19 luglio 2016

Pokémon GO: quando la realtà (aumentata) supera la fantasia

Che il franchise Pokémon fosse sinonimo di successo lo si comprese bene sin dalla metà degli anni Novanta, quando il 27 febbraio 1996, in Giappone, debuttarono sul mercato Pocket Monsters Red e Pocket Monsters Green, i primi due giochi di ruolo della serie Pokémon creati da Satoshi Tajiri (Tokyo, 28 agosto 1965) di Game Freak e pubblicati per la console portatile Game Boy dal colosso del videogioco nipponico Nintendo, editore leader mondiale di settore grazie a serie quali Super Mario, Metroid e The Legend of Zelda. Le due opere in questione, sofisticati giochi di ruolo adatti tanto ai giovanissimi quanto ai ragazzi più grandi grazie a meccaniche semplici da comprendere ma dotate di una notevole profondità tattica e strategica, ebbero un impatto devastante sul mercato, bissando il successo anche quando sbarcarono, due anni dopo, in Occidente, con i nomi di Pokémon Red e Pokémon Blue. Ma i capostipiti interattivi della saga non erano altro che la punta dell’iceberg di un fenomeno, presto ribattezzato dai mass media “Pokémon mania”, destinato a proliferare non solo nel campo del videogioco, ma anche in moltissimi altri, tra cui in particolare quelli dei fumetti, dei cartoni animati, del cinema, dei giochi di carte collezionabili e del merchandise più disparato. Un fenomeno industriale oltre che sociale, Pokémon, in grado di generare nel 2015, solo dalla vendita di gadget su licenza, un fatturato globale di 2,1 miliardi di dollari. Dal suo esplosivo debutto, il marchio Pokémon non è mai tramontato, consolidandosi saldamente nell’immaginario collettivo, con Pikachu, il topo elettrico simbolo dei Pocket Monsters, capace persino di insidiare Topolino a livello di notorietà e riconoscibilità tra le fasce di bambini e ragazzi. Dopo vent'anni di stabile successo, la saga è tuttavia nuovamente esplosa nel luglio 2016, quando, prima in USA e poi nel resto del mondo, ha debuttato sugli store digitali Pokémon GO, un videogioco per dispositivi Android e iOS sviluppato per Nintendo da Niantic, Inc. (sviluppatore californiano specializzato in applicazioni in realtà aumentata e già messosi in luce con la app Ingress), che permette al giocatore di applicare il classico schema di gioco di Pokémon, cioè vagare per il mondo alla ricerca di creature da catturare e allenare, ai luoghi della vita reale. Grazie al meccanismo della realtà aumentata, che consente di applicare immagini digitali al luogo nel quale ci troviamo, possiamo esplorare strade e piazze che ci circondano alla ricerca dei primi 151 Pokémon presenti per adesso in Pokémon GO. Per “acchiapparli tutti” (questo il celeberrimo slogan della serie Pokémon), il giocatore si servirà del GPS e della telecamera del suo smartphone. Le creature si vedranno quindi comparire sovrapposte all’ambiente circostante, come se facessero parte del mondo reale. Una volta individuati, i Pokémon potranno essere catturati mediante una Sfera Poké, prendendo la mira e spostando il dito sul touchscreen dello smartphone per simulare il lancio dell’iconico oggetto in cui la creatura verrà auspicabilmente rinchiusa. La app porta il giocatore a esplorare i dintorni del luogo in cui si trova, camminando in cerca di Pokémon, per aumentare la collezione di creature, farne evolvere gli esemplari e unirsi a una delle tre squadre disponibili nel gioco, per allearsi e sfidarsi con altri giocatori reali e con le loro creature virtuali.   Pokémon GO è il primo vero videogioco Nintendo lanciato sul mercato degli smartphone (la app Miitomo non è propriamente un gioco) e il suo successo è stato travolgente, superando ogni più azzardata e ottimistica previsione. I numeri del gioco sviluppato da Niantic sono impressionanti. La mania collettiva globale scatenata da Pokémon GO ha messo le ali alle azioni di Nintendo, che nel giro di sole sette sedute alla Borsa di Tokyo, dal momento del lancio della app in USA, Australia e Nuova Zelanda, ha visto schizzare il titolo alle stelle, con un incremento del 93,2%, che ha significato un effettivo raddoppio del valore delle azioni del colosso nipponico a una sola settimana dall’uscita del prodotto. In termini di capitalizzazione, nello stesso periodo di sette giorni, Nintendo è passata da 23 a 30 miliardi di dollari. Ma non è tutto. Nella prima settimana di lancio negli Stati Uniti, la app è stata scaricata da 65 milioni di persone, registrando più utenti attivi al giorno di qualsiasi altro gioco per piattaforma mobile (con picchi di 21 milioni di giocatori attivi, più del precedente record ottenuto dal puzzle game mobile Candy Crush Saga, nel 2013), superando gli utenti attivi giornalieri della nota app di appuntamenti galanti Tinder e arrivando sempre più vicino al numero di quelli di Twitter su Android. Questo lo ha reso anche il titolo più remunerativo mai uscito per Android e iOS, oltre a quello che ha raggiunto tale risultato nel minor tempo di sempre: 4 giorni su iOS, e