22 novembre 2012

Reti di indignazione e di speranza

La crisi finanziaria che ha scosso l’Occidente a partire dal 2008 e la crisi ideologico-politica che ha sconvolto gli equilibri nel modo arabo hanno dato vita a fenomeni sociali rilevanti, dagli sviluppi ancora per alcuni aspetti imprevedibili. Dai movimenti di rivolta in Egitto e in Tunisia, alla protesta degli Indignados in Spagna, alle manifestazioni di Occupy Wall Street negli Stati Uniti: gli ultimi anni sono stati attraversati da un’ondata dirompente, e non a caso il Times ha dedicato la copertina del numero sul personaggio dell’anno 2011 a un anonimo ‘Protester’, emblematico dello spirito del tempo. Nel suo ultimo saggio, da poco arrivato in libreria, Reti di indignazione e di speranza (Egea, casa editrice dell’Università Bocconi) il sociologo Manuel Castells analizza le radici di questi sommovimenti, sottolineandone gli elementi comuni, pur nella diversità dei contesti, e individuando il ruolo decisivo e imprescindibile svolto da Internet e dai social network. Gli spazi della rete, liberi dal controllo del potere costituito, hanno rappresentato il terreno comune in cui le aspirazioni dei singoli hanno trovato modo di aggregarsi, attivare connessioni e creare significato, vincere la paura e osare la speranza. La rete ha fornito la piattaforma tecnologica necessaria a una condivisione veloce e continuativa, che ha consentito al contropotere di contrastare le reti interconnesse – politiche, finanziarie, mediatiche – del potere costituito. Castells, che ha avuto modo di conoscere da vicino il movimento degli Indignados e altri analoghi in altri Paesi, accedendo a testimonianze dirette, non vuole tuttavia dire una parola definitiva sui processi di trasformazione analizzati, né formulare giudizi, anche perché è ancora troppo presto e gli esiti ancora in via di evoluzione. Sottolinea tuttavia come le nuove reti nate spontaneamente, senza leadership, dovranno trovare il modo per ‘riprogrammare’ la politica, l’economia, la cultura, integrando le diverse anime del cambiamento; un passaggio inevitabile come quello che ha portato, dopo aver riempito spazi virtuali, a occupare spazi reali come le piazze e luoghi simbolici: «Nella nostra società, lo spazio pubblico dei movimenti sociali viene costruito come uno spazio ibrido tra i social network di Internet e lo spazio urbano occupato: integrare tra loro il cyberspazio e lo spazio urbano in un’interazione continua finisce per costituire, in senso tecnologico e culturale, comunità istantanee di pratica trasformativa».


0