03 ottobre 2014

Salvate gli elefanti del Mozambico

Fermate il massacro degli elefanti in Mozambico. L’appello arriva dalla Wildlife Conservation Society, ente no-profit che si batte contro il bracconaggio, attività che in Mozambico ha assunto la dimensione di vera e propria piaga sociale. Infatti, oltre a mettere in serio pericolo la sopravvivenza dei pachidermi, l’attività dei cacciatori di frodo sembra provocare gravi danni anche all’economia nazionale.

I dati sono in effetti allarmanti: soltanto nelle prime due settimane di settembre a Niassa sono stati uccisi 22 esemplari, mentre secondo le stime della Wildlife Conservation Society ogni anno vengono uccisi tra i 1500 e i 1800 elefanti, abbattuti sempre più spesso per soddisfare la crescente domanda di avorio (da molti chiamato “the white gold of jihad”) in arrivo dal mercato asiatico. Un’attività che secondo Carlos Pereira, consulente della WCS, sta assumendo delle caratteristiche sempre più inquietanti: nella provincia di Tete i cacciatori di frodo sono stati accusati di aver avvelenato alcuni fiumi, uccidendo in questo modo non solo alcuni elefanti, ma turbando il delicato equilibrio idrologico dell’intera zona e causando la morte di molti altri animali, soliti abbeverarsi presso gli stessi corsi d’acqua. Con gravi danni non solo all’ambiente, ma anche all’economia del Mozambico: secondo Pereira l'impatto della perdita di circa 1000 elefanti l'anno può essere quantificato, nelle casse dello Stato, come un ammanco di 9 milioni di dollari, e si traduce in una perdita di Pil pari a 15 milioni di dollari. In Mozambico la popolazione degli elefanti si aggira ormai intorno ai 22.000 esemplari, il 70% dei quali si trova proprio all’interno della riserva di Niassa e nel distretto di Magoe, nella zona settentrionale del Paese. Sono queste le località più colpite dalle incursioni dei bracconieri, mediatori di un traffico di armi, denaro e avorio che per dimensione e introiti, secondo le parole di Douglas Griffiths (ambasciatore statunitense a Mozambico), evidenzia ormai caratteristiche tipiche della «criminalità organizzata».


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