10 maggio 2020

Siamo fatti di libri. Intervista a Elisabetta Sgarbi

 

Inizia oggi il nostro viaggio nel mondo dell’editoria italiana, ricostruito attraverso le voci degli editori, grandi, medi, piccoli, dal Nord al Sud dell’Italia. Con l’intento non di compilare un’indagine metodica e rigorosa, ma di raccogliere le esperienze e le prospettive di chi ogni giorno progetta gli spazi culturali per il Paese del domani. Per ripartire proprio dalla cultura.

 

Intervista a Elisabetta Sgarbi

Per secoli, racconta Plutarco nelle Vite parallele, gli Ateniesi conservarono con grande cura una nave appartenuta a Teseo, leggendario re della città. Periodicamente sostituivano le parti di legno consunte con altre nuove, indistinguibili dalle precedenti.

Se dopo molti anni sia rimasta la stessa nave o se invece sia diventata qualcos’altro, è un argomento che continua a interessare i filosofi. E non solo. Perché il cosiddetto paradosso della nave di Teseo, in realtà, ci restituisce anche un’immagine su cui si fonda il mondo dell’editoria: le grandi storie, ciò che chiamiamo letteratura, possono sopravvivere soltanto se riescono a trovare forme nuove, ad assumere nuove sembianze. Il racconto resta lo stesso, ma la fisionomia del libro deve necessariamente mutare per affrontare il presente.

Non è un caso, allora, che Umberto Eco abbia voluto chiamare così, La nave di Teseo, la casa editrice nata nel 2015 e di cui oggi Elisabetta Sgarbi è direttore generale e direttore editoriale. Una realtà che negli ultimi tempi ha acquisito Baldini & Castoldi, Oblomov Edizioni, La Tartaruga e la rivista Linus.

 

Dopo due mesi molto difficili per l’intera filiera del libro, vorrei cominciare chiedendole come sarà possibile rimettersi in piedi. Un’emergenza epocale come quella che abbiamo attraversato cambierà il modo di fare editoria?

Il mercato, nelle prime 16 settimane 2020 di fronte alle prime 16 settimane 2019, registra un -17,78%, che vuol dire 60 milioni di euro in meno di venduto (Dati rilevati da GFK che è la società più puntuale ed estesa nelle rilevazioni). Questo dato, -17,5% (dato destinato a peggiorare finché non ci sarà una vera ripresa) non è mai stato riscontrato nella storia dell’editoria, che gridava alla crisi quando registrava il -1%. Inoltre, questo -17,5% di venduto delle librerie significa, a cascata, un numero ancora più grande per il fatturato degli editori. Dunque siamo di fronte a una situazione di grande incertezza, essendo, questo, un evento mai visto in precedenza, non abbiamo esempi su cui regolarci. Quindi nessuno sa quale scenario ci aspetta e non è facile capire cosa e come cambiare. Il primo comandamento sarà esistere.

 

Durante il lockdown tutte le sue realtà editoriali hanno donato e-book, programmato letture e presentazioni on-line. È stata inaugurata una nuova collana digitale a bassissimo prezzo. Sono testimonianze di solidarietà, certo. Ma è solo questo? Non è anche un modo per riaffermare una certa funzione sociale dell’editoria?

I libri sono beni essenziali. Siamo fatti di libri, come siamo fatti di proteine. Quello che siamo, la nostra memoria, la nostra capacità di muoverci nel mondo, di interpretarlo poggia sui libri. È così anche per chi non ha mai letto un libro in vita sua. Quello che sa, lo sa perché lo ha appreso dai libri. Un libro non necessariamente deve stare su carta, non deve essere rilegato. La storia ci insegna che il libro ha maturato supporti via via diversi. L’e-book è uno di questi ed è stato naturale, per gli editori, buttarvisi, inaugurare collane, lanciare libri. La nave di Teseo ha lanciato, prima in e-book, l’autobiografia di Woody Allen: mai era stato fatto per un libro tanto atteso. Ma gli editori sono imprenditori curiosi e coraggiosi.

 

Infatti ero molto interessato a domandarle del caso Allen. In America Hachette ha deciso di non pubblicare più l’autobiografia del regista, A proposito di niente. Come legge la vicenda americana? Quali responsabilità culturali si assume una casa editrice decidendo di pubblicare un libro che altrove è stato censurato?

