8 luglio 2020

Nel Sinis, a spasso con la storia e la natura

 

In Sardegna c’è una zona che ricorda alcune atmosfere anfibie del Delta del Po: siamo nel Sinis, penisola ubicata nella provincia di Oristano, nella parte centro-occidentale della regione. La simbiosi tra il mare, le lagune e la terraferma ripropone anche qui una commistione unica di habitat, tanto diversi quanto interdipendenti. C’è il delta del Tirso, il grande fiume della Sardegna: sfocia a ridosso della città di Oristano unendo le sue acque dolci a quelle del mare e generando quella provvisorietà tipica del paesaggio in costa, in continuo e fluido mutamento. C’è una basilica imponente, quella di S. Giusta, tappa obbligata per chiunque si avventuri da queste parti: l’elegante edificio romanico-pisano risale al XII secolo e si rivela in tutta la sua ieratica maestosità al termine di una grande scalinata. C’è l’equilibrio liquido ma consolidato tra l’intero ecosistema e le varie attività umane: negli stagni dalle acque salmastre si pescano anguille e cefali; a Cabras da generazioni si produce forse la migliore bottarga di muggine italiana; l’Area marina protetta Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre dal 1997 tutela flora, fauna e paesaggio di vaste aree della penisola, in mare e sulla terraferma.

 

La natura certamente è padrona di un territorio in docile balìa delle acque e dei venti di maestrale e di libeccio; il paesaggio disegna una continuità inedita tra aree umide, saline, promontori e splendidi arenili di quarzo. Fenicotteri e uccelli migratori si riproducono indisturbati nelle paludi e negli acquitrini; tartarughe marine e cetacei popolano le zone più protette della riserva; ginepri, mirti e lentischi disperdono i loro aromi tra le dune, le falesie in costa, le tante testimonianze di uomini e tempi del passato. Inizia un viaggio nel viaggio, dove si schiaccia il tasto del rewind e si torna indietro fino all’VIII secolo a.C.: siamo a Tharros, a ridosso di Capo san Marco ‒ che sembra una portaerei allungata sul golfo. Tharros, città fenicia e poi punica, romana e poi bizantina; oggi sito archeologico di enorme interesse. Si cammina nel cardo e nel decumano, tra il tofet e le necropoli, i resti monumentali dei templi e le rovine del castellum aquae e degli acquedotti. Immersi nella storia e nel profumo di salsedine perdiamo la cognizione del tempo e il promontorio pare un trampolino da cui possiamo saltare avanti e indietro tra i commerci fenici, le conquiste cartaginesi, la magnificenza romana e il lento declino dei secoli a venire. Si fa fatica a tornare alla realtà e comunque lo si fa per poco: appena usciti dall’antica città, oltre gli alti capanni di falasco e nei pressi dell’omonimo abitato, si trova la piccola e austera chiesa di S. Giovanni, risalente nel suo nucleo originario al VI secolo (e quindi ampliata tra il IX e l’XI secolo). L’edificio di culto, orientato a est, è di dimensioni contenute ma di grande suggestione e sorge sopra un’area cimiteriale di origini pagane.

 

Dal sacro al profano, uno zapping immaginario ci porta nel Far West e precisamente nel borgo di San Salvatore. Il paese è un grappolo di case piccole e basse, ordinatamente allineate sui lati delle vie e a ridosso di una piazza che sembra uscita da un set di Sergio Leone (in effetti qui sono stati girati anche alcuni film western, sebbene meno noti di quelli del maestro). Purtroppo i colori troppo accesi sulle facciate di alcune abitazioni recentemente ristrutturate disturbano le scorribande dell’immaginazione, che qui sceneggia senza difficoltà scazzottate tra cowboy, risse nel saloon e duelli sotto il sole. In verità, San Salvatore è pressoché disabitato durante tutto l’anno. Uniche eccezioni: qualche turista, un artigiano che intreccia cesti da mettere in vendita e i curridores della Corsa degli Scalzi, che in occasione della festa patronale corrono senza scarpe per 7 km, dalla chiesa di S. Maria Assunta di Cabras fino a questo paesino perso nel tempo e nella memoria.

 

Il Sinis non è però solo terra di ricordi. Anche il presente è prodigo di esperienze appaganti, dedicate soprattutto agli amanti dello sport e del turismo slow. Il vento, il mare aperto e una minore urbanizzazione turistica rendono questo territorio il luogo ideale per chi ama la mountain bike, il birdwatching, il trekking, il kitesurf; lagune e porticcioli lusingano i viaggiatori con tesori gastronomici e trattorie affacciate sul mare; le spiagge di quarzi scintillanti ‒ come Is Arutas, la spiaggia di Mare Morto e quella di Maimoni ‒ accolgono famiglie e bagnanti di tutte le età. Al largo, proprio là davanti, svettano lo Scoglio Catalano e l’Isola di Mal di Ventre con le sue leggende, la riserva integrale e i salti festanti dei delfini.

 

Immagine: Veduta dell’area archeologica di Tharros, Oristano (30 agosto 2017). Crediti: Mboesch / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0), attraverso Wikimedia Commons

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