03 giugno 2014

Ricardo Piglia, l'anti-Márquez

Nata come costola di Minimum Fax (la quale è tutt’altro che destinata alla chiusura, sebbene voci incontrollate ne abbiano profetizzato l’imminente fine), Sur si tuffa nel mondo latinoamericano alla scoperta di autori poco noti o del tutto sconosciuti al pubblico italiano, svelando così gli innumerevoli hic sunt leones di quella mappa della letteratura sudamericana che a tutti sembrava così chiara.

Una sorta di ideale contrapposizione al tipo di scrittore rappresentato da García Márquez, la cui morte alcuni mesi fa somiglia più ad un epitaffio tardivo per una letteratura da molto tempo passata di moda che alla morte di uno scrittore che realmente grande fu soltanto a tratti. Ricardo Piglia rappresenta uno degli esempi più fulgidi di questa ricerca: un autore tuttora vivente, molto noto in Argentina per il suo impegno intellettuale, del quale in prima battuta Sur ha pubblicato un paio di anni fa il capolavoro, Respirazione artificiale, e ora La città assente, romanzo del 1992 nel quale la cifra del suo autore emerge chiarissima, con una fisionomia profondamente assonante a quella evocata da Julio Cortázar nell'esordio delle sue Lezioni di letteratura californiane. In limine alle sue lezioni, per l'appunto, Cortázar individua nella letteratura latinoamericana tre fasi: “una prima fase che chiamerei estetica, una seconda fase che chiamerei metafisica e una terza fase, che dura ancora oggi, che potrei chiamare storica”; definizioni che sono il nucleo fondamentale attorno al quale si stringe l’opera di un intero continente, un accordo prolungato che riverbera il proprio suono nelle pagine dei migliori scrittori sudamericani e che ritroviamo nelle pagine del romanzo di Piglia.

Junior, un giornalista di origine inglese, indaga a Buenos Aires su un mistero che turba l'intera città: in un museo viene custodita una macchina, progettata da Macedonio Fernandez, costruita per ospitare lo spirito della defunta moglie Elena e i suoi ricordi. Da questa scaturisce una teoria infinita di storie, che scavano nella cosiddetta realtà una dimensione differente, invisibile ai più: i racconti si confondono e sovrappongono all'indagine di Junior e agli incontri nei quali egli apprende fatti che, anziché illuminare, rendono ancora più fumoso il groviglio di relazioni e contatti, suggerendo al lettore il sospetto che anche la vicenda raccontata sia in realtà solo un parto di quell'incredibile generatore di storie.

Vertiginosa riflessione sul potere delle storie e sulla loro capacità di vivere indipendentemente da chi le ascolta e legge, La città assente scardina in chiave postmoderna il continuum della Storia in quella “inattualità rivoltosa” che Furio Jesi, in Spartakus, contrappone alla pianificazione rivoluzionaria. Significativamente, in quella tensione continua che avvicina e allontana Piglia da Borges (tema importante dell'ultima parte di Respirazione artificiale), il centro assente del suo romanzo è la figura di Macedonio Fernandez, sorta di Socrate porteño molto amato dall'autore di Finzioni e responsabile di un'opera postuma ampia e insoluta; un nucleo squisitamente estetico, dunque, la cui peculiare natura porta tuttavia Piglia a interrogarsi sulla definizione estremamente arbitraria di realtà, per mettere in crisi la quale basterà rintracciare le sedimentazioni, attraverso la scrittura e la continua creazione di storie che la sua natura implica, che al di sotto della sua buccia la fanno scivolare impazzita nel tempo, in un'evocazione (che non è progettazione o ricostruzione) del futuro imminente o di un passato troppo recente, fatto di buche dove le vittime della dittatura militare vengono sepolte.

Complesso e paradossalmente non raccontabile attraverso altre parole che non siano quelle che proliferano dal testo come perenne fonte, il romanzo di Piglia si distacca da qualsiasi descrizione realista poiché crea da solo la propria realtà, acquisendo quella forma di letteratura assoluta che Burroughs, già negli anni ’50, declina nella chiave paranoica di una società preda di complotti e colpi di stato telepatici. Organismo vivente e alieno, La città assente impone al lettore di abbandonare la propria condizione di osservatore esterno e privilegiato per divenire oggetto di lettura del libro stesso, secrezione della fantasia che lo spirito di Elena sprigiona incessantemente in una sorta di creazione laica e allucinatoria, tesa a sgretolare la sintassi causale del mondo quotidiano per lasciare spazio a quell’orizzonte analogico e metaforico che dal pensiero contemporaneo sembra essere ormai miseramente scomparso.


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