22 novembre 2012

Metti un pannello nel deserto

L’idea che sta dietro al progetto Desertec  è semplice: sfruttare il sole e il vento del deserto del Nord Africa per produrre energia pulita e ridurre l’impatto dei combustibili fossili. Nel deserto del Sahara tutti ci aspettiamo che ci sia sole in abbondanza, tanto da soddisfare i fabbisogni energetici dei Paesi in cui gli impianti si trovano, ma secondo le stime dei promotori del progetto anche di vendere l’energia alla vicina Europa. Peccato che nelle scorse settimane due dei principali investitori abbiano deciso di uscire dal progetto e la Spagna abbia rimandato la firma di un accordo per la costruzione dei primi impianti in Marocco. Alla fine di ottobre la Siemens aveva dichiarato “conclusa la propria partecipazione nel progetto”, ponendo l’accento sul fatto che la chiusura delle attività legate all’energia solare è dovuta soprattutto al taglio degli incentivi statali e all’aumento dei costi delle attrezzature necessarie. Le condizioni economiche sono ufficialmente le cause anche del ritiro di un’altra grande industria tedesca, la Bosch, che ha dato l’annuncio quindici giorni dopo la Siemens. Desertec è un consorzio internazionale nato grazie all’idea di Gerhard Knies, un fisico tedesco, che, dopo il disastro nucleare di Chernobyl nel 1986, ha pensato di produrre energia sfruttando il sole del Sahara. Il progetto è stato avviato nel 2009 inizialmente con il supporto di 13 membri provenienti da Europa e Nord Africa. L’obiettivo è di produrre energia sufficiente a soddisfare un quinto del fabbisogno energetico europeo entro il 2050, creando un’area di circa 16800 chilometri quadrati nel deserto del Sahara, con grandi impianti di energia solare collegati a turbine a vapore per la trasformazione. La previsione di spesa per la costruzione degli impianti e delle infrastrutture necessarie per l’intero progetto si aggira intorno ai 400 miliardi di euro. In questi primi tre anni di attività, la Siemens ha fornito fondi e tecnologie per compiere gli studi preliminari, e nel mese di giugno è stato pubblicato un rapporto che mostra il sistema più efficiente per la distribuzione di fonti di energia rinnovabile nel 2050. A fronte delle critiche che mettono in dubbio la fattibilità del progetto, è stata pianificata la realizzazione di progetti pilota e oggi i partner sono più di 50 (meno i due appena usciti e le due aziende tedesche fallite precedentemente) e secondo i portavoce di Desertec (http://www.nature.com/news/sahara-solar-plan-loses-its-shine-1.11684), l’uscita dal gioco di Siemens e Bosch non cambia le prospettive del consorzio, del quale restano partner istituti di ricerca tedeschi quali il Max-Plank e il Fraunhofer. Ma i problemi non sono finiti, perché, mentre i portavoce del progetto chiedono l’intervento governativo per velocizzarne la realizzazione, l’instabilità politica di molti Paesi del Nord Africa mette in serio pericolo la cooperazione con i governi europei. A questo si aggiunge anche il crescente interesse cinese per il progetto, e ciò non fa che complicare ulteriormente lo scenario internazionale, soprattutto a livello di sicurezza energetica.


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