19 aprile 2021

A Palazzo Farnese, il pentagono-meraviglia di Caprarola

 

L’Italia è l’unico Paese al mondo dove sbagliare strada può rivelarsi un inatteso colpo di fortuna. Quante volte a chi scrive è capitato di abbandonare il percorso prescelto e trovare improvvisamente un ameno panorama, una trattoria custode di sapori antichi, un’abbazia con rare opere d’arte o un borgo capace di catapultarci all’improvviso nel passato. Basta mettersi in viaggio senza eccessive manie di controllo e voilà, spesso è il territorio nazionale a guidarci là dove la bellezza aspetta proprio noi.

Una buona mappa come alleata e via, questa volta tra i noccioleti e i saliscendi della Cassia Cimina, variante provinciale della più nota SS2 che collega Viterbo a Ronciglione costeggiando il vulcanico Lago di Vico e l’omonima Riserva naturale. Un attimo di indecisione, una deviazione imprevista ed ecco: dopo una manciata di chilometri saliamo a Caprarola, suggestivo borgo rinascimentale affacciato sulla valle del Tevere e sugli Appennini. Fontane, palazzi nobiliari, conventi, locande storiche: impossibile non fermarsi e non capire di essere capitati nella cittadina della Tuscia consegnata alla storia dai Farnese. Qui, a poca distanza da Roma e dai loro illustri interessi, due omonimi esponenti di questa potente famiglia crearono un luogo di delizia di incomparabile bellezza: Palazzo Farnese, la cui edificazione fu avviata da Alessandro il Vecchio (divenuto papa Paolo III) e completata dal nipote Alessandro il Giovane.

Immaginato dal primo come una fortezza residenziale su progetto di Antonio da Sangallo, venne ultimato nel 1575 da Jacopo Barozzi detto il Vignola, che lo trasformò in una grandiosa e raffinata villa signorile posta all’estremo della Via Dritta, il rettilineo che la collega al centro della cittadina. La realizzazione comportò opere imponenti e il reclutamento delle maestranze e degli artisti più capaci del tempo: la collina venne sbancata per ricavare i terrazzamenti per le scalinate e l’approvvigionamento di acqua fu garantito scavando nel tufo un acquedotto sotterraneo collegato al Lago di Vico. L’originario progetto fortificato subì varie modifiche: nella pianta pentagonale si inscrisse un cortile circolare colonnato a due piani; all’austerità degli esterni si accompagnarono saloni e stanze incredibilmente carichi di affreschi, statue, opere d’arte; i deliziosi Giardini Bassi (detti anche Segreti) si aprirono verso la sommità della collina dove furono realizzati i Giardini Alti con altri alberi, vasche, fontane, giochi d’acqua.

La Catena dei Delfini, Giardini Alti di Palazzo Farnese a Caprarola (foto di Valeria Canavesi)

Non si saprebbe davvero da dove cominciare, ma anche in questo caso è la villa a prenderci per mano e ad accompagnarci nella scoperta, spesso con lo sguardo all’insù: verso il cielo che si apre sopra il cerchio del cortile, tra i soffitti delle sale dai nomi evocativi (dei Sogni, dei Giudizi, dell’Eco), ammirando la maestosità di querce, abeti bianchi e cipressi secolari.

Dentro, fuori. Buio, luce. Sogno, realtà. Il palazzo gioca con le nostre emozioni e la magnificenza è tale da incutere soggezione anche a secoli di distanza. Si resta piacevolmente imprigionati in inebrianti giri di colori, forme, stemmi, figure: impossibile ricordarli tutti, impossibile dimenticare la dolce sensazione di stordimento, vinti come siamo da cotanta meraviglia. Nel turbinìo delle scoperte si cerca invano un baricentro, perché la villa ne propone diversi, in armonico equilibrio tra loro: al cortile circolare esterno fa da contrappunto la strepitosa scala elicoidale, detta Scala Regia e ispirata a quella “a lumaca” realizzata in Vaticano dal Bramante: un’ascesa a spirale che avvinghia i sensi, una giostra d’arte che sale vorticando tra le colonne in peperino e gli affreschi di Antonio Tempesta.

La scala elicoidale o Scala Regia di Palazzo Farnese, Caprarola (foto di Valeria Canavesi)

Anche all’esterno è difficile trovare un fulcro ideale, indagando tra i profumi delle piante da frutto, il suono dolce delle fontane, la frescura ombrosa dei viali. Le geometrie in bosso dei Giardini Bassi si accompagnano alle penombre refrigeranti della Grotta dei Satiri e quella dei Tartari; la monumentalità dei Giardini Alti è impreziosita da scherzi d’acqua, zampilli, fontane. La Catena dei Delfini e il piazzale delle Cariatidi chiudono la visuale insieme alla Palazzina del Piacere, utilizzata per alcuni anni dal cardinale come rifugio estivo. è tanto, troppo: riprendiamo fiato e ci accomodiamo sui sedili in pietra della piazza, assistiti dalle imponenti divinità in pietra scolpite da Pietro Bernini. E per l’ennesima volta, dopo tanti anni di viaggi in Italia, ci ritroviamo a dire: “Ma quanto bello è, questo nostro Paese?”. Anche sbagliando strada.

 

Immagine di copertina: Palazzo Farnese di Caprarola, facciata (foto di Valeria Canavesi)

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