12 giugno 2018

Pittsburgh secondo W. Eugene Smith

«La fotografia è una debole voce, al massimo, ma qualche volta, solo qualche volta, una fotografia o un gruppo di foto possono richiamare i nostri sensi verso la coscienza in qualcuno, le fotografie possono provocare delle emozioni così forti da fungere da catalizzatori per il pensiero» scriveva William Eugene Smith. «Qualcuno, o magari molti di noi, possono essere spinti ad ascoltare la ragione, a trovare un modo per raddrizzare ciò che è torto. Gli altri possono magari avvertire comprensione e compassione nei confronti di coloro la cui vita è estranea alla nostra».

A 100 anni dalla nascita di uno dei protagonisti della fotografia mondiale la Fondazione MAST. Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna propone fino al 16 settembre, per la prima volta in Italia, W. Eugene Smith: Pittsburgh, ritratto di una città industriale, a cura Urs Stahel. Un’opera colossale che il fotografo americano (1918-1978) realizzò a partire dal 1955 sulla città della Pennsylvania, Stati Uniti, uno dei distretti industriali più famosi del Novecento.

Un lavoro magnifico e sofferto, per cui l’artista rischiò di finire sul lastrico: 170 stampe vintage provenienti dalla Collezione del Carnegie museum of art di Pittsburgh sulla città, uno sguardo lucido sull’America degli anni Cinquanta, tra luci, ombre e promesse di felicità e progresso.

Fotoreporter di Life e, soprattutto, intellettuale libero, a 36 anni Smith decide di lasciare la storica rivista americana che l’aveva consacrato presso il grande pubblico e di ricominciare a lavorare da solo per liberarsi dai vincoli imposti dai media. Il progetto su Pittsburgh nasce così.

Memorabili i reportage realizzati per Life durante la Seconda guerra mondiale, le immagini strazianti colte durante la battaglia nel 1944 sull’isola di Saipan, nel Pacifico Occidentale, i volti disperati nei villaggi spagnoli, i bambini ammalati, lo sguardo del medico che non riesce a comunicare ai genitori che non guariranno. Le foto di Smith sono più famose del loro autore, il poco conosciuto reportage su Pittsburgh resta il suo capolavoro.

Il nucleo di foto in mostra rende esattamente l’idea della sua modalità di lavoro. Il fotografo viene chiamato dal municipio della città per una pubblicazione celebrativa sul bicentenario della sua fondazione. Pittsburgh è nel pieno del boom economico grazie all’industria siderurgica, che attira operai da tutto il mondo. Smith resta affascinato da questa realtà, osserva i volti dei lavoratori, le strade, le casette costruite in serie e le fabbriche. Indaga nell’ambiguo benessere, scopre l’inquinamento che tutti ignorano, le tante contraddizioni di un tessuto sociale che sta esplodendo. Attorno alle acciaierie si è creata una comunità, ma a che prezzo?

Le sue immagini non sono retoriche, fermano il presente e guardano al futuro, non è un fotografo come gli altri ma uno scrittore con una narrazione precisa e spietata. In tre anni realizza 20.000 negativi, 2000 masterprint, e per tutta la vita cerca di produrre il saggio che svela il cuore della città: nel bene e nel male, nessuno deve essere escluso.

Un’esperienza che si rivela una tragedia. Pubblica solo una parte del reportage sul Photography Annual nel 1959, l’unica rivista su cui accetta di far comparire le sue foto perché gli garantisce il controllo assoluto su 36 pagine, con un contributo dal titolo Pittsburgh - W. Eugene Smith’s Monumental Poem to a City.

Rifiuta, nonostante i problemi economici, le consistenti offerte venute da Life. Non aveva mai creduto nel sistema informativo americano; la complessità del racconto sulla città l’aveva fatto riflettere: «Penso che il problema principale sia che non c’è fine a un soggetto come Pittsburgh, e non ci sia modo di portarlo a compimento». Semplicemente, unicamente William Eugene Smith.

 

Eugene Smith: Pittsburgh. Ritratto di una città industriale, a cura Urs Stahel. Mostra organizzata dalla Fondazione MAST. Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna in collaborazione con Carnegie museum of art, Pittsburgh, fino al 16 settembre (ingresso gratuito - orari: martedì-domenica dalle 10 alle 19)

 

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