per estratti della finora incompleta esposizione alla Commedia di Guglielmo Maramauro».

In questo triste periodo caratterizzato dalla pandemia, chi scrive nutre la speranza che si possa tornare presto alla normalità per celebrare degnamente il Centenario e si augura che lo studio nelle biblioteche possa riservare altri graditi ritrovamenti, nel corso di questo anno dantesco.  

 

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