20 dicembre 2018

M9: a Mestre un nuovo grande museo del Novecento

Un nuovo museo dedicato alla storia del Novecento, l’M9, a Mestre, rappresenta una grande opera di rigenerazione urbana, di una località che proprio in quel secolo ha avuto uno sviluppo straordinario ma alquanto disordinato, e nel contempo un’idea innovativa di trasmissione della cultura e di narrazione della Storia: 9.000 m2 che, insieme agli edifici nuovi che assomigliano a una costruzione in lego, includono un ex convento tardo cinquecentesco e un edificio direzionale degli anni Settanta, tutti tra di loro armonizzati in un unico spazio privo di interruzioni, per rivivere la nostra storia recente grazie anche all’uso della tecnologia e delle possibilità di interazione da essa offerte. Insomma, nel centro storico di Mestre, una piccola smart city.

Il percorso è articolato in otto sezioni: Come eravamo, come siamo: demografia e strutture sociali; The Italian way of life: consumi, costumi e stili di vita; La corsa al progresso: scienza, tecnologia, innovazione; Soldi soldi soldi: economia, lavoro, produzione e benessere; Guardiamoci intorno: paesaggi e insediamenti urbani; Res publica: lo Stato, le istituzioni, la politica; Fare gli italiani: educazione, formazione e informazione; Per farci riconoscere: che cosa ci fa sentire italiani.

Come si evince dai titoli, l’idea dunque non è quella di ripercorrere soltanto la “grande Storia” – le due guerre, l’esperienza della dittatura, gli anni del terrorismo e così via –, aspetti che ovviamente non mancano, ma di rivivere, anche con un coinvolgimento emotivo, le diverse modalità negli stili di vita, di consumo, di organizzazione sociale nel quotidiano. Al centro della seconda sezione, per esempio, è la casa, come metafora del vivere quotidiano, nelle sue trasformazioni anche grazie all’apporto tecnologico; nella terza, i visitatori possono interagire con gli strumenti che “hanno fatto la differenza” – dalla lavatrice alla doccia, al telecomando fino al cellulare; la quinta illustra i cambiamenti del territorio e del paesaggio a causa dell’espansione antropica; nella sesta è dedicato un approfondimento alla omologazione della lingua e ai dialetti.

L’idea è inoltre quella di un museo sempre in movimento, proprio perché altamente tecnologico e quindi più rapidamente soggetto a obsolescenza, anche tuttavia mediante la trasformazione dei contenuti – e per un secolo tanto complesso, le letture e le informazioni possono sempre essere rinnovate.

Il progetto architettonico è stato realizzato dallo studio berlinese Sauerbruch Hutton, vincitore della gara lanciata da Fondazione di Venezia nel 2010, e segue criteri si sostenibilità ambientale, grazie a soluzioni strutturali e impiantistiche per ridurre il fabbisogno energetico.

 

Crediti: Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=281439

0