05 novembre 2012

Per il futuro l'IBM punta sui nanotubi

Nel 2010, quando ad Andre Geim e Konstantin Novoselov fu assegnato il Nobel per la Fisica per le loro ricerche sul grafene – un materiale rivoluzionario costituito da uno strato monoatomico di atomi di carbonio –, sembrò chiaro a tutti che il futuro dell’elettronica sarebbe stato dominato dall’utilizzo di questa straordinaria invenzione. Il grafene scalzò improvvisamente quelli che, prima della sua comparsa, erano candidati a diventare i veri protagonisti della futura evoluzione tecnologica: i nanotubi di carbonio. L'IBM, però, ha continuato imperterrita le sue sperimentazioni sui nanotubi di carbonio, e ora afferma di essere arrivata a un risultato che potrebbe mettere in discussione i rapporti di forza così come li conosciamo, aprendo di fatto una nuova frontiera nei chip per computer. Il principale problema di tutta l’elettronica basata sui nanotubi, infatti, ha sempre riguardato la difficoltà di posizionarli con precisione lungo un chip senza modificare radicalmente i moderni metodi produttivi – si parla della conversione di intere apparecchiature industriali, che comporterebbe investimenti dalla dimensione proibitiva. Per questo il risultato raggiungo da IBM è particolarmente significativo: il colosso statunitense ha infatti sviluppato una tecnica in grado di ‘incoraggiare’ i nanotubi a organizzarsi da soli. Il risultato è stato ottenuto grazie all’aiuto di un po’ di ingegneria chimica: gli ingegneri hanno infatti messo a punto un processo di fabbricazione che prevede l’immersione in un substrato di afnio (HfO2) e ossido di silicio (SiO2). In quanto tendono a legare chimicamente con la parte HfO2 del substrato (lasciando invece inalterata quella di SiO2), i nanotubi reagiscono in sostanza posizionandosi esattamente secondo la sequenza precedentemente stabilita dagli ingegneri. Il vantaggio principale di questo processo sta nella possibilità di servirsi degli odierni apparati produttivi dell’industria di microchip. Ma le sfide da superare, per gli ingegneri IBM, sono ancora molte. Non ultima, quella di riuscire a portare la grandezza dei transistor a nanotubi a una dimensione potenzialmente competitiva rispetto agli odierni microchip al silicio.


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