21 marzo 2019

Mortali e Immortali. In mostra i tesori dello Sichuan

“One Belt One Road” come amano chiamarla i cinesi, “Via della Seta” come siamo abituati a chiamarla in Italia, oppure BRI “Belt and Road Iniziative” come si usa chiamarla negli ultimi tempi. Una strada che, noi eredi di Marco Polo, conosciamo da sempre come la via delle carovane verso l’Oriente sconosciuto, la prima di molti percorsi che hanno portato tanti viaggiatori a superare barriere geografiche e culturali che hanno cambiato il mondo. In questi giorni giornali, TV e mass media si occupano di una nuova Via della Seta, perché oggi, 21 marzo, giungerà in Italia il presidente cinese Xi Jinping, pronto a firmare, con l’Italia, un memorandum d’intesa.

La Via della seta fa parte del nostro DNA culturale, e di quello di valorosi e coraggiosi uomini del nostro passato a cui si devono l’esplorazione e la scoperta di terre poste dall’altra parte del mondo.

Da pochi giorni si è chiusa a Napoli la mostra Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina, nell’ambito del progetto MANN racconta la Cina. Una mostra dal grande successo di pubblico e di critica, che dal 26 marzo sarà visitabile a Roma ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali.

Per la prima volta in Europa, 130 reperti di bronzo, oro, giada e terracotta dall’età del bronzo (II millennio a.C.) sino all’epoca Han (II d.C.), sono stati esposti nello straordinario Salone della Meridiana del Museo Archeologico di Napoli.

«Questa importante esposizione, che chiude idealmente l’anno del turismo Europa-Cina e rientra tra le attività promosse nell’ambito del Forum Culturale Italia-Cina del MiBAC, – dichiara il direttore del MANN Paolo Giulierini –, preceduta da un momento di studio sulle tecnologie nella comunicazione museale, conferma il sempre più solido legame tra il Museo Archeologico di Napoli e il paese del Dragone per la promozione del patrimonio culturale italiano ma anche di quello cinese in Italia. Ricordiamo che le mostre del MANN su Pompei, itineranti nei maggiori musei cinesi fino al luglio 2019, contano già oltre due milioni di visitatori. Come Direttore del MANN e del Parco dei Campi Flegrei ho firmato lo scorso settembre a Chengdu un doppio protocollo di intesa e cooperazione sulla Conservazione e Valorizzazione del Parco Archeologico di Donghuamen, a testimonianza dell’altissima considerazione in quel paese per la competenza archeologica italiana. Il dialogo tra il MANN e la Cina continuerà per tutto il 2019».

La mostra è stata realizzata sotto la guida dell’Ufficio provinciale della Cultura del Sichuan e patrocinata dalla Regione Campania, dall’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e dal Comune di Napoli.  Mortali Immortali raccoglie reperti provenienti da importanti istituzioni cinesi: tra le tante, è necessario ricordare il Museo di Sanxingdui, il Museo del sito archeologico di Jinsha, il Museo del Sichuan, il Museo di Chengdu, l’Istituto di ricerca di reperti e archeologia di Chengdu, il Museo di Mianyang, il Museo etnico Qiang della Contea di Mao.

Due i percorsi tematici: la “Cultura religiosa dello stato di Shu”, che racconta, in maniera suggestiva, il mondo spirituale di una civiltà antichissima, che aveva come massima espressione della ricchezza della propria tradizione le maschere di bronzo, provenienti dagli scavi del sito di Sanxingdui, di Jinsha e dal cimitero del villaggio di Shuangyuan nel distretto di Qingyuanjiang; e “La vita quotidiana del popolo Shu”, in cui sono ricostruite e descritte le trame commerciali sviluppate nell’area del Sichuan, grazie a bassorilievi su mattone della dinastia Han, figure umane, figurine di ceramica a forma di animali ed altri oggetti provenienti dalle aree di scavo.

La partizione semantica dell’iter espositivo non sacrifica la potenza di una suggestiva visione d’insieme: i visitatori, infatti, possono ritrovare, in una magica alchimia, gli oggetti simbolo della cultura archeologica del Sichuan (oltre alle maschere in bronzo, vi sono le statuette di terracotta, il cavallo  di Sanxingdui, il sole di Jinsha, l’immagine del più grande albero di bronzo della storia dell’archeologia), con il bronzo di Apollo ed il cavallo di Ercolano, opere simbolo del MANN, oggetti che dialogano senza barriere in un connubio che affascina.

La tecnologia, declinata in molte forme nell’insieme del progetto espositivo, offre un ulteriore piano di approfondimento, le fotografie, i video e le ricostruzioni digitali degli scavi rendono comprensibile al visitatore che la “periferia” del Sichuan, per quanto attiene alla ricchezza del patrimonio, non ha nulla da invidiare alla cosiddetta Cina classica. Il contesto del ritrovamento dei reperti aggiunge un forte potere enigmatico alla mostra; soffermandosi sui dettagli si viene rapiti non solo dai reperti ma da come essi siano stati ritrovati e portati alla luce. Le opere, infatti, sono state rinvenute in fosse di accumulo, in cui erano conservati oggetti rituali, spesso distrutti o ridotti in frammenti, probabilmente per seguire le antiche prassi di culto.

L’affermazione “i morti dovrebbero essere serviti come i vivi”, che rappresenta l’espressione più antica legata alla dimensione dell’aldilà, ben testimonia l’attitudine evocativa di una civiltà sempre in equilibrio tra le geometrie della realtà ed i contorni indefiniti della spiritualità.

«Non ho scritto neppure la metà delle cose che ho visto» è una delle frasi più famose pronunciate da Marco Polo. Grazie a mostre come questa forse ci viene offerta la possibilità di conoscere, di comprendere e scoprire il passato e la storia attraverso l’arte e le sue forme. Molta storia deve essere ancora scritta tra due grandi ed antiche civiltà, la cultura di sicuro potrà essere uno dei filoni da seguire per legare, ora come allora, due mondi diversi, che dialogano da sempre.

 

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Crediti immagini: Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

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