18 ottobre 2020

Prima del Mediterraneo: “il mare interno e nostro”

 

L’immagine del Mediterraneo come un mare interno racchiuso tra i continenti di Europa, Africa e Asia, lungi dall’essere un dato ovvio e naturale come può apparirci oggi, è in realtà un’acquisizione greca di epoca arcaica (VII-VI secolo a.C.), frutto di un processo conoscitivo avviato dalla navigazione a fini commerciali, in cui erano molto attivi anche i Fenici, e dalla creazione di colonie in Asia Minore e in occidente, in particolare in Italia meridionale e in Sicilia, fino a Massalia (odierna Marsiglia), come hanno messo in luce diversi studi di Francesco Prontera.

In un celebre passo del Fedone (109a-b), per bocca di Socrate, Platone equipara il Mediterraneo a uno stagno intorno al quale abitiamo come formiche o rane, occupando solo una piccola parte della terra, quella appunto in prossimità del mare, compresa tra le Colonne d’Ercole e il Fasi, fiume della Colchide, che sfociava sulla costa orientale del Mar Nero. Per questa stretta correlazione dello spazio marittimo con la terra effettivamente abitata, l’ecumene (οἰκουμένη‎) e in una prospettiva ellenocentrica, in un passo poco seguente dello stesso dialogo (113a), Platone per la prima volta definisce il Mediterraneo “il nostro mare” (“τῆς παρ᾽ἡμῖν θαλάττης”).

Le definizioni utilizzate dai Greci di “mare nostro” o di “mare interno”, in contrapposizione alla cintura esterna dell’Oceano che circonda la terra, sono riprese in ambito romano, dagli scrittori sia di lingua greca sia di lingua latina (il nome Mediterraneo non è attestato prima del III secolo d.C.). All’idea di finitezza e centralità di questo mare, perno di “connettività” e di interazione economica e culturale tra comunità e popoli differenti, si aggiunge però una nuova accezione politica e ideologica, poiché progressivamente tutte le terre affacciate sulle sue acque entrano a far parte del dominio romano.

L’espansione di Roma, città tirrenica, nell’intero bacino del Mediterraneo inizia con la prima guerra punica (264-241 a.C.) e la conquista delle grandi isole, che diventano le prime province dell’impero: Sardinia-Corsica e Sicilia. Nel 212 a.C., a opera del console Marco Claudio Marcello, cade Siracusa, la ricca città greca che era stata a sua volta una potenza marittima. Intorno alla metà del II secolo a.C. Roma assume il controllo del Mediterraneo occidentale, sconfiggendo definitivamente l’acerrima rivale Cartagine, e del Mediterraneo orientale, con la presa della Grecia e il prepotente ingresso nei territori dei regni ellenistici, creatisi dalla disgregazione dell’impero di Alessandro Magno.

Le vittorie sul mare sono parte importante della celebrazione di Gneo Pompeo Magno che, dopo aver ottenuto un potere straordinario dal Senato nel 67 a.C., riesce a debellare la piaga della pirateria nell’intero Mediterraneo e grazie al suo valore rende quel mare immenso, dall’Oceano fino all’estremità del Ponto, un unico porto sicuro e ben chiuso dominato dal popolo Romano, secondo le parole di Cicerone nell’orazione De provinciis consularibus (31), tenuta nel 56 a.C. Non a caso Pompeo, come dominatore del mare, viene onorato in immagini statuarie che lo assimilano a Nettuno.

E sono due vittorie navali, quella di Nauloco, nel 36 a.C., proprio sul figlio di Pompeo, Sesto, e quella di Azio, nel 31 a.C., su Cleopatra e Marco Antonio, che porta all’annessione dell’Egitto, a determinare l’ascesa definitiva di Ottaviano, poi Augusto. Nel testamento politico che egli affida alle Vestali poco prima di morire e chiede di incidere su tavole bronzee davanti al suo mausoleo, è il mare con la sua pacificazione (“Mare pacavi…”) che apre la narrazione della sottomissione dell’orbis terrarum all’impero romano (Res Gestae, 25-33; cfr. anche 13; fondamentale sul tema lo studio di Giovannella Cresci Marrone, Ecumene augustea. Una politica per il consenso, edito nel 1993). Nel testo autocelebrativo, e in gran parte autogiustificatorio di Augusto, il dominio di Roma si è esteso tramite le imprese condotte per mare e per terra su tutto il mondo abitato: a ovest fino a Gades (oggi Cadice), in corrispondenza delle Colonne d’Ercole; a nord fino alla foce del fiume Elba e alla cintura oceanica – è taciuta la grave sconfitta di Teutoburgo che ha drasticamente ridotto le ambizioni di espansione in Germania; a sud in Etiopia e in Arabia; a est fino al regno dei Parti, con i quali Augusto aveva ottenuto la vittoria, pur ‘diplomatica’, della restituzione delle insegne perse dal triumviro Crasso a Carre nel 53 a.C. Nella strategia di comunicazione augustea, affidata ai testi scritti, letterari ed epigrafici, come alle arti figurative – basti pensare alle gallerie di personificazioni dei popoli vinti diffuse a Roma e in altri luoghi dell’impero o alla simbologia della Gemma Augustea – la portata del dominio romano viene ideologicamente dilatata fino a coincidere con l’estensione stessa dell’ecumene, cui Roma assicura pace, civiltà, ordine, prosperità, e che doveva essere rappresentata nella cosiddetta “carta di Agrippa”, esposta nella Porticus Vipsania in Campo Marzio.

