04 febbraio 2013

Rodin all’Inferno

«Dante non è solamente un visionario e uno scrittore; è anche uno scultore […]. Quando descrive un personaggio, lo rappresenta solidamente tramite gesti e pose». Auguste Rodin subì una profonda fascinazione per l’opera di Dante, per il linguaggio denso e ‘scultoreo’ che con pochi tratti sa creare personaggi, comunicare gesti, convogliare sentimenti, condividere la disperazione, il dolore, l’amore; riconobbe una sorta di ideale consonanza con la propria cifra espressiva, dinamica, vibrante, sofferta. Quando nel 1880 fu incaricato di realizzare una porta decorativa destinata al Musée des Arts Décoratifs di Parigi (progetto poi abbandonato), Rodin ideò una delle sue opere più ambiziose, la Porte de l’enfer, ispirata per l’appunto proprio alla cantica dantesca, alla quale lavorò poi, lasciandola incompiuta, fino alla morte avvenuta nel 1917. La Real Academia de España di Roma propone ora in esposizione un aspetto meno noto della lunga frequentazione di Rodin con Dante: le stampe dei disegni ispirati all’Inferno, che pur non essendo quelli preparatori dell’opera scultorea, nascono nello stesso periodo e sono frutto della medesima ricerca. Si tratta di 129 stampe, 82 relative all’Inferno, 31 al limbo e 16 studi di ispirazione biblica. Significativo lo spazio dedicato al limbo che Dante esaurisce in un solo canto al quale invece Rodin dedica ampio spazio soffermandosi soprattutto sul tema della maternità. ‘Disegni neri’, dal tratto drammatico e contorto, con ombre crude e dense, corpi straziati dal dolore, volti deformati dalla paura e dalla sofferenza. L’opera grafica fu data alle stampe nel 1897 dalla Maison Goupil che aprì la strada con l’utilizzazione di tecniche per l’epoca sperimentali, alla riproduzione seriale e alla commercializzazione, segnando una tappa verso la fruizione di massa dell’opera d’arte.


0