13 settembre 2019

Presente e passato in Val di Cogne, ai piedi del Gran Paradiso

Cogne: un nome che richiama immediatamente memorie e cronache nerissime. Un paese che sembra essersi legato per sempre alla cupa tragedia del 2002, evento che rischia ancora oggi di pregiudicare la realtà di un territorio meritevole invece di tutt’altra attenzione. Siamo in Valle d’Aosta a 20 km dal capoluogo regionale: dall’uscita dell’autostrada Aosta-Saint-Pierre la regionale 47 si inerpica tra le montagne fino al fondovalle e ai 1534 metri slm della nota cittadina.

Il viaggio inizia qui, ma viene voglia di fermarsi subito: il castello di Aymavilles con i suoi torrioni merlati impone in silenzio un primo altolà. Vale la pena assecondarlo perché oltre al maniero ‒ fortificazione medievale prima e dimora nobiliare barocca poi ‒ si compiono scoperte notevoli anche nei dintorni: la chiesa di Saint-Léger, dalla variopinta facciata affrescata, e il magnifico ponte-acquedotto romano di Pont d’Ael, del 3 a.C.

Si riparte. Il ponte di Chevril oltrepassa il torrente Grand Eyvia e conduce al versante occidentale della strada costeggiando larici, cascate e i ruderi di una fonderia dismessa dopo la chiusura delle miniere più a monte. Tra una galleria e l’altra la valle si apre e si chiude, alternando visuali più ampie a canaloni e impervi declivi sovrastati dalle vette del Grìvola e del Gran Nomenon, il cui vallone si diparte dall’abitato di Vieyes.

Su, su. Si continua a salire fino alla frazione cognina di Épinel, il cui nucleo storico si distingue per le antiche case in pietra e la chiesa dei Ss. Fabriano e Sebastiano (1699). Chi vuole può incamminarsi per la casaforte medievale di Tarambel (1198) o sul sentiero attrezzato che conduce allo stagno di Les Fontaines, insolito habitat umido perfettamente inserito nel contesto alpino. Dopo Épinel è la volta della borgata di Cretaz, da cui si può raggiungere Cogne attraversando la splendida Prateria di Sant’Orso: un’immensa distesa erbosa che con la neve ospita chilometri e chilometri di piste di fondo. Nella bella stagione il prato è un mare verde pullulante di insetti, fiori ed erbe spontanee: si resta inebriati dai colori e dai ronzii, in una danza di biodiversità che va in scena ogni giorno sotto lo sguardo roccioso della Punta Pousset e proprio davanti alla tranquilla cittadina.

Nata e cresciuta intorno alla piazza del Municipio e alla chiesa di S. Orso (già nota nel 1202), Cogne si sviluppò a partire dal XII secolo grazie alla storica attività mineraria locale, definitivamente conclusa nel 1979. Le miniere di magnetite purissima di Liconi, Colonna e Costa del Pino (recentemente aperta al pubblico) accrebbero nei secoli il benessere e l’economia locale, lasciando il proprio segno sulle pendici del monte Creya ‒ dove si riconoscono la vecchia teleferica, la funivia dei minatori e il villaggio industriale, oggi sede di un centro espositivo e della Fondation Grand Paradis. In recente e colpevole abbandono è invece la tramvia intercomunale che avrebbe dovuto collegare Cogne a Pila: anni di lavori e decine di milioni di euro non sono bastati a rendere operativo un percorso alternativo a quello stradale. Purtroppo il “trenino di Cogne” è diventato vecchio senza essere mai partito; oggi stazione e linea sono in attesa di nuove destinazioni di utilizzo. Archeologie industriali e infrastrutture dismesse sembrano comunque lontane anni luce dal vivace presente del paese, contraddistinto da un turismo in buona sintonia con la qualità del paesaggio circostante.

Nonostante il notevole afflusso di sciatori, villeggianti e amanti della montagna, il paese non ha subìto un’urbanizzazione eccessiva: con lungimiranza i cogneins hanno saputo preservare il territorio da abusi e speculazioni edilizie, costruendo oculatamente e privilegiando la ristrutturazione degli edifici esistenti. Case vacanze, negozi per gourmet, hotel e ristoranti signorili si alternano armonicamente alle abitazioni, ai centri sportivi e agli edifici pubblici. Il discorso vale anche per le ultime frazioni dove si respira un’atmosfera di altri tempi. Case e viuzze, stalle e abbeveratoi punteggiano l’abitato di Valnontey, piccola valle che apre la vista e il cuore sul massiccio del Gran Paradiso. Ospita il giardino botanico alpino Paradisia e i sentieri che conducono al rifugio Vittorio Sella e alle montagne più alte: chi li volesse percorrere si imbatterà facilmente in incontri straordinari con camosci, stambecchi, volpi e aquile reali. Altre interessanti escursioni si diramano da Lillaz, pugno di case famoso per le sue cascate di 150 metri, e da Gimillan: a 1787 metri slm è borgo e terrazza panoramica, con vista memorabile su Cogne, il Gran Paradiso e il Monte Bianco.

 

Immagine: Cogne, la Prateria di Sant’Orso e sullo sfondo il Gran Paradiso (2017). Crediti: Domenicobici [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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