15 aprile 2014

Perduti (ma non smarriti) nel paesaggio al Mart di Rovereto

«Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà». Una frase che Italo Calvino mette in bocca a Marco Polo, e accanto, la prima immagine completa dell’universo catturata dal satellite Plank nel 2010: sono questi i due poli di ispirazione da cui si è lasciato guidare Gerardo Mosquera, il curatore della mostra Lost in landscape/Perduti nel paesaggio al Mart di Rovereto. Ma le parole di Calvino e l’immagine scientifica e ipertecnologica, benché apparentemente lontanissime, sono percorse da una medesima tensione: la volontà dell’uomo di appropriarsi del paesaggio, modificandolo, interpretandolo (a volte oltraggiandolo), il desiderio di catturare il mondo, di riconoscersi in esso. Ed è questa la chiave di lettura, il filo rosso che unisce le opere in mostra. Un genere molto frequentato in tutti i tempi quello del paesaggio, e declinato nei più diversi modi da pittori, narratori e poeti, oggetto di studio da parte di cartografi e scienziati: ma nell’epoca contemporanea raccogliere la sfida di ‘raccontare’ il paesaggio significa anche mettersi straordinariamente in gioco, perché il rapporto tra l’oggetto e il soggetto che lo percepisce – e che è anche con prepotenza protagonista delle trasformazioni dell’ambiente – è gioco forza a doppio senso. Il paesaggio che emerge dal percorso espositivo non ha dunque nulla di scontato o di codificato, non è fine a sé stesso, non è spunto per rappresentazioni di genere: è piuttosto un mezzo per costruire senso, uno strumento attivo per trasmettere un messaggio. Sono oltre 60 gli artisti scelti per la mostra, con fotografie (le più numerose), opere pittoriche, video, video-installazioni, interventi context specific, un progetto web specific. E non è certo un Eden né una Terra promessa quel che ne viene fuori; piuttosto un mondo complesso, sofferto, in cui serpeggia il timore di aver violato irreparabilmente l’equilibrio con la natura, animato dalla difficile ricerca, se non dell’armonia, almeno di un compromesso vivibile.


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