2 dicembre 2020

Nel regno incantato, tra Morigerati e Casaletto Spartano

 

Gran Burrone esiste. Non lo troviamo soltanto nella saga di Tolkien del Signore degli Anelli, ma è possibile vederlo e toccarlo dal vivo, almeno quando finirà questo ennesimo lockdown causa Covid-19 che ha nuovamente sbarrato il passo a viaggi e avventure. Siamo nel Cilento profondo, tra le montagne e la valle del Bussento, fiume poderoso che dal massiccio del Cervati galoppa indomito verso sud. Nel suo tragitto verticale si inabissa in inghiottitoi vertiginosi, fuoriesce in cascata tra le montagne, aumenta in forza e in portata grazie ad affluenti altrettanto gagliardi e generosi. Non si garantisce l’incontro con elfi e creature del bosco ‒ anche se chi scrive può giurare di averli scorti mentre facevano capolino tra i faggi e i lecci monumentali ‒, ma per chi sceglie di venire da queste parti l’esperienza è di quelle che restano impresse per la vita.

Si entra in un’altra dimensione, dove a guidare i nostri passi è la potenza di una natura integra e lussureggiante ‒ quella del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, divenuto Patrimonio UNESCO proprio per la sua straordinaria biodiversità. Il territorio ci accoglie mettendo una certa soggezione: creste pietrose ci guardano dall’alto in basso mentre percorriamo i su e i giù delle povere provinciali dissestate, uniche vie di collegamento tra borghi e paesini a picco sulle alture circondati da foreste, frane, caverne e santuari. Si percorrono chilometri e chilometri in saliscendi dentro tunnel frondosi, tra curve e tornanti si sale dal mare di Sapri fino ai boschi di Morigerati, prima tappa del nostro itinerario fantasy.

Muschi giganti e rocce calcaree nell’Oasi Grotte del Bussento (foto di Valeria Canavesi)

Il paese arroccato su una rupe è tutto raccolto intorno alla piazza centrale, alla chiesa di S. Demetrio e al palazzo baronale; tra le vie concentriche, edifici di recente costruzione si alternano a palazzi storici dai bei portali in pietra cilentana; il museo etnografico fa da contrappunto a un’antica ferriera nei dintorni. Il piatto forte però è l’Oasi Grotte del Bussento gestita dal WWF: un luogo dal fascino primordiale disegnato dalle bizze del Bussento, che dopo essersi inabissato nel grandioso inghiottitoio di Caselle in Pittari (da visitare con una guida) percorre le viscere delle montagne per riemergere qui con tutta la sua energia. Tremano le gambe sulla passerella della grotta, tra i muraglioni di roccia furiosamente scavati dall’acqua e il fiume che scroscia impetuoso sotto i nostri piedi. Il canyon si staglia davanti a noi tra i vapori delle rapide e le fenditure calcaree; muschi giganti e gorghi trasparenti accompagnano passi e sguardi emozionati; felci, carpini, frassini e roverelle avvolgono il nostro andare incerto e quello veloce, non visto, di lontre, lupi, istrici, granchi e gamberi di fiume.

Nei pressi dell’antico mulino si può riprendere fiato prima di continuare il viaggio verso Casaletto Spartano, a circa 15 km di distanza. Il paese ci appare in bilico tra un passato ormai dimenticato e una modernità incerta: un destino comune a molti centri abitati dell’entroterra cilentano, che pagano il prezzo di un’emigrazione giovanile altissima, ma che conservano intatto fascino e abitudini di un tempo ancora scandito dall’andare del sole e dal suono delle campane. La natura intorno la fa da padrone, anche nel nome che sembra derivi dallo sparto, una varietà di erba spontanea che qui cresce in quantità insieme ad altre infinite essenze arboree e floreali. Il paesaggio boscoso nasconde scoperte destinate ai più avventurosi: sentieri, grotte, corsi d’acqua portentosi. Uno su tutti, il Rio Casaletto o Bussentino, affluente del fiume maggiore e artefice di un altro miracolo naturalistico: l’Oasi del Capello con la sua cascata, così chiamata per la felce capelvenere che la contraddistingue.

Voragine calcarea nell’Oasi Grotte del Bussento (foto di Valeria Canavesi)

Una volta superata la bella fontana in mattoni rosa che segnala l’ingresso si è subito travolti dal fragore del torrente e dall’esuberante rigogliosità. Anche qui sembra di veder apparire da un momento all’altro re Elrond o Legolas, tanta è la suggestione di un luogo che ci appare fatato, irreale e capace di mille sortilegi. Il torrente fluisce e scandisce il tempo; tra maestosi cuscini di capelvenere scrosciano rivoli verdi e vivaci giochi d’acqua; un ponte medievale si staglia sul fiume avvolto da edere sinuose e piante rampicanti. Ci si domanda davvero “Dove siamo finiti?” e la risposta non appare più così scontata, ipnotizzati come siamo dallo spettacolo che abbiamo davanti. L’unica cosa certa è la fatica che facciamo a rompere l’incantesimo, ritornando sui nostri passi e al mondo di sempre.

 

Immagine di copertina: Cascate di Capelvenere a Casaletto Spartano (foto di Valeria Canavesi)

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