15 maggio 2018

Riapre il Museo Diocesano Belluno Feltre

I musei diocesani sono una preziosa realtà italiana, conservano opere straordinarie eppure sono ancora poco visitati. Nella sede del Palazzo dei Vescovi di Feltre si è inaugurato il nuovo Museo Diocesano Belluno Feltre, diretto da monsignor Giacomo Mazzorana.

Ventisette saloni, affreschi e architetture raccontano i mille anni di storia dell’edificio e dei quattrocento reperti esposti. Sculture e dipinti ma anche oreficerie, come il mitico calice paleocristiano del diacono Orso, il più antico calice eucaristico dell’Occidente. Un oggetto che per alcuni studiosi, soprattutto del mondo inglese, riporta al Santo Graal. Non meno notevole è il raffinato reliquiario a busto di s. Silvestro papa, proveniente dalla Certosa di Firenze, capolavoro di Antonio di Salvi, allievo del Pollaiolo.

Il percorso museale inizia nell’androne di ingresso affrescato nel 1504, alcuni studiosi sostengono da Andrea Mantegna, che presenta il trigramma di Cristo di s. Bernardino da Siena e, poco distante, S. Prosdocimo battezza la città di Feltre della maniera di Palma il Giovane. Nella sala neoclassica la Natività di Sebastiano Ricci (1659-1734) e un’espressionistica Fuga in Egitto di Federico Bencovich (1677-1753). Ricci è presente anche con altri quattro capolavori (Madonna con Bambino tra i ss. Brunone e Ugo da Grenoble, Battesimo di Cristo, S. Brunone, S. Antonio Abate) nel salone centrale dal soffitto ligneo dipinto e dalle pareti decorate con le Virtù.

Quattro sale sono dedicate alla scultura lignea, così significativa nel territorio. Honoré de Balzac definiva Andrea Brustolon, a cui è dedicata un’intera sala, «il Michelangelo della scultura in legno», e come non essere d’accordo con lo scrittore francese.

La stanza successiva è riservata ai santi, con i Dodici apostoli della chiesa di S. Gottardo, databili fra il XV e XVII secolo. Una serie magnifica di sculture mariane che iniziano dalla medievale Madonna di Sanzan alla gotica Pietà-Vesperbild di Sedico, per terminare alle conosciutissime opere di Giacomo Piazzetta, padre del pittore Giambattista, e al capolavoro assoluto Assunta di Brustolon.

La quarta sala è dedicata al tema della Crocifissione, con varie opere tra le quali una testa Cristo dolente e un rinascimentale Crocifisso di Francesco Terilli.

Nell’ambiente un tempo dedicato alle udienze, spicca Madonna col Bambino tra i ss. Vittore e Nicola da Bari di Jacopo Tintoretto (1519-1594), firmata “tentor” come amava fare l’artista nelle sue opere giovanili. S. Gerolamo di Luca Giordano (1634-1705) dialoga con la Madonna della cintola di Nicola Grassi (1682-1748), considerata l’opera più riuscita dell’artista friulano. Quattro opere provenienti dalla Certosa di Vedana portano la firma del pittore viterbese Domenico Corvi (1721-1803), tra le quali si nota per spirito romantico Gedeone e il vello dell’agnello.

L’itinerario museale prosegue ridiscendendo al piano terra, attorno all’icona cinquecentesca Madonna di Candia tra i ss. Crisostomo e Francesco d’Assisi, proveniente anch’essa dalla Certosa di Vedana, una serie di antiche icone russe.

Non poteva mancare uno spazio dedicato alla devozione popolare con l’esposizione di diversi ex voto, provenienti dalla chiesa di S. Andrea di Belluno, inghiottita dal terremoto del 1873. Fra queste è pregevole sia per le qualità pittoriche che la dimensione inusuale, quello di Giovanna Forlina di Lamon, sfuggita nel 1702 a una tempesta. Un compianto scultoreo raffigurante un Cristo morto in versione popolare e anche un po’ ingenua chiude questa sezione.

Al museo è presente anche una sezione dedicata agli artisti contemporanei, con opere di Augusto Murer, padre Ugolino di Belluno, Jean-Pierre Rousseau, Gianantonio Cecchin e Vico Calabrò. Splendide le opere di Mimmo Paladino e Arnaldo Pomodoro, la prima in tecnica mista realizzata espressamente per il museo, una riflessione sul valore dell’uomo, sulla sua unicità. L’artista milanese offre una scultura bronzea, Sole radiante, iconograficamente legata al logo del museo, ricavato dal sole, quasi invisibile a occhio nudo, scolpito nella stella cometa della Natività di Cristo, all’interno della Croce postbizantina del 1542, della Cappella Gera.

 

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