24 maggio 2012

Origine e destino del Brit-pop

All'inizio furono i Beatles: nel Regno Unito degli anni Novanta molti gruppi musicali ricominciarono da lì. E, naturalmente, non solo da lì: se si rimane al nucleo essenziale dei gruppi brit-pop, si possono scorgere prestiti dai Rolling Stones, dai Pink Floyd, da David Bowie, e da una scia che, dagli anni Sessanta/Settanta, era rimasta evidentemente ben visibile senza bisogno di andare in cantina o nell'abbaino a riprendere vecchi vinili (ammesso e non concesso che qualche scellerato li avesse destinati al confino). Anche qualche rivista di critica musicale ricominciò più o meno da lì. Scervellandosi un po', ma non troppo, nel 1995, il settimanale “New Musical Express” cercò di evocare l'epica contrapposizione tra i “Fab Four” e i “Rolling Stones”, proponendo come campionato dei pesi massimi la “Band Battle” tra Blur e Oasis. Con ogni probabilità, chi aveva qualche anno in più della trentina, specie se originario del Paese-culla del pop e del rock, provò un certo disorientamento. Considerando la distanza di spessore tra le due coppie antinomiche, quell'evocazione appariva uno sproposito. I due gruppi si prestarono alla riedizione del duello, tanto da far uscire i loro rispettivi singoli, “Country house” (Blur) ( http://www.youtube.com/watch?v=gpuh1WE-RVw ) e “Roll with it” (Oasis) ( http://www.youtube.com/watch?v=N9KX8732sJ0 ) nello stesso giorno. Si instillò anche una rivalità geografico/musicale tra Londra e Manchester, città originarie dei due gruppi; insomma, si giocarono tutte le carte possibili per tentare di rendere epica una battaglia che, in realtà, rimaneva, tutt'al più, una scaramuccia di frontiera. Per la cronaca, qualche decina di migliaia di copie in più (274.000 contro 216.000) segnò la vittoria (piuttosto fittizia) dei Blur. In compenso, gli Oasis conquistarono gli stadi (al concerto a Knebworth, nell'agosto del 1996, accorsero 250.000 spettatori nell'arco di due serate), ebbero significativi piazzamenti negli Stati Uniti, ricevettero numerosi riconoscimenti negli anni successivi e vissero più a lungo, rissosi e contenti. Restringere al confronto tra Blur e Oasis tutto il Brit-pop non risponderebbe alla varietà della scena inglese Novanta/Duemila. Tuttavia c'è da notare che proprio la varietà fa sì che quella sigla si trasformi spesso in un contenitore così vasto da accogliere buona parte dei gruppi musicali del periodo: secondo alcuni critici, essa racchiuderebbe anche i Radiohead, gli Stereophonics e i Coldplay, band che, pur seguendo strade diverse tra loro, appaiono molto più strutturate, alla ricerca di un sound e di lavori compiuti più che di singoli di successo. Così come la contrapposizione con la “Madschester”, la Manchester “folle” degli Stone Roses, appare un'altra forzatura creata per suscitare attenzione. La storia del Brit-pop è sembrata arrestarsi nel 2009, quando più voci espressero la preoccupazione che il suo ciclo si fosse chiuso con lo scioglimento degli Oasis. Scioltisi già altri gruppi importanti (Suede, Blur, Pulp), gli Oasis avevano vissuto un periodo di regno nelle vendite e nei riconoscimenti che si sarebbero confermati fino all'ultimo lavoro: grazie, infatti a “Dig out your soul” avrebbero di nuovo guadagnato il giudizio di miglior gruppo inglese dell'anno dalla citata rivista “New Musical Express”. Le preoccupazioni seguite al loro scioglimento apparivano comunque eccessive: oltre a rimanere in vita altri gruppi, come Kasabian, Kooks, Twisted Wheels, le recenti “reunions” di Blur e Suede, appaiono rassicurare i cultori del genere. E anche lo scioglimento degli Oasis non sembra, in definitiva, aver pesato più di tanto: il disco da “solista” di Noel Gallagher, “Noel Gallagher's High Flying Birds”, non solo è stato un successo di vendite ma sembra far dire al suo autore: “gli Oasis ero io, gli Oasis sono io, mi sono solo liberato delle risse e degli atteggiamenti da star arrogante di mio fratello Liam”. Non a caso, nel concerto ospitato dalla BBC, Noel Gallagher può proporre, indifferentemente, pezzi dal nuovo disco e pezzi del repertorio degli Oasis ( http://www.youtube.com/watch?v=9alHSFI1tuo&feature=related ). La matrice è rimasta uguale, magari i motivi appaiono un po' più arrangiati, ma sostanzialmente si rimane sulla scia del gruppo di Manchester. Testi che riflettono talvolta il disincanto giovanile, musica basata sull'immediatezza e sull'orecchiabilità: sono pronto a scommettere che se si ascolta qualche volta di seguito il disco di Noel Gallagher, e in particolare pezzi come “Everybody's on the run”, “If I had a gun” ( http://www.youtube.com/watch?v=zPeYmijW644&feature=related e http://www.youtube.com/watch?v=XtqYrCA1scY&feature=related , entrambi i link sono solamente audio, ma i due pezzi sono inclusi nel video del citato concerto per la BBC), alla prima doccia quei dannati motivetti ritornano in mente e si comincia a canticchiarli: è la condanna della facilità di tanto brit-pop e, nello stesso tempo, la sua fortuna, fondata sulla semplicità.


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