2 luglio 2019

Mary Wollstonecraft, alle radici del femminismo moderno

A Vindication of the rights of woman (1792), di Mary Wollstonecraft, può essere considerato uno dei primi e più influenti esempi di filosofia femminista. La retorica diretta della Wollstonecraft e il suo appello a favore dei diritti delle donne rendono la Vindication una rivoluzionaria opera di letteratura che mantiene la sua rilevanza anche ai giorni nostri e che ha portato l’autrice nel novero dei fondatori del pensiero femminista moderno.

Rights of woman segue il precedente A Vindication of the rights of men (1790), che fu pubblicato dalla Wollstonecraft come risposta alle dichiarazioni di Edmund Burke contro la Rivoluzione francese e in favore di un sistema monarchico e aristocratico nell’opera Reflections on the Revolution in France (1790). In Rights of woman, la filosofa inglese applica le sue precedenti argomentazioni contro strutture sociali obsolete e oppressive alla discussione sulle politiche di genere e alla condizione delle donne in società, richiedendo ciò che lei definisce come «a revolution in female manners» (p. 289). Secondo quanto sostiene Zillah Eisenstein (1981, p. 93):

«Wollstonecraft wants to replace this outdated picture of woman as dependent and submissive with the model of the autonomous, independent, rational self. In short, she wants to claim the ideology of liberal individualism of women» (‘Wollstonecraft vuole sostituire questa immagine obsoleta di una donna dipendente e sottomessa con un modello di personalità autonoma, indipendente e razionale. In breve, vuole sostenere l’ideologia di individualismo liberale delle donne’).

Questa interpretazione sembra supportata dalle parole della stessa Wollstonecraft nell’introduzione alla Vindication, nella quale incoraggia le donne ad «acquire strength, both of the mind and body» (p. 286) e a riconoscere la delicatezza generalmente associata con le donne come una debolezza. Si tratta di un’esortazione che ha un carattere rivoluzionario anche da un punto di vista letterario poiché favorevole a un tipo di donna che è in contrasto con l’idealizzata rappresentazione femminile tipica delle opere letterarie di autori uomini. La metafora negativa della Wollstonecraft che vede le donne come fiori le cui «strength and usefulness are sacrificed to beauty» (p. 284) incarna il rifiuto netto dell’immagine romantica della natura femminile.

L’argomentazione della Wollstonecraft si incentra sulla convinzione che qualsiasi idea di inferiorità femminile rispetto agli uomini sia solo frutto del costrutto sociale. Alle donne dovrebbero quindi essere concessi pari diritti, in particolare il diritto all’educazione nel ragionamento e pensiero, la cui assenza nella vita delle donne è identificata dalla Wollstonecraft come la causa principale della debolezza delle donne e della loro condizione di subordinazione. Il tono usato dall’autrice appare a tratti aspramente sarcastico, come quando si scusa per trattare le donne «like rational creatures, instead of flattering their fascinating graces» (p. 286); un tono che potrebbe essere interpretato come critica sia alla percezione superficiale delle donne nella cultura maschile, sia alle donne stesse per aver accettato questo stato umiliante senza provare a elevarsi al di sopra di esso; tutto ciò rimanda alle considerazioni formulate da Virginia L. Muller (1996, p. 52), secondo la quale «[Wollstonecraft] sharply sketches the dynamics of patriarchal society to show how the degraded condition of women supports that system” (‘[Wollstonecraft] delinea con precisione le dinamiche di una società patriarcale per mostrare come la degradata condizione delle donne sia di sostegno a quello stesso sistema’).

Le argomentazioni della Wollstonecraft, forti della loro radicalità, sono solo rafforzate dalla scelta di tracciare un parallelismo tra la rivoluzione politica e il suo appello a favore di una rivoluzione di genere, in quanto gli ideali della Rivoluzione francese di libertà e uguaglianza sembrano perfettamente applicabili alle sue aspirazioni per le donne.

Molte e aspre furono le critiche rivolte a Mary Wollstonecraft e al suo pensiero, ma malgrado i tentativi di gettarlo nell’ombra, il suo lavoro rimane di un’importanza innegabile. In uno dei più importanti saggi sul femminismo del XIX secolo, The subjection of women (1869), John Stuart Mill si schiera a favore del diritto delle donne all’educazione con un discorso incredibilmente simile a quello della Wollstonecraft, a dimostrazione che il lascito del lavoro dell’autrice è sopravvissuto nel tempo e, verosimilmente, sopravvive tuttora.

 

Bibliografia

Eisenstein, Zillah R. (1981), The radical future of liberal feminism, New York, Longman

Muller, Virginia L. (1996), What can liberals learn from Mary Wollstonecraft?, in Maria J. Falco (ed.), Feminist interpretations of Mary Wollstonecraft, Pennsylvania, The Pennsylvania State University Press, pp. 47-60

Wu, Duncan (2012), Romanticism. An Anthology, 4th Edition, Chichester, West Sussex, UK - Malden, Ma, USA, Wiley-Blackwell

 

Immagine: Ritratto di Mary Wollstonecraft. Crediti: John Williamson (1826-1885) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

 


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