appena 13 ore su Android). Record anche nel tempo medio d’uso della app: negli Stati Uniti, si sono registrate medie di 43 minuti giornalieri per utente, polverizzando i tempi di utilizzo di app del calibro di WhatsApp (30 minuti) e di Instagram (25 minuti), ma anche di social network come Facebook (22 minuti) e Snapchat (18 minuti). Secondo l’analista dell’Ace Research Institute di Tokyo Hideki Yasuda, Pokémon GO è il primo gioco per smartphone divenuto un fenomeno sociale. Le ragioni di questo delirio collettivo, in realtà, sono estremamente semplici da individuare e comprendere. I creatori del gioco hanno infatti utilizzato la realtà aumentata per trasferire la geniale meccanica di gioco tradizionale di Pokémon all’oggetto centrale della vita della stragrande maggioranza degli uomini nella società contemporanea: lo smartphone, status symbol, ossessione e inseparabile compagno della quotidianità di tutti noi. Se il protagonista della storia di Pokémon è sempre un ragazzo che esplora il mondo alla ricerca di mostriciattoli da fare propri e con i quali battersi per diventare il più grande degli allenatori, anche il possessore dei videogiochi per console tascabili ricalcava le sue orme, giocando ovunque si trovasse e potendo sfidare altri colleghi allenatori. Con Pokémon GO accade lo stesso, soltanto su ben più larga scala, trattandosi di una app gratuita (sono consentite le micro-transazioni all’interno del gioco) e per tutti i principali smartphone. Il rinnovato successo della formula Pokémon si è rivelato talmente devastante da non riguardare solo l’economia, ma finendo per investire la sfera sociale e dei costumi. Il videogiocatore, tradizionalmente considerato un soggetto pigro e sedentario, pertanto reputato a rischio perenne di finire vittima di sovrappeso, isolamento e scarsa socialità, si scopre ora desideroso non solo di uscire di casa, mosso dalla voglia di catturare i mostri tascabili Nintendo, ma persino di scoprire i luoghi di interesse vicini e lontani, essendo questi i luoghi di gioco con particolari caratteristiche dove rifornirsi di oggetti preziosi o battersi per affermare la propria abilità e potenza. Alcuni meccanismi di gioco, peraltro, impongono al giocatore di camminare, dovendo percorrere anche fino a 10 Km per veder schiudere delle particolari uova di Pokémon (il dispositivo si accorge se l’utente è su un mezzo motorizzato, pertanto tale escamotage non è valido allo scopo di non camminare). La grande massa di giocatori in perenne esplorazione alla ricerca di Pokémon nei luoghi di interesse del mondo reale ha inoltre determinato un incremento esponenziale nel tasso di incontri tra utenti di Pokémon GO, spingendo per una volta i giocatori a socializzare tra loro senza il bisogno di ricorrere alla Rete. Tutto ciò ha anche generato una serie di situazioni bizzarre, in alcuni casi positive (individuazione di attività criminali, incremento degli affari di diversi locali commerciali), in altri negative (incidenti stradali causati da guidatori distratti dalla ricerca di Pokémon), ma che non fanno che sottolineare con forza l’entità del fenomeno, rafforzato anche dalla cosiddetta Millennial nostalgia, quel sentimento provato da coloro che, negli anni Novanta, giocarono con i titoli Pokémon per il primo Game Boy di Nintendo. Un successo così improvviso e imponente ha indotto molti commentatori a chiedersi se il fenomeno potrà rivelarsi duraturo o meno; secondo Michael Pachter, analista di mercato per Wedbush Securities, Pokémon GO non avrà più di quattro mesi di reale popolarità. In realtà, è assai improbabile che Pokémon GO possa davvero rivelarsi una semplice bolla passeggera di mercato, per almeno due ragioni. In primo luogo, lo schema di gioco classico di Pokémon, altamente competitivo, è molto profondo e richiede una lunga pratica per rafforzare la propria schiera di creature e raggiungere risultati di rilievo. Inoltre, è imminente l’uscita dell’accessorio Pokémon GO Plus, un braccialetto che si connette ai dispositivi dei giocatori tramite Bluetooth e che serve a segnalare eventi di gioco nelle vicinanze anche quando non si è attivamente impegnati a partecipare all’azione. Ciò spingerà la community di giocatori a essere ancora più coinvolta e partecipativa. Va infine notato che Pokémon GO, essendo un titolo in realtà aumentata, spinge l’utenza a sfruttare in modo massiccio la fotocamera digitale per scattare foto di gioco da condividere e rendere virali attraverso i social network: tale meccanismo, estremamente pervasivo e connaturato alle abitudini contemporanee dell’utente digitale medio, aumenta ulteriormente l’engagement di Pokémon GO, stabilizzandolo nella vita quotidiana del giocatore. Il tutto senza considerare gli inevitabili e costanti aggiornamenti: va infatti ricordato che al momento sono disponibili in Pokémon GO solo 151 su un totale attuale che supera i 720 esemplari e che è comunque in costante aumento.

 


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