24 febbraio 2021

Ren Hang, eterno fanciullo

Ora che torniamo a parlare della fragilità del corpo, in un tempo di pandemia che ha svelato la vulnerabilità del pianeta di fronte a un nuovo ceppo di Coronavirus, ora che la dimensione delle nostre abitazioni è stata riscoperta in un tempo di quarantena più o meno stretta a seconda delle ondate e dell’indice di trasmissione del contagio, proprio ora è importante tornare indietro e ripensare a un artista che ha messo in primo piano e a nudo l’intimità umana attraverso le sue immagini.

Il fotografo cinese Ren Hang morì 4 anni fa in questo giorno, il 24 febbraio, lasciando attonita un’ampia platea di ammiratori in tutto il mondo. Il suo suicidio arrivò poco dopo la pubblicazione delle sue poesie, per la prima volta tradotte in inglese, raccolte in una silloge dal titolo Word or two. Nel suo blog parlava della depressione che lo affliggeva e affidava alla parola il racconto di questo disagio, ma le sue immagini celebravano l’umanità raffigurata nella sua nudità primaria e vitale, fino ad essere accusato di pornografia nel suo Paese. Più volte arrestato e censurato in Cina, Ren Hang si era stabilito a Berlino e, non ancora trentenne, vantava un lungo elenco di esposizioni internazionali tra cui le ultime mostre personali, nel 2017, ad Amsterdam e a Stoccolma, e quelle dei primi anni, come la collettiva del 2013 a Pechino, a cura di Ai Weiwei.

Ciò che raffigura e il modo in cui si rapporta ai suoi soggetti, rende Ren Hang un artista unico e immediatamente riconoscibile.

I protagonisti delle sue foto sono di solito giovani, nudi e in contesti ben definiti: il chiuso di una stanza o lo spazio della natura; il tetto di un grattacielo o un ambiente urbano freddo e vuoto. Sono scene create in luoghi familiari o naturali, ma che rappresentano posizioni avulse dalla quotidianità nelle quali sono ritratti amici e conoscenti (Ren Hang in seguito accetterà anche proposte provenienti da persone esterne alla sua cerchia che volevano diventare suoi modelli). Una coreografia della solitudine che, lontana dalla realtà, diventa lo specchio di una intimità solitamente negata. Vengono in mente le danze degli efebi nudi delle gimnopedie greche e a queste figure nel pieno della giovinezza Ren Hang accosta spesso simboli della natura: animali, fiori o altri vegetali, creando una insolita galleria della sua generazione. In questa raffigurazione dei suoi coetanei, l’artista cinese ha incluso anche se stesso, con il suo sguardo interrogativo, di un colore scuro e liquido «metà acqua, metà fuoco», per dirla con Wang Shuo, influente scrittore cinese contemporaneo. Ha anche raffigurato la madre, ritratta come le sue modelle, ma vestita, e ha collaborato con il mondo della moda, come testimonia una delle esposizioni italiane dedicate all’artista dopo la sua scomparsa: Ren Hang, photography, presso la Fondazione Sozzani di Milano. Precedentemente, un altro tributo al genio del fotografo cinese in Italia è venuto dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, con una mostra a cura della direttrice Cristiana Perrella: Ren Hang. Nudi.

Le opere di Ren Hang fermano il tempo di una giovinezza così nuda da apparire cruda e libera, senza voler lanciare messaggi precisi né permettere di incanalarle in categorie, come dichiarato dall’artista stesso. La sua tragica fine non ha arrestato l’interesse intorno a colui che con i suoi scatti ed i suoi versi si è affermato come un “eterno fanciullo”, come disse di sé Egon Schiele. Infatti, anche l’artista austriaco, pittore e disegnatore, ebbe un impatto dirompente sulla sua epoca a causa della raffigurazione di corpi nudi, nodosi e annodati l’uno all’altro, e subì l’accusa di pornografia. Allo stesso modo di Ren Hang, affidò non solo alle arti figurative, ma anche alla parola (sebbene i suoi versi siano poco noti rispetto ai dipinti) il suo stato d’animo di uomo e artista. Tra le sue riflessioni troviamo l’intensità di una vita inscindibile dalla sua opera, come queste dichiarazioni, così vicine al mondo del giovane fotografo cinese: «Colui che esprime è artista. Colui che vive è unico. – Comprate! Non quadri, non prodotti, non lavoro. Quadri? – Fatti di me, non da me».

 

Immagine: Ren Hang al Bitume Photofest, Lecce 2014 (foto di Annamaria Serinelli)

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0