22 luglio 2013

Molti falsi positivi dagli studi animali

Un’analisi statistica condotta su oltre 4000 casi – tra esperimenti, ricerche e pubblicazioni accademiche – arriva a mettere in discussione (per l’ennesima volta) la validità scientifica delle sperimentazioni mediche condotte sugli animali. Le prove si trovano nei risultati dello studio pubblicato da John Ioannidis, esperto di metodologia di ricerca presso la Stanford University in California, dal quale si evince chiaramente come alcune statistiche vengano (in buona o cattiva fede) ‘sbilanciate’ per riportare complessivamente dei risultati positivi. Ioannidis e colleghi si sono concentrati in particolar modo nel campo delle sperimentazioni legate alla ricerca di una cura delle più comuni malattie neurologiche (come il morbo di Alzheimer e quello di Parkinson), scoprendo che quasi il 40% dei casi riportava dei risultati apparentemente positivi: un numero troppo alto, statisticamente incongruo con una previsione che attestava il numero di esperimenti positivi a un margine decisamente più basso. "I risultati sono troppo belli per essere veri", commenta molto sinteticamente Ioannidis, che nel suo studio evidenzia la tendenza – significativa in alcuni ricercatori – a pubblicare solo gli esiti positivi, sorvolando su quelli negativi e ‘manipolando’ in questo modo il campione statistico. Un risultato che può essere ottenuto anche con quella che Ioannidis chiama ‘ricerca creativa’, ovvero la selezione di uno specifico campione statistico che possa dare un risultato positivo. In molte delle 1719 sperimentazioni ‘ufficialmente’ positive, Ioannidis e colleghi hanno trovato errori significativi e forzature, che (in alcuni casi) sembrano legate a un conflitto d’interesse tra l’autore e il committente economico della ricerca, figure che (non è raro) si sovrappongono. Con questo studio Ioannidis non intende assolutamente delegittimare le sperimentazioni condotte sugli animali, ma intende suggerire che queste ricerche debbano essere seguite e controllate con maggior scrupolo dalla comunità scientifica. Soprattutto perché molte delle sperimentazioni sugli animali sono il primo passo verso la sperimentazione umana: campo in cui non sono concesse approssimazioni e ambiguità.


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