8 giugno 2021

Il parco di Villa Tasca: uno spettacolo ecologico a Palermo

 

Villa Tasca è una prestigiosa dimora storica siciliana, sita all’ingresso della città di Palermo, ampiamente studiata, tra gli altri, dall’architetto Maria Antonietta Calì. Come scrive quest’ultima, la prima struttura della villa è stata costruita tra il 1555 e il 1559 da Don Louiso di Bologna, barone di Montefranco, e ha poi subito importanti modifiche nei tre secoli seguenti. In particolare, il giardino è oggetto di una consistente riorganizzazione nel 1855 per iniziativa del conte Lucio Mastrogiovanni Tasca e Nicolosi. Nel 1840 il conte aveva preso in moglie Donna Beatrice Lanza e Branciforte a cui il padre Don Giuseppe Lanza principe di Trabia aveva lasciato in dote la villa. Lucio Tasca fa impiantare agrumeti, frutteti e vivai di vite americana, dotando il terreno della più evoluta tecnologia del giardinaggio dell’epoca.

Nel 2020 la famiglia Tasca ha deciso di condividere con la città circa 6 ettari della proprietà, realizzando un grande parco a modello europeo. Si tratta senza dubbio di un unicum in Sicilia. In tal modo, i coniugi Luisa Mainardi e Giuseppe Tasca hanno avviato una rivoluzione significativa non soltanto per la storia della villa che vivono e custodiscono, ma per la Sicilia tutta, che progressivamente riafferma la propria centralità come modello culturale nel Mediterraneo e in Europa, recependo gli stimoli esterni di altri laboratori simili, attivi nelle grandi città europee.

In vista della stesura di questo articolo, ho avuto il piacere di dialogare personalmente con gli autori del progetto.

«Tutto il giardino è stato costruito per favorire la creazione artistica. – spiega Giuseppe Tasca – Siamo da sempre appassionati di musica. Nel 1929 Il compositore Sorabji visitò Villa Tasca e poi scrisse una composizione dedicata alla villa. È stato un compositore molto prolifico di pezzi molto complessi e di recente è stato riscoperto. Qui sono stati Wagner e tanti altri compositori. Stiamo organizzando concerti di musica contemporanea che parlino di sostenibilità e di rapporto con la natura».

«Ciascuno di noi deve stare al mondo per non inquinare. – dice Luisa Mainardi – Nelle prime bozze del progetto del parco abbiamo subito guardato che cosa era Villa Tasca storicamente. Abbiamo voluto rispettare l’identità storica del luogo. Troppe volte in Italia si è costruito senza considerare il passato. Fino agli anni Settanta del Novecento la bellezza ha dominato le città italiane, in seguito è venuto meno il rispetto per il nostro patrimonio. Invece è ancora possibile muoverci col garbo che hanno avuto gli italiani per moltissimi secoli. Abbiamo voluto lavorare in economia circolare, non a chilometro zero, ma a centimetro zero, recuperando l’insegnamento di mia nonna che diceva: ‘Di quello che non hai, fai senza’».

Alla mia domanda su come si lavora a centimetro zero, Luisa Mainardi risponde: «Pensando ogni materiale come risorsa. La villa produce tantissimo materiale organico per i tanti alberi presenti. Anche un albero che muore di vecchiaia può essere una risorsa. Il materiale viene selezionato e così non produciamo più rifiuti. Raccogliamo il materiale piccolo, che diventa terra velocemente. I materiali di media grandezza, come i legnetti, vengono riutilizzati anche dai bambini che costruiscono capanne e si divertono un sacco. Lasciamo anche rami grossi che danno la possibilità ai bambini di confrontarsi con la loro forza fisica, giocando. Di fatto, stiamo azzerando i rifiuti. Riutilizzandoli in funzione della fruizione».

L’approccio ecologico, dunque, si allinea spontaneamente con la finalità didattica del progetto. A tal proposito, Mainardi ha dichiarato: «Questa esperienza aiuta a comprendere come stare al mondo senza inquinare. Mi piace vedere come le persone interagiscono e fruiscono del parco. I bambini si divertono ad esplorare lo spazio e vengono incoraggiati in questo. Ogni angolo viene subito colonizzato dai bambini. Cerchiamo di lavorare sempre con empatia, i modi con cui gli ospiti vivono il parco».

Stupisce subito, infatti, la straordinaria cura dei dettagli che emerge in ogni aspetto della progettazione e della manutenzione degli spazi.

A proposito, ancora, delle opportunità di gioco e apprendimento per i più piccoli, Mainardi aggiunge: «Creiamo occasioni di interazione per i bambini. Si sviluppano forme d’arte libera con pietre e frammenti di foglie identiche. Molti bambini che vengono sono portati per l’arte e sono stimolati a creare dal materiale selezionato che lasciamo nel parco».

Un altro aspetto, a cui Tasca e Mainardi hanno riservato particolare attenzione, riguarda la terra e le pietre del parco. A tal proposito, Luisa Mainardi racconta: «Mi emoziona sempre trovare testimonianze delle civiltà che si sono alternate in questa regione. Guardando a terra troviamo pezzi di laterizi, maioliche settecentesche, come i pavimenti di casa, che spesso venivano sostituiti. Nella terra si trovano i frammenti, le tracce di quanto dismesso. Un giorno un archeologo ha trovato nel parco un coccio di vaso greco. Questo ci conferma quanto questi luoghi raccontano».

