24 maggio 2018

Nella laguna di Venezia, via dalla pazza folla

Con l’inizio della stagione estiva, malumori del maltempo a parte, comincia il periodo più ostile per un soggiorno veneziano all’insegna delle scoperte lente e silenziose. Frotte di turisti mordi e fuggi invadono tornelli, campi e calli dall’alba al tramonto, scoraggiando gli amanti della quiete e di certe poetiche atmosfere. La laguna di Venezia offre tuttavia alcune appaganti alternative, raggiungendo isole dove è ancora possibile apprezzare l’amenità di un territorio sospeso tra l’acqua e il cielo.

Il destino di alcune è in verità piuttosto incerto: Poveglia, San Giacomo Paludo, San Giorgio in Alga, Sant’Angelo della Polvere, Madonna del Monte versano attualmente in stato di decadenza e non possono essere visitate. Altre necessiterebbero di importanti interventi di manutenzione: è il caso di San Francesco del Deserto, un’oasi di pace e di verde dove il santo di Assisi approdò quasi 800 anni fa e che ospita tra i suoi cipressi il convento dei frati minori con gli splendidi chiostri, le cappelle e la chiesa. In questa isola i sopralluoghi vengono però programmati per tempo, consentendo ai 25.000 visitatori annuali di apprezzarne in toto la spiritualità e i tesori artistici.

Altre tappe obbligate per chi predilige amenità e meditazione sono l’isolotto di San Lazzaro degli Armeni – con il monastero dei padri armeni mechitaristi aperto al pubblico solo in orari prestabiliti – oppure San Michele, il cimitero di Venezia con l’omonima chiesa risalente al XV secolo.

In grande rispolvero sono invece le isole del Lazzaretto Nuovo e del Lazzaretto Vecchio, in posizione strategica e vicino al Lido: nella prima vengono organizzate visite guidate alla scoperta delle fortificazioni militari, del Casello da Polvere, degli scavi archeologici e del cinquecentesco Tezon Grande (edificio pubblico di dimensioni ragguardevoli); nella seconda – che ospitò a partire dal 1423 un ospedale per appestati – è possibile prenotarsi per scoprire le storiche strutture sanitarie e militari.

La natura spadroneggia a Sant’Erasmo, la seconda isola più estesa della laguna e autentica chicca per cicloturisti e viaggiatori slow. La sua vocazione agricola, da cui deriva l’appellativo “Orto di Venezia”, protegge questo lembo di terra dalla frenesia del turismo di massa, che fortunatamente non sembra così attratto dalle coltivazioni e dalla placida dimensione rurale del posto. Sorte simile è quella che spetta a Mazzorbo, isoletta quasi sconosciuta fino a qualche anno fa nonostante la sua prossimità con l’affollatissima Burano, a cui è collegata tramite il Ponte Longo. In questa striscia di terra circondata dal mare, la duecentesca chiesa romanico-gotica di S. Caterina convive con un bel parco pubblico, le coltivazioni delle pregiate Castraure di Mazzorbo (il primo frutto della pianta di carciofi) e l’antica vigna Dorona, da cui si ottiene lo storico vino tanto amato dai dogi. Molto interessanti sono anche le originali architetture delle case popolari color salvia e lavanda progettate negli anni Ottanta, perfettamente inserite nel contesto lagunare.

Non lontano da Mazzorbo e Burano si trova Torcello, con le sue leggende e i suoi gioielli d’arte e spiritualità. Anche questa isola sta riprendendo vita dopo secoli di abbandono e la basilica di S. Maria Assunta, le cui origini come cattedrale risalgono addirittura al 639 d.C., merita davvero i pochi euro del biglietto di ingresso e almeno un’ora di visita attenta. Alla sobrietà della facciata e degli esterni si contrappongono gli straordinari mosaici veneto-bizantini custoditi all’interno: realizzati tra il VII e il XII secolo, propongono uno spettacolare Giudizio universale. Sullo sfondo dorato si riconoscono le scene della Discesa agli Inferi, la Psicostasìa, Ade e l’Anticristo, la Resurrezione. Il piano sequenza di questo film antico rapisce gli occhi e il tempo, ma quello che resta va dedicato a S. Fosca, chiesa circolare dell’XI secolo ubicata proprio accanto alla basilica, e ai resti del battistero (VII secolo). Chi ama le leggende può indugiare davanti al cosiddetto Trono di Attila o sul Ponte del Diavolo; chi predilige l’arte non si perda la casa-museo di Lucio Andrich.

Chiude questo breve tour lagunare l’isola di Murano, luogo in cui nel 1292 vennero trasferite le fornaci dei maestri vetrai, causa di frequenti e devastanti incendi in città. Oltre alle pittoresche lavorazioni del vetro artistico, si consiglia un sopralluogo nella basilica dei Ss. Maria e Donato, dove si può ammirare un altro fulgido esempio dell’arte musiva veneto-bizantina, che presenta forti affinità con il capolavoro di Torcello.


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