5 marzo 2019

Nella cattedrale sul mare, a Trani

Siamo in Puglia, a Trani, una delle città che condivide il ruolo di capoluogo di provincia insieme ad Andria e a Barletta. L’aria è già di primavera, i colori del tufo si fanno più cangianti e il borgo si propone in tutta la sua splendida magnificenza: questa è la stagione più propizia per goderne appieno, lontano dal chiasso e dalle folle estive. Davanti al mare il castello, il porto e i palazzi nobiliari fanno da cornice alla cattedrale romanico-pugliese di S. Maria Assunta, protagonista indiscussa della città e, per chi scrive, una delle chiese più belle d’Italia. Le infelici cronache di questi giorni riferiscono di sprayate rosso sangue sulle sue pareti esterne: un incivile sfregio a un patrimonio spirituale e culturale di immenso valore, divenuto con l’UNESCO “Monumento messaggero di cultura di pace” nel 2002. Se sapesse, quella mano, quanta bellezza esprime questo luogo, forse si vergognerebbe. Se sapesse quanta storia hanno visto passare le sue absidi e la sua facciata con la torre campanaria di quasi 60 metri, forse si pentirebbe.

Una cosa è certa: chi ha brutalizzato la cattedrale sul mare ha visto senza avere mai guardato davvero. Sorta a partire dal 1099 per volontà dell’arcivescovo Bisanzio, questa chiesa fu edificata in memoria del giovane s. Nicola Pellegrino, arrivato a Trani dalla Grecia, morto qui e qui canonizzato. In realtà non si tratta di un unico luogo di culto, ma di quattro: il sacello ipogeico di S. Leucio; la cripta con le reliquie del santo, sorprendentemente alta e luminosa, con decine di colonne in marmo dai capiteli decorati; l’episcopio (o chiesa di S. Maria della Scala) risalente alla costruzione precedente; la basilica superiore a tre navate con gli interni austeri, le colonne binate e parti preziose dell’originario pavimento mosaicato (affine a quello della cattedrale di Otranto). All’esterno, gli occhi si perdono e non si sa dove guardare: forse il portone in bronzo finemente figurato di Barisano da Trani (1175), o forse il portale scolpito in cui è incastonato, con gli arabeschi e i fregi di animali, fiori e simboli fantastici. Qualche metro più su, ecco il rosone di pizzo calcareo e a destra il maestoso campanile realizzato a partire dal XIII secolo e firmato da Nicolaus sacerdos et protomagister. Girando intorno alla chiesa ecco stagliarsi le facciate laterali con i loro portici slanciati; dietro, le tre absidi finestrate che dal mare sembrano torri messe a guardia dell’edificio.

Intorno, una piazza che si apre al mare, alla città e al castello svevo voluto da Federico II e costruito a partire dal 1233 per opera di Filippo Cinardo. La sua maschia imponenza fa da contrappunto alla raffinata eleganza della cattedrale, esprimendosi appieno nelle massicce torri in pietra calcarea, collegate le une alle altre da un ampio fossato.

Spiritualità e forza, arte sacra e architettura militare dialogano qui da secoli, a ridosso del centro medievale di Trani: un groviglio di vie e di edifici, in cui perdersi alla scoperta di palazzi nobiliari e chiese minori, che riservano ai curiosi non poche sorprese. La prima è Ognissanti, la chiesa dei Templari costruita nel XII secolo riconoscibile dal bellissimo portico e dalla facciata absidale rivolta verso il porto; da vedere anche S. Maria de Russis o S. Giacomo (XII secolo) con il portale riccamente decorato e la facciata contraddistinta da cariatidi e figure animali aggettanti. Seguono S. Andrea (XII secolo), originariamente destinata al culto greco, S. Chiara e il monastero, la chiesa del Carmine e la cappella del Miracolo eucaristico o dell’Ebrea, memoria di un miracolo accaduto nel XV secolo.

Oltre ai tanti luoghi di culto si riconoscono anche edifici storici di grande pregio: palazzo Caccetta, di epoca rinascimentale; palazzo Torres, sede degli istituti giudiziari (XVI secolo); palazzo Quercia, gioiello settecentesco progettato da Gerolamo Palumbo; Casa de Agnete, costruita nel 1283. Intorno, come sempre, pulsa la vita cittadina: luce e penombra, piazze trafficate e vicoli di panni stesi, pescherecci e voli di gabbiani, artigiani al lavoro e corse di bambini, turisti al castello e preghiere nella bella cattedrale. Ne siamo sicuri: se sapesse, quella mano, ora chiederebbe perdono.

 

Crediti immagine: Isiwal/Wikimedia Commons/CC BY-SA 4.0 [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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