17 aprile 2020

Sepúlveda, l’utopia della felicità

 

«Tu sai qual è l’aspettativa di vita di un tedesco, di un francese, e qual è l’aspettativa di vita di uno scandinavo, di uno svedese, di un danese? E sai qual è invece l’aspettativa di vita di un cileno?». Alla fine di una lunga intervista, Salvador Allende decide di ribaltare i ruoli, osserva il suo intervistatore, il filosofo Régis Debray, e attende una risposta. In realtà, non è il solo ad attenderla, nella sala ci sono anche le sue guardie personali. E tra queste c’è Luis Sepúlveda, che molti anni dopo ricostruirà quel dialogo in Vivere per qualcosa (Guanda, 2017).   

 

Allende è stato eletto presidente del Cile da poco più di sei mesi e la sua rivoluzione socialista incontra già diversi ostacoli. Durante la loro conversazione Debray non gli ha risparmiato critiche, eppure adesso non sa cosa rispondere. «Noi cileni», Allende spezza il silenzio, «abbiamo una speranza di vita di cinquantadue anni. Noi stiamo facendo questa rivoluzione per poter vivere sessantotto, settant’anni, come i francesi, come i tedeschi, come gli scandinavi. L’obiettivo di questo processo rivoluzionario è vivere a lungo, ma anche vivere in una condizione che è lo stato naturale dell’uomo, e che si chiama felicità». È il marzo del 1971, Sepúlveda ha ventun anni ed è la prima volta che comincia a pensare alla possibilità di essere felice non semplicemente come singolo individuo, ma come parte di una collettività, di una comunità felice.

 

Una semplice utopia giovanile, si potrebbe pensare. O peggio, un sogno a portata di mano a cui legare i propri ideali progressisti e sbarazzarsene presto al sorgere delle prime difficoltà. E certo non sono poche le difficoltà che l’autore delle Rose di Atacama si trova ad affrontare: sopravvive al golpe guidato da Pinochet, sopporta le torture subite in galera, tollera il dolore dell’esilio. Nonostante tutto, nemmeno per un momento si oscura in lui l’idea che la felicità sia il primo diritto inalienabile per ogni società civile, la condizione irrinunciabile che ci spinge a resistere. «Per questo scrivo», confessa Sepúlveda, «per la necessità di resistere davanti all’impero dell’unidimensionalità, della negazione dei valori che hanno umanizzato la vita e che si chiamano fraternità, solidarietà, senso di giustizia» (Storie ribelli, Guanda, 2017).

 

Da un certo punto in avanti, gli obiettivi che perseguiva Allende diventano il luogo in cui la natura del suo impegno politico coincide con il suo progetto di scrittura: se il suo impegno politico aspira a individuare e definire tutto ciò che si frappone tra noi e il nostro diritto ad essere felici; la scrittura, allora, deve essere l’azione capace di rimuovere qualsiasi impedimento.

 

Scrivendo, Sepúlveda riesce a cambiare il mondo. A renderlo un posto meno ostile. Lo fa soprattutto grazie all’esercizio delle favole e alla magia che esercitano sui più piccoli. Ha ragione Fabio Stassi quando dice che il primo personaggio di romanzo in cui capita di imbattersi condiziona la nostra vita così tanto che si finisce persino per assomigliargli. Pensiamo ora a tutte quelle generazioni di ragazzi che hanno incontrato come primo personaggio di romanzo il gatto Zorba della Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Salani, 1996): oggi avranno tutte le sue qualità, saranno quindi altruisti, compassionevoli, leali, coraggiosi. Sarà indubbiamente merito di Luis Sepúlveda ‒ e della sua ostinata convinzione che la letteratura possiede la forza di modificare il presente ‒ se domani, svegliandoci, ci accorgeremo di abitare una realtà migliore. Più felice, appunto.

 

È difficile abituarsi a parlare di lui con i tempi del passato. Potremmo dire che è nato a Ovalle, in Cile, nel 1949, ed è morto ieri, 16 aprile, a Oviedo, nell’ospedale dell’Università Centrale delle Asturie, dove era stato ricoverato a fine febbraio dopo per aver contratto il Coronavirus. Il 4 ottobre avrebbe compiuto settantuno anni.

 

Immagine: Luis Sepúlveda fotografato a Roma nel settembre 2019. Crediti: Roberto Cano / Shutterstock.com

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