6 novembre 2019

Sopruso: istruzioni per l’uso, di Valerio Magrelli

Primo comandamento: «Io [cioè il tuo vicino d’autobus, treno, tram, aereo, ristorante, cinema, teatro, ombrellone, abitazione ecc] sono il Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio al di fuori di me» (p. 109). Dovrà essere questo il primo dei comandamenti della Nuova Legge da cui dipenderà la salvezza dell’umanità, secondo Valerio Magrelli che nel suo Sopruso: istruzioni per l’uso ci aiuta a capire l’«impercettibile pulviscolo di ingiustizie» della nostra quotidianità (e a combatterlo).

Viviamo nel sopruso e anche le particelle sono importanti in un mondo diviso tra lupi e agnelli, no? Quante volte vi è capitato di parlare con un lupo che ha aggiunto quella tessera apparentemente innocua alle sue domande? O forse i lupi siete voi? «Pur nella sua minuzia il monosillabo mette, per così dire, l’altro alle corde, gli chiude ogni via d’uscita, lo blocca in un angolo del ring obbligandolo a un doppio sforzo, poiché limitarsi a esprimere la propria opinione è assai diverso che non esprimerla contro qualcuno» (p. 15). Siamo d’accordo, no? Avrete il coraggio di uscire dall’angolo? Basterà essere leggeri come una farfalla e pungenti come un’ape? O, forse, porgeremo l’altra guancia, incasseremo le offese del prossimo che è solo un vicino molesto, spesso per niente signore, che ci piomba dentro come un pugno («La sopraffazione è una questione tattile; scoprire che l’altro esercita una forza maggiore, è un fatto di meccanica, ma rassegnarsi, provoca una scossa psichica spaventosa», p. 11).

 

(R)umore di fondo

Radiografia, Rivolta, Rapina, Raccomandata, Rimedio: i capitoli del libro ci martellano allitterando una vibrante che ci introduce nel mondo della sanità (non siamo interlocutori, ma pazienti, quelli che devono soffrire); delle rivolte (quelle quotidiane, quelle che nascono silenziose e potenti sotto la finestra di casa nostra); della violenza (ma anche del «rapporto imperfetto, viziato, aberrante» tra cittadini e istituzioni); della burocrazia (aliena, antiumana, lenta e inesorabile); di un possibile respiro, della soluzione che potremmo escogitare, mentre siamo «inutilmente, ossessivamente concentrati a proteggerci da mille, innocue forme di intrusione, abdichiamo a qualsiasi diritto» (p. 34).

Quante volte, invece, in una giornata sentiamo davvero il silenzio? «Il rumore impedisce di pensare, esistere, essere»: «giorno verrà in cui il silenzio sarà un unico corpo da venerare, sacro, in cui il rispetto del prossimo passerà per l’amore di questo pane della comunione, la sola ostia della sola vita civile» (p. 41). Verrà. Intanto, viviamo avvelenati dallo smog della prepotenza altrui che ci guasta l’umore e la fiducia nel futuro (e anche nei giovani, forse: «nessuno pare accorgersi che, oltre alle fasce canonicamente più disagiate, anche gli adolescenti risultano spesso oggetto di sopraffazioni. La cosa è ancora più spregevole, in quanto rafforza il senso dell’ingiustizia in un’età sensibilissima per la crescita dell’individuo», p. 96), tutte quelle volte che apriamo gli occhi e poco dopo ci svegliamo di cattivo rumore, bombardati da qualcosa o qualcuno.

 

Io è sempre un alterprivo(?)

«Bisognerebbe cioè auspicare una vera e propria trasformazione dei protocolli amministrativi, tale per cui, al centro dell’intero sistema gravitazionale, venisse finalmente collocata la persona» (p. 79), «come è possibile essere così autoriferiti, senza venire mai sfiorati dal minimo pensiero degli Altri?» (p. 82).

Magrelli è una macchina da scrivere infuocata, come quella raffigurata sulla copertina del libro e non va per il sottile, anche se il sopruso è anche una questione di sottigliezze: il sopruso, ovviamente, passa attraverso le parole che usiamo e ascoltiamo dagli altri (perché, in fondo, viviamo nella nostra lingua); il sopruso è il gioco dei lupi e degli agnelli, degli automobilisti che sfrecciano e dei pedoni in pericolo mentre attraversano, di chi aumenta il volume di una musica molesta e di chi è costretto ad ascoltarla; il sopruso è il gioco dei nocivi contro gli innocui. Il nocivo è anche un alterprivo, incurante di quello che lo circonda: non ascolta il paesaggio (che offende quasi a ogni passo), si isola e conosce solo la propria voce (e quella della telefonata che solitamente lo distrae, al volante, sul treno, dal medico).

Ci si arrende, alla fine, scrive Magrelli: sassi pesanti anche noi, come questi esseri privi della vita degli altri, senza più orecchie e occhi per guardarli, perché essere ostaggi, a volte, nonostante tutto, sembra la soluzione migliore («Almeno io, che di mondo trabocco e che dal mondo vengo giorno per giorno lesionato come tanti altri esseri innocui, non assisto al trionfo dell’alterprivo che mi ha fatto fermare col rosso, mentre, col rosso, lui sfreccia via indifferente, perfettamente incurante di chiunque, ignaro di ogni altro organismo vivente, nocivo al resto della comunità. Nocivi contro innocui: ecco il succo del discorso», p. 83).

 

Non c’è più rispetto

Nella vita ci vuole orecchio: bisogna saper ascoltare la voce degli altri, con rispetto, perché l’altro è spesso quello che ci manca, che manca a noi cittadini privati («il rispetto è ciò che ci consente di ritenerci uguali, benché diversi per ceto, sesso, etnia, età, prestanza fisica o religione. Senza rispetto, l’altro esce dalla sfera di ogni possibile solidarietà, per diventare un oggetto da usare, sfruttare, buttare via come materia bruta» p. 108).

 

Valerio Magrelli, Sopruso, Istruzioni per l’uso, Einaudi, 2019, pp. 130

 

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