2 maggio 2019

Madri d’Europa: Ursula Hirschmann e Ada Rossi

Furono Ursula Hirschmann, moglie del patriota socialista Colorni, e Ada Rossi, moglie di Ernesto (avevano lo stesso cognome già prima di sposarsi), assieme alle due sorelle di Spinelli, a portare per la prima volta fuori da Ventotene, scritto in minuscoli fogli di carta di sigarette, il famoso Manifesto, a tradurlo e a diffonderlo negli ambienti antifascisti non solo italiani. Entrambe avevano scelto di seguire i mariti al confino in quella piccola isola laziale che Ada avrebbe raccontato così: «Immagina un mondo in una goccia d’acqua, un mondo su uno scoglio e tutti i partiti su di esso, con la possibilità di vedersi tutti i giorni e di incontrarsi quaranta volte al giorno» (cit. in Le Madri Fondatrici dell’Europa, a cura di M.P. Di Nonno, Roma 2017). Socialisti (oltre a Colorni, anche tra gli altri Pertini), comunisti o ex comunisti (come Spinelli), esponenti di Giustizia e Libertà e così via, con le differenze ideologiche che li contraddistinguevano, in una sorta di esperimento “predemocratico” di confronto, diedero forma all’idea di un’Europa federalista.

Le due donne portavano fuori il materiale e riportavano sull’isola scritti e manoscritti con analoghe riflessioni che si stavano svolgendo nello stesso momento altrove, in altri luoghi di esilio e prigionia (importante per esempio la corrispondenza con Einaudi), con uno sguardo al futuro il cui ottimismo, in quei momenti tremendamente drammatici, continua a stupire ancora oggi. Entrambe erano colte e orientate politicamente già da prima di conoscere i rispettivi compagni: Ursula, berlinese di famiglia ebraica non praticante, aveva intrapreso inizialmente studi economici, aveva aderito giovanissima al Partito socialdemocratico di Germania (SPD), era quindi fuggita prima in Francia e poi in Italia, dove aveva sposato Colorni e si era laureata in lettere; Ada era laureata in matematica e aveva insegnato in un istituto di Bergamo, in cui aveva incontrato Rossi, fino a quando non era stata licenziata in quanto elemento «pericolosissimo» e «nichilista». Mentre però Ada, dopo la fine del conflitto, pur continuando a sostenere il marito in funzione della causa federalista, non ebbe più un ruolo pubblico manifesto (Rossi era tanto progressista in politica quanto tradizionalista e dipendente in famiglia), Ursula – l’«europea errante», come si definiva – continuò a fare politica attiva.

«Noi déracinés dell’Europa che abbiamo “cambiato più volte di frontiera che di scarpe” – come Brecht, questo re dei déracinés – anche noi non abbiamo altro da perdere che le nostre catene in un’Europa unita e perciò siamo federalisti» (U. Hirschmann, Noi senzapatria, Bologna 1993, postumo): Ursula era considerata il numero due del federalismo, essendo Spinelli e Rossi i numeri uno. Dopo la caduta del fascismo, prese parte con Spinelli, Rossi, Manlio Rossi Doria, Giorgio Braccialarghe e Vittorio Foa alla creazione del Movimento federalista europeo; nello stesso anno diede alle stampe l’organo clandestino L’Unità europea; nel 1945 partecipò con Spinelli (sposato dopo l’uccisione di Colorni nel 1944 a Roma per mano della banda Koch) all’organizzazione del primo Convegno federalista europeo, a Parigi, a cui presero parte intellettuali della levatura di George Orwell e Albert Camus, e proseguì nel dopoguerra un’instancabile attività di collegamento tra le diverse anime del progressismo europeo. Portò nel movimento europeista le istanze femministe, anche qui svolgendo attività di mediazione e collegamento tra le diverse correnti del femminismo internazionale, convinta che se era giusto che le donne si occupassero primariamente della conquista dei loro diritti, ciò andava fatto anche in collegamento con altri movimenti e dall’interno delle istituzioni. Il risultato più alto di questa sua attività fu, nel 1975, la creazione a Bruxelles di Femmes pour l’Europe, un movimento che aveva l’obiettivo di mettere in contatto gli ambienti della cultura femminista con quelli della politica. Poco dopo tuttavia, nel 1976, un aneurisma cerebrale le inibì l’uso della parola, impedendole di proseguire i suoi progetti. Seppure il suo apporto teorico alla costruzione europea è ancora in parte da studiare, confuso per decenni con quello dei due impegnativi mariti, il suo enorme contributo pratico ed effettivo è da tutti riconosciuto.

 

Immagine: Ursula Hirschmann (anni 1940-50). Crediti: Fonte, Donne per l'Europa. Atti delle prime tre giornate per Ursula Hirschmann, Prefazione di P. V. Dastoli; Presentazione di L. Passerini, 2007. (Pubblico dominio), attraverso it.wikipedia.org

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