Nel parco è presente anche un suggestivo labirinto, voluto da Lucio Tasca, il padre di Giuseppe. A Lucio Tasca si deve il salvataggio della dimora di famiglia dal sacco di Palermo negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la dissennata speculazione edilizia, operata dalla mafia e da alcuni uomini politici compiacenti dell’epoca, rase al suolo numerose, inestimabili opere architettoniche della città. 

Il tema del labirinto è un vero e proprio classico delle antiche dimore nobiliari europee, presente oggi in tutto il mondo in ogni forma e dimensione. A tal proposito, Luisa Mainardi spiega: «Abbiamo condotto un’accurata ricerca. Volevamo evitare di realizzare un finto antico: un labirinto classico, che troviamo ansiogeno. Per noi è molto importante che piaccia innanzitutto a noi, che ci sia una nostra identità. Ed è questo approccio che ha reso la villa ciò che è oggi. Ogni cent’anni un esponente di casa Tasca dava una svolta a questo luogo, riportandolo a passo con i tempi. Ed era ora di avviare questa svolta. Allora ho disegnato il nostro labirinto, la cui progettazione è stata poi affidata alle sapienti mani della paesaggista Patrizia Pozzi dello studio Pozzi di Milano. Non sapevamo se preferire una forma astratta, una riconoscibile (come una sagoma) oppure un messaggio scritto. Allora, ripensando alla necessità di non inquinare, abbiamo ritenuto che questo fosse un momento storico, un bivio in cui chi può deve prendere la parola. Il labirinto è un’opportunità di visibilità. Allora abbiamo deciso di scrivere un messaggio leggibile dal cielo. Prima avevamo pensato: ‘Save the earth’, ma poi abbiamo preferito: ‘Save diversity’. È un messaggio politico. Siamo in un momento in cui la molteplicità biologica e culturale si sta perdendo, perché il mondo sta diventando piccolo. Siamo chiamati a utilizzare tutta la nostra conoscenza e a non comportarci istintivamente. Stiamo rischiando di perdere per sempre un patrimonio straordinario, fonte di resilienza e conoscenza per la nostra specie. Se non ci serve oggi, magari ci servirà domani. Se non lo salviamo oggi, sarà perso per sempre. Il labirinto è stato realizzato con tredici varietà di grani antichi siciliani. Non possiamo permetterci di perdere le varietà conservate in Sicilia. Nello Blangiforti, perito agrario della Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, ha selezionato i grani da piantare nel labirinto, che sono stati forniti anche da Alberto Agosta, agronomo e imprenditore illuminato. Il labirinto sarà dedicato alla conoscenza di cose antiche e moderne, vogliamo salvare la molteplicità e la diversità: negli orti botanici è difficile che conservino una collezione di fave e zucchine, è un patrimonio di culture umane, come le lingue, che si sta perdendo. Le nostre antiche varietà sono espressione di parte del patrimonio culturale siciliano. Le pietre che troviamo lavorando sono state selezionate ed utilizzate per tracciare i confini del labirinto. Tutti credevano che non ci sarebbero state abbastanza pietre, che sarebbe stato impossibile, invece le pietre non mancavano. Abbiamo scelto di realizzare un labirinto che dichiarasse la propria epoca, sé stesso e il passato: quello che c’è a Villa Tasca oggi. I residui dei lavori di restauro di tutte le epoche sono stati utilizzati come risorse. Il labirinto sarà edule, sempre nel rispetto della storia di Villa Tasca. La villa ha questo impianto: la casa, il giardino delle delizie e attorno ad essi vi era questa grande azienda agricola che produceva beni di consumo. Oggi abbiamo deciso di mantenere il richiamo, tenendo nel labirinto delle piante produttive con scopo culturale e non più produttivo. Oggi abbiamo più bisogno di conoscenza che di cibo. In tutto il mondo produciamo e consumiamo troppo. Ci dedichiamo sempre alle piante eduli per fare educazione ambientale e per produrre cultura, curiosità e conoscenza».

Nel grande progetto sono state coinvolte tutte le generazioni della famiglia, da Lucio Tasca ai suoi nipoti che partecipano attivamente alla gestione e all’evoluzione del parco.

A proposito della struttura del parco, Mainardi precisa che «non ci sono sentieri. Il parco è ispirato ai parchi europei: il modello inclusivo. È il contrario delle ville siciliane, in cui è vietato calpestare le aiuole. Invece qui il verde è per te, per tutti. Gli spazi sono usati per accogliere e questo dà un senso di appartenenza. Alcune aree sono incolte per rispetto della fauna. Tutti gli spazi sono pensati per essere vissuti».

La cittadinanza ha risposto con entusiasmo all’iniziativa. Centinaia di persone raccolgono quotidianamente l’invito della famiglia Tasca, visitando la villa e contribuendo in tal modo a traghettarla in una nuova fase della sua lunga storia.

 

Testi di riferimento

AA.VV., Il giardino come labirinto della storia, Palermo, Centro studi di storia e arte dei giardini, 1984

G. Pirrone - M. Buffa - E. Mauro - E. Sessa, Palermo, detto paradiso di Sicilia (Ville e Giardini, XII-XX secolo), Palermo, Centro studi di storia e arte dei giardini, 1989

E. Mauro - E. Sessa, Il valore della classicità nella cultura del giardino e del paesaggio, Bagheria, Grafill, 2010

 

Immagine: Il messaggio Save diversity a Villa Tasca, Palermo. Crediti: foto di Alessio Arena

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0