07 ottobre 2014

Simenon al night-club in Turchia

Alberto Savinio diceva che il rapporto di Maupassant con le donne era simile a quello del toro con la giovenca, del gallo con le galline, del ministro con le lettere che firma distrattamente, senza neanche leggerle... Lo stesso si può dire di un altro grande scrittore di lingua francese. Georges Simenon sosteneva di avere 'amato' diecimila donne, in gran parte prostitute o ballerine, domestiche, cameriere: un vasto universo di amori più o meno ancillari e sbrigativi.

Di sicuro deve avere frequentato anche i night-club, oltre ai bordelli (a Milano Dino Buzzati era addetto a portarlo nei posti giusti), l'ambiente descritto nel romanzo Les clients d'Avrenos (I clienti di Avrenos, Adelphi), che Emmanuel Carrère, e non solo lui, considera un 'capolavoro'. Il night-club è il locale notturno dove si paga per essere intrattenuti da una ragazza, offrendole da bere a prezzi molto alti che danno il diritto a un certo numero di minuti di conversazione. Non è difficile immaginare che nell'era delle baby squillo e dei siti di escort sia in crisi, tuttavia resiste ancora... Le ragazze, o meglio entraîneuse, nella grande maggioranza dei casi non sono prostitute e nella migliore delle ipotesi concedono il numero di telefono per un incontro fuori dall'orario di lavoro. La loro abilità sta nell'avere intorno a sé uno sciame di corteggiatori senza concedere nulla, se non a qualcuno. Del resto esiste la categoria delle 'profumiere', le donne che te la fanno annusare e basta: per l'entraîneuse è una professione. È anche la specialià di Nouchi, la protagonista del romanzo di Simenon. Di sangue ungherese, non bella, piccola, con un naso aguzzo, gli occhi come due spilli, minuta ma con un grande seno, Nouchi lavora allo Chat Noir, un night di Ankara, tra i nascenti palazzi del regime di Ataturk. Una sera incontra un francese, Bernard de Jonsac, che non è più giovane ma nemmeno vecchio, ha già 'qualche filo bianco intorno alle orecchie' tra i capelli biondi, lavora all'ambasciata come 'dragomanno' (interprete, conoscitore della cultura islamica), lascia andare in rovina la proprietà in patria, l'ultima rimasta a una famiglia decaduta. Il giorno dopo quella notte vivono già insieme. Nouchi è ragazzina molto scaltra e indurita dalla vita e lo fa su come ridere. È nata a Vienna e dopo la guerra – la prima guerra mondiale che sancisce la fine dell'impero Ottomano – ha conosciuto la miseria e la fame, ha visto la sorella prostituirsi da bambina per un tozzo di pane al ritorno da scuola. Conosce dunque tutte le malizie femminili, è una specie di demonietto indomito. Potrebbe essere la femme fatale, la belle-dame sans merci necessaria a ogni dramma che si rispetti. Tutto potrebbe essere tra i clienti di Avrenos, il ristorante dove Nouchi e Bernard incontrano un gruppo di amici di tutte le nazionalità, non meno ambigui di loro e fancazzisti di loro. Simenon racconta una storia d'ambientazione turco-decadente che è come una perla nera avvolta nei vapori dell'hashish e dà un senso di indolenza e accettazione del destino. Un destino che potrebbe rivelarsi meraviglioso o desolante alla luce violenta di una giornata turca estiva. Il senso di catastrofe è imminente. La storia procede attraversata da un fatalismo enigmatico che crea una sospensione tra profumo di spezie, notti calde e interminabili, pranzi e cene tra amici, bevute di raki, e gite in barca sul Bosforo. Nessuno conosce fino in fondo nessuno, nessuno si fida del tutto di nessuno. Ci si alza tardi, per andare a un appuntamento – soprattutto Nouchi – nell'afa dell'estate turca, passando tra vicoli dove si commercia e contratta senza sosta. Il povero Bernard, ragazzo di buona famiglia e istruito, viene preso per il naso da Nouchi, che fa coppia fissa con lui, dorme nello stesso letto, gli fa vedere impunemente le sue grazie – massaggiandosi il seno con l'acqua fredda per esempio – al mattino, ma senza essersi concessa alla notte e tantomeno alla luce del giorno. Nouchi frequenta i suoi amici, o meglio compagni di bisbocce, si fa portare di qua e di là ma a quanto pare concedendo a loro ancora meno. Quando una ricca ereditiera francese, Leila, compare sulla scena, innamorandosi di Bernard, Nouchi lo spinge ad approfittarne, lo manovra per incastrarla. Forse sta combinando anche altri casini alle spalle di Bernard. Lui già rischia il posto perché vive con 'una ballerina' e le voci che si spargono sul suo conto arrivano all'ambasciatore. Le cose scappano di mano alla coppia che poi è una coppia per modo di dire, forse solo l'incarnazione del sogno o dell'incubo di Simenon di trovarsi, dalla notte alla mattina, a vivere con una entraîneuse, legato a un destino sconosciuto e inquietante. Nel '32, quando ha scritto il noir, aveva 29 anni, all'incirca l'età di Bernard. Tra le antiche casupole ottomane e i palazzi nuovi del nuovo potere, mentre si fa largo la modernità – macchine e motoscafi – e il regime laico di Ataturk, a Bernard non resta che arrendersi, abbandonarsi... Potrebbe succedere tutto o niente. Forse solo un'altra serata da Avrenos, a bere raki con gli amici e fumare hashish, un altro risveglio accanto alla sconosciuta che si massaggia il magnifico seno con l'acqua fredda. Il talento di Simenon sta nel giocare, come una entraîneuse letteraria, con elementi da luogo comune del noir – la femme fatale, mignotta o mezza mignotta, l'Oriente e così via -, creando un meccanismo narrativo impeccabile, avvolto in un'atmosfera densa che incanta il lettore. Simenon è una delle più grandi entraîneuse letterarie. Conosceva il mestiere come Nouchi.


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