So per esperienza che lavorare in un grande gruppo, come è Hachette, non è facile perché bisogna tenere conto di tante cose. Hachette si è trovata in una situazione difficile, una rivolta di altri autori e di una parte di opinione pubblica e ha preferito sacrificare un genio come Allen e perdere molti soldi. Certamente, io mi sarei battuta per la pubblicazione. E, se non ci fossi riuscita, mi sarei dimessa, perché semplicemente sarei stata incompatibile con quel sistema. Per fortuna, in Italia, l’accoglienza è straordinaria.

 

Abbiamo brevemente accennato alla nuova collana, Gli Squali. Che in Italia è una delle poche collane virtuali in cui gli e-book non sono trattati semplicemente come simulacri digitali di libri già esistenti: sono corpi autonomi con un fil rouge che li unisce. Mi chiedo: bisogna vederli come figli dell’emergenza o comporranno una collana organica nel vostro catalogo, con una sua programmazione e sue particolarità editoriali?

Nasce nell’emergenza, ma l’emergenza non è il luogo della sola sperimentazione. È il momento in cui si mette a frutto il bagaglio di conoscenze ed esperienze. Negli Squali c’è la storia di una vita, un rapporto pluridecennale con autori straordinari e i loro agenti letterari cui ho chiesto di pubblicare questi racconti in questo frangente. Basta scorrere l’elenco: i premi Pulitzer Richard Powers e Michael Cunningham, il premio Goncourt Tahar Ben Jelloun, Petros Markaris, Valeria Parrella e molti altri. Dunque penso che sia qualcosa che dovrà rimanere anche dopo l’emergenza. Anche per la validità del progetto grafico, disegnato da due giganti come Pierluigi Cerri e Andrea Puppa.

 

Una domanda più generale: lei cosa pensa del ruolo degli e-book nell’editoria del futuro? Riusciremo a fare a meno della carta?

Non penso che si potrà fare a meno del libro cartaceo. Come scriveva Eco in Non sperate di liberarvi dei libri, il libro come lo abbiamo conosciuto è una forma perfetta, come il cucchiaio e la forchetta. Difficile migliorarlo. È stato ed è il più efficace congegno inventato dall’uomo per trasmettere il patrimonio di conoscenze. Ma “credo” che sia così. Non ne sono certa. Nessuno vieta che l’e-book possa in futuro prendere il sopravvento: la sostanza del libro, però, non cambierebbe. Da tempo auspico che l’e-book diventi qualcosa di autonomo dalla sola riproposizione del libro cartaceo in altra forma, quale è adesso. Forse questa emergenza ci insegnerà qualcosa.

 

Ha ricordato Umberto Eco. Mentre parlava, mi veniva in mente un suo celebre saggio, La memoria vegetale. Il progressivo uso degli e-book non rischia di compromettere la nostra “memoria vegetale”, ovvero quella memoria legata alla fisicità dei libri?

Non credo. Eco menzionava, in quel libro, oltre alla memoria vegetale, cioè i libri, anche la memoria minerale, che precede il libro a stampa e anche il libro cartaceo. Eco cita, ad esempio, i rendiconti delle entrate e uscite dai magazzini redatte sulle tavole di argilla per i Sumeri, la prima forma di libro dell’umanità. Ora, le tavolette di argilla richiamano, idealmente, le tavolette di silicio dei nostri tablet. Magari l’e-book è un ritorno al passato, una rinascita della memoria minerale. Entrambe le memorie, quella vegetale e quella minerale, sono, per Eco, potenziamenti della memoria biologica, la capacità di ogni singolo individuo.

 

Qual è l’idea che quotidianamente la appassiona al suo mestiere di editore? E tra gli editori del Novecento a quale personalità, a quale lezione si sente maggiormente legata?

La possibilità che ogni libro nuovo possa essere protagonista di una piccola, grande, pacifica rivoluzione e cambiare il destino dell’editore, e dei lettori. Ce ne sono molti. Ma in questo momento voglio ricordare Jean-Claude Fasquelle e Nicky Fasquelle. Il Coronavirus ha portato via Nicky, grande lettrice e editore del Magazine Littéraire, prima lettrice del Nome della rosa in Francia, che lo suggerì a suo marito, Jean-Claude Fasquelle, straordinario editore e presidente e proprietario della Grasset & Fasquelle. Ora Jean-Claude è solo, senza Nicky, e sta combattendo con questo virus. Ho tanto desiderio di abbracciarlo. Senza di loro La nave di Teseo non ci sarebbe stata.

 

Immagine: Turista nel bookshop Livraria Ler Devagar, Lisbona, Portogallo (12 Dicembre 2018). Crediti: BONDART PHOTOGRAPHY / Shutterstock.com

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