30 settembre 2013

Se a cinguettare è il grande Boccaccio

Nell’ambito delle celebrazioni per il 700° anniversario della nascita di Giovanni Boccaccio, tra le molte iniziative tradizionali che ne esaltano l’importanza nel rinnovamento della cultura italiana ed europea del quattordicesimo secolo, ne spicca una che mette in risalto soprattutto l’attualità del grande scrittore fiorentino e la sua spendibilità presso un pubblico ampio. La Società Dante Alighieri ha lanciato in rete il concorso letterario Il Decameron in cento tweet: ogni novella verrà riassunta in due twoosh (tweet e swoosh), cioè tweet composti da 140 caratteri esatti, uno in stile narrativo e uno in metrica. Il connubio tra un grande classico della letteratura e le contemporanee, a volte fastidiosamente pigolanti forme di comunicazione legate ai social network può sembrare un po’ improbabile e scandalizzare i puristi, come i film del filone impropriamente definito boccaccesco negli anni Settanta. L’iniziativa ha comunque stimolato un’ampia partecipazione ed è forse indice di un legame più profondo. I dieci giovani, isolati e chiamati a misurarsi su tema fisso, sembrano un poco i progenitori di una moderna tweet-community. E c’è poi il fascino della doppia versione: Gente citrulla loda le gesta di Ciappelletto, canaglia funesta. Strano destino ebbe per sorte: passare per santo dopo la morte che affianca argutamente il più sobrio Il peccatore Ser Ciappelletto s’ammala in viaggio. Prima di morire si finge santo, il prete confessore ne beatifica la memoria. Alcuni hanno fatto notare che le più brillanti sintesi delle novelle le aveva proposte Boccaccio stesso, in apertura, secondo uno stile classico da lui riproposto. Ser Cepperello con una falsa confessione inganna uno santo frate, e muorsi; ed essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto. Oltrepassa la soglia dei 140 caratteri di pochissimo e in effetti non si può negare una certa efficacia…


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