17 settembre 2021

Un Medioevo mediterraneo, di Lorenzo Tanzini e Francesco Paolo Tocco

 

Perché pubblicare, oggi, una sintesi di storia medievale? Le ragioni dietro un’impresa del genere sono diverse. Per un verso, come illustrato da Johannes Preiser-Kapeller in un volume (2018) che meriterebbe di essere tradotto in italiano quanto prima, uno studio di quello che egli definisce «il lungo tardoantico» (ca. 300-800 d.C., recentemente trattato da Mischa Meier in un’altra opera che dovrebbe essere resa accessibile ad un pubblico più vasto dei soli germanofoni) a partire da una prospettiva euro-afro-asiatica è in grado di offrire numerosi spunti di riflessione ad una comunità, quella europea, che fatica oltremisura a darsi un orizzonte ideale che risulti veramente inclusivo.

In secondo luogo, eventi quali le cosiddette primavere arabe, la guerra civile siriana, il mai del tutto sopito conflitto israelo-palestinese, le ambizioni egemoniche turche (e russe) in territori quali la Libia, le dinamiche migratorie e, non da ultimo, i rapporti con potenze ad uno sguardo superficiale appartenenti ad altri mondi – dall’Iran alle monarchie del Golfo Persico fino all’Arabia saudita – e in realtà profondamente coinvolte nella storia di un’Europa che non si identifichi in maniera miope con gli (attuali) confini geopolitici, non fanno che evidenziare l’importanza di uno spazio, quello mediterraneo, che continua ad essere il comune denominatore di storie che, se all’apparenza ormai in comune hanno poco o nulla, afferiscono invece ad un’unica, più ampia e complessa parabola, la quale nel millennio medievale vive alcuni momenti di snodo la cui ignoranza non può che influenzare, negativamente, la comprensione delle vicende odierne.

A fronte di simili premesse, la pubblicazione di un saggio come Un Medioevo mediterraneo. Mille anni tra Oriente e Occidente di Lorenzo Tanzini e Francesco Paolo Tocco rappresenta una felice novità all’interno del panorama editoriale della saggistica storica.

Diviso in trenta agili capitoli che si snodano lungo 422 pagine e corredato da una succinta ma aggiornata bibliografia, il volume prende in considerazione, lungo un arco di dieci secoli (V-XV), uno spazio che, nelle parole degli autori, costituisce «il teatro di una millenaria trasformazione dell’eredità romana, elaborata in modi diversi e complementari dall’Occidente latino-germanico, dall’Impero bizantino, dall’Oriente islamico». Una triade, questa, alla quale andrebbe aggiunta, tutt’altro che un’appendice esotica, il mondo slavo e in particolare la Russia, la cui vicenda deve essere concepita quale parte integrante della storia d’Europa qualora si sia interessati tanto a comprendere il percorso storico di quei territori quanto a dialogare, oggi, con le rispettive classi dirigenti e con chi tali spazi abita, da Riga a Vladivostok.

Concepito nell’intento di superare una visione riduttivamente occidentale del Medioevo, questo notevole saggio si articola lungo quattro direttrici principali, che possono essere così riassunte.

In primo luogo, e sulla scorta di un brillante volume di Chris Wickham (2014), vi è l’eredità politica, ideologica e – dal 330 d.C. – religiosa di Roma e Costantinopoli, il cui peso basta ad attestare la nota origine latina di parole come Kaiser e Tzar’.

Un secondo aspetto cruciale sono i processi di migrazione verso – e acculturazione nello – spazio mediterraneo, che lungo l’intero arco millenario studiato da Tanzini e Tocco agì come una sorta di specchio deformante attraverso il quale califfi, emiri, imperatori, principi papi, sultani, mercanti, studiosi di ogni sorta e pellegrini furono in grado di elaborare, metaforicamente ma non solo, un vocabolario mutualmente comprensibile (e all’occorrenza agevolmente strumentalizzabile) per parlare tra e di sé, emergendo al termine dei dieci secoli oggetto di trattazione radicalmente trasformati.

L’importanza della parola scritta quale medium irrinunciabile di questi processi rappresenta il terzo nodo tematico attorno al quale si struttura l’analisi degli autori, dal momento che fu proprio la padronanza di questo strumento che permise di sorreggere ed alimentare la spinta propulsiva delle compagini politiche le quali, dai Vandali a Mehmet II, si trovarono a interagire sullo sfondo del Mare nostrum.

Da ciò immediatamente consegue (il quadro cardine sul quale si impernia il volume) la necessità di ridefinire il concetto di storia mediterranea in un’ottica culturale assai prima – e più - che geopolitica, mettendo in risalto l’apporto irrinunciabile di attori quali le comunità ebraiche e mozarabe, i principi variaghi e i popoli originari delle steppe, dai Selgiuchidi ai Xäzäri, alla costruzione di un’ecumene le cui vicissitudini unirono (come uniscono ancora, nel bene e nel male), quell’immenso continente che è l’Afroeurasia.

A tutto questo si affianca una puntuale analisi della dialettica tra poteri locali e sovranazionali, dal momento che, per riprendere le parole dei due autori (p. 19), a uno sguardo attento il millennio medievale può a buon diritto essere compreso nei termini di un laboratorio che fornì ricco «materiale da costruzione per la storia delle istituzioni rappresentative dell’Europa moderna».

Il risultato è una guida originale e autorevole allo studio, come direbbe Alessandro Barbero, di un Medioevo «da non credere» e al contempo straordinariamente attuale. Valga come prova regina di questo assunto l’emblematica vicenda biografica di Zoe Paleologa (1455-1503), figlia dell’ultimo signore di Morea, Tommaso, e di una nobildonna genovese, Caterina Zaccaria. «Erede della varietà del Mediterraneo tardomedievale» (p. 472), questa fanciulla dall’evocativo nome bizantino – a scanso di equivoci venne ribattezzata Sofia - andò sposa nel 1472, dietro forti pressioni di un papa veneziano, allo tzar’ Ivan III; un’ulteriore riprova, caso mai servisse, della profondità storica e del respiro culturale del mondo mediterraneo.

 

Lorenzo Tanzini, Francesco Paolo Tocco, Un Medioevo mediterraneo. Mille anni tra Oriente e Occidente, Roma, Carocci, 2020, pp. 462

 

Immagine: Mappa marittima della costa del Nord Africa e del Sud Mediterraneo. Può essere datata alla seconda metà del XVII secolo. Crediti: Marzolino / Shutterstock.com

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