In questi termini celebrativi si può leggere la descrizione del “mare detto interno e nostro” (“ἡ ἐντὸς καὶ καθ᾽ἡμᾶς λεγομένη θάλαττα”) redatta in età augustea da Strabone, originario di Amasia nel Ponto, nella sua Geografia (2, 5, 18-25). Dei quattro golfi che provengono dall’Oceano e si aprono tra i continenti, il Mediterraneo è di gran lunga il più importante, per le sue dimensioni, la varietà e perché lungo le sue coste abitano popoli e città ben governati e ricchi di conoscenza, tanto che proprio da qui Strabone comincia la descrizione dell’ecumene. Questo mare favorisce le relazioni e i commerci, tanto più ora che tutte le terre si trovano integrate nel sistema amministrativo romano, pur mantenendo il proprio sostrato culturale e le proprie peculiarità storico-geografiche.

Nella visione civilizzatrice e universale del dominio romano è fondamentale l’esperienza di Alessandro Magno, che dai tempi dei trionfatori repubblicani costituisce il modello da imitare, e che tanta importanza avrà nelle ricorrenti mire espansionistiche degli imperatori a oriente, tanto più che il condottiero macedone era riuscito a spingersi fino all’India e forse fino al Gange.

La dimensione mediterraneo-centrica dell’impero conoscerà un inesorabile declino dalla fine del III secolo d.C., con la riforma di Diocleziano, che relega Roma e la penisola italica a un ruolo periferico dal punto di vista geografico e politico, sancito poi da Costantino, nel 330, con la fondazione della nuova capitale, Costantinopoli, sul Bosforo, alle porte dell’Asia. La divisione dell’impero romano di Occidente e di Oriente alla morte di Teodosio I, nel 395, pone fine all’unità politica del Mediterraneo.

Il resto è storia, di conflitti – come recita nel titolo un recente libro di Luciano Canfora –, ma anche di contatti, connessioni, scambi tra gli uomini che continuano ad abitare le terre i cui litorali si susseguono lungo lo spazio marittimo chiuso e al contempo multiforme del Mediterraneo.

 

 

Per approfondire:

- C. Nicolet, L’inventaire du monde: géographie et politique aux origines de l’Empire romain, Paris 1988.

- G. Cresci Marrone, Ecumene augustea. Una politica per il consenso, Roma 1993.

- P. Horden, N. Purcell, The Corrupting Sea. A Study of Mediterranean History, Oxford 2000.

- S. Guarracino, Mediterraneo. Immagini, storie e teorie da Omero a Braudel, Milano 2007.

- F. Prontera, Il Mediterraneo: scoperta e rappresentazione, in Geographia Antiqua, 16-17,2007-2008, pp. 41-60.

- P. Ruggeri, Mare nostrum nella tradizione storico-letteraria greca e romana, in Identità del Mediterraneo: elementi russi. XXXI Seminario per la Cooperazione Mediterranea (Carbonia, 18-20 novembre 2010), Cagliari 2012, pp. 399-417.

- P. Horden, Sh. Kinoshita (eds), A Companion to Mediterranean History, Oxford 2014.

- F. Prontera, Sul Mediterraneo come categoria storico-geografica, in Geographia Antiqua, 23-24,2014-2015, pp. 17-23.

- L. Canfora, Mediterraneo, una storia di conflitti, Roma 2016.

 

Immagine: 1846 Antica mappa dell'Europa Antico Impero Romano. Crediti: Steven Wright / Shutterstock.com

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