31 gennaio 2017

Nomination agli Oscar 2017: la voce di Hollywood nell’era Trump

Fuocoammare di Gianfranco Rosi candidato come miglior documentario, Meryl Streep alla sua 20° nomination, La La Land da record con 14 candidature, come solo Titanic ed Eva contro Eva avevano fatto in precedenza, e Amazon nella storia con Manchester by the sea, #blackoscar trend topic sui social network.

Questi sono solo alcuni dei motivi per i quali la consegna degli Academy Awards 2017, più comunemente conosciuti come Oscar, resterà sicuramente nella storia del cinema. Non solo per le opere in nomination, ma soprattutto per la loro valenza politica, le prime dell’era Trump. Hollywood esalta e abbraccia il sogno americano come forse mai prima d’ora, incarnandolo più liberale e democratico. Hollywood è il melting pot. Hollywood è il sogno americano. Quel sogno che deriva dall’intrinseca eterogeneità della fabbrica dei sogni.

Gli Oscar 2017 raccontano i sogni degli emarginati, delle donne, degli afroamericani, degli immigrati. Il sogno dei profughi di Lampedusa in Fuocoammare di Rosi, già vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino nel 2016. Il sogno “spaziale” delle scienziate afroamericane Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson, che permisero a John Gleen di divenire il primo astronauta americano a compiere un’orbita completa della Terra in Hidden figures. Il sogno infranto di Troy, protagonista di Fences, diretto e interpretato da Denzel Washington e tratto dall’omonima opera teatrale di August Wilson, considerata uno dei capolavori della letteratura teatrale afroamericana, vincitrice del Premio Pulitzer per la drammaturgia e il Tony Award alla migliore opera teatrale. Il sogno d’amore non convenzionale di Chiron in Moonlight, il vero “rivale” di La La Land alla vittoria della statuetta per il miglior film. Il sogno di un piccolo indiano cresciuto in Australia di ritrovare la propria famiglia in Lion. Il sogno di Amazon, divenuto il primo servizio di streaming a essere candidato come miglior film con Manchester by the sea.

Meryl Streep, dopo essere stata definita una delle attrici più sopravvalutate dal neopresidente degli Stati Uniti, riceve la sua 20° candidatura come miglior attrice protagonista per Florence Foster Jenkins; e non è un caso, poiché il film narra la storia (vera) dell’ereditiera newyorkese Florence Foster Jenkins, che realizza il proprio sogno di diventare una cantante lirica, nonostante le limitate doti canore, ovvero il sogno americano in tutta la sua essenza.

“Ogni voce merita di essere ascoltata”, recita la tagline di Florence, e con queste nomination Hollywood sta facendo ascoltare la propria.

 


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