4 ottobre 2020

Librerie, un presidio culturale e civile. Intervista a Maria Romana Tetamo

 

Se dovessimo utilizzare un’efficace immagine bellica per descrivere la posizione e il ruolo delle librerie in Italia, potremmo dire senza esitazione che tutte le librerie, in Italia, “stanno in trincea”. Ce ne accorgiamo giornalmente: si reinventano di continuo, trovano sempre nuovi espedienti per poter arrivare ai lettori, e lo fanno nelle condizioni più difficili e disperate. Durante i mesi di lockdown, ci racconta Maria Romana Tetamo della libreria Dudi di Palermo, “abbiamo dovuto spostare le nostre attività sui social. Non potevamo semplicemente chiudere le porte della libreria e abbandonare i nostri lettori. Allora, per prima cosa, abbiamo deciso di portare sulla nostra pagina Facebook il progetto di lettura ad alta voce: ogni giorno segnalavamo dei libri e ne leggevamo dei lunghi brani. Ed ecco che succede qualcosa di assolutamente inaspettato: ci telefonano moltissimi genitori, non solo perché vogliono acquistare i libri che leggiamo (intanto avevamo attivato un servizio di consegne a domicilio), ma soprattutto perché desiderano che gliene consigliamo degli altri. E in queste telefonate ci confidano l’importanza delle nostre letture online e le enormi difficoltà nate in casa per tenere impegnati i bambini tutto il giorno. Ci siamo sentiti investiti di un’incredibile responsabilità”.

 

Il lockdown, quindi, ha permesso a tanti di accorgersi del vero lavoro di presidio, culturale e civile, dei librai. E pensare che riconoscere il ruolo sociale di una libreria, e in particolare di una libreria per bambini e ragazzi, dovrebbe essere scontato, dovrebbe anzi essere banale ricordarlo; eppure nel nostro Paese persiste una incomprensibile distrazione: “Quando ho aperto Dudi - ma mi capita anche adesso - alcuni genitori la scambiavano per ludoteca, altri per asilo, altri ancora per doposcuola. Avevano difficoltà ad accettare che potesse esistere uno spazio dedicato esclusivamente alla lettura dei più piccoli, che non avesse una utilità ulteriore”.

 

Lo spazio di Dudi, invece, da anni insegna un diverso valore del concetto di utilità e di necessità, quella che fin dall’infanzia ci lega alle pagine e alle voci delle storie. Una domanda, però, sorge. Questa distrazione non ostacola la sopravvivenza delle librerie? “La mia libreria va avanti, resiste. Certo, è un luogo dinamico: ho già parlato del progetto di lettura ad alta voce; ma ne abbiamo molti altri, per piccoli e per grandi. Molti corsi, laboratori. Questo genere di attività che noi ospitiamo non genera sulla libreria una ricaduta diretta, però le dà modo di essere continuamente scoperta, conosciuta, vissuta, e questo è fondamentale.”

 

Crediti immagine: LStockStudio / Shutterstock.com

 


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