30 marzo 2020

Spazio

 

Lo spazio è caratterizzato dalla presenza di azioni umane, ed è coinvolto nelle stesse piuttosto che esserne un semplice contenitore. Esso è un mezzo per la realizzazione di ogni attività umana e non esiste separatamente da essa. Lo spazio è pertanto una realtà materiale di cui esistono varie forme, gli ‘spazi’, soggetti a cambiamenti legati alle attività di individui e gruppi nelle loro pratiche quotidiane: spazio somatico; spazio della percezione; spazio esistenziale; spazio architettonico; spazio cognitivo. Durante la prima infanzia, lo spazio è generalmente di piccola scala, essenzialmente domestico. Nella maturità una comprensione dello spazio che è (con)divisa con altri membri della comunità è completamente formata e riguarda non tanto la distanza fisica, quanto categorie socialmente definite: è una suddivisione in zone secondo un significato attribuito in relazione a pratiche sociali di routine.

 

Poiché lo spazio (inglese space – greco χώρος) può essere compreso e prodotto in maniera diversa da diversi individui, o gruppi di individui, ed è coinvolto in relazioni tra persone, esso in alcuni punti può assumere un carattere meno generico e fornire un contesto per un ‘luogo’, porzione di spazio idealmente o materialmente delimitata. Un luogo (inglese place – greco τόπος) è dunque uno spazio socialmente significativo ed identificabile a cui è attribuita una dimensione temporale/storica; esso dà significato allo spazio in quanto centro del legame emozionale. Il senso di attaccamento al luogo deriva frequentemente dalla stabilità dei significati associati ad esso, ed i nomi dei luoghi assumono una vitale importanza in quanto permettono di trasformare una realtà fisica e geografica in qualcosa di storicamente e socialmente conosciuto per esperienza. Questo tentativo ci porta il più possibile vicino a quella meravigliosamente elusiva entità, il senso del luogo, che crea una forte relazione emozionale con l’ambiente che altrimenti potrebbe essere ridotto ad un vuoto catalogo di rocce, suoli, acque e piante. L’ambiente, in continua interazione con la componente antropica, diventa ‘paesaggio, lo spazio naturale a cui si aggiunge l’attività umana, natura a cui si aggiunge cultura. Il paesaggio è dunque lo spazio geografico dove la storia umana si esplica in un rapporto di reciproco condizionamento con la natura, e vi lascia le sue tracce; richiama la presenza in chiave storica dell’uomo sul territorio, in quanto agente di trasformazione dello spazio naturale, e in quanto osservatore e interprete di quel prodotto della lunga e diversificata interazione tra natura e cultura che è da considerarsi come un vero e proprio contenitore di memoria.

 

Lo spazio culturale si esplicita dunque nella triplice valenza: di spazio vero e proprio, con le intrinseche dimensioni referenziali; di paesaggio, dove si dispiegano le interazioni natura-cultura e la dimensione percettiva si aggiunge alle dinamiche relazioni uomo-ambiente nel medio e nel lungo termine; e di luogo, nella relazione comprensiva ed emozionale dell’uomo e dei gruppi umani con i suoi/loro spazi carichi di significati culturali. Le identità collettive si materializzano negli spazi in cui si esplicano ed i valori culturali che ne derivano sono al tempo stesso risultato delle dinamiche interazioni culturali con gli spazi stessi, nel progressivo costituirsi di complesse relazioni sociali.

 

Fin dalla nascita della polis greca, anche nei primi momenti di esperimento delle nuove forme di vita civica, un particolare spazio è stato protagonista di messaggi e di costruzione di identità collettive: lo spazio teatrale. Lì la collettività si materializzava e nell’orchestra, attraverso il coro (χορός in greco, in sottile gioco allusivo di assonanza con la parola χώρος, cioè spazio), arricchiva di significati lo spazio in cui esso si muoveva seguendo movimenti rituali riconosciuti dall’intera collettività. Il coro era composto anche da donne, bambini e schiavi, ovvero dalle componenti sociali che non potevano essere ‘spettatori’, ma che diventavano così ‘attori’, ricomponendo l’intero sociale in uno spazio ben definito, architettonicamente riconoscibile e inserito nella città e nel territorio circostante. I valori culturali della forma ‘teatro’ dello spazio di allora sono richiamati oggi da forme ‘spaziali’ (architettonicamente definite o diffuse) in cui i diversi ‘attori’ coinvolti caricano di significato gli spazi, svolgendo attività che si fanno culturali laddove propongano ‘movimenti’ riconosciuti e condivisi dalla collettività. Quest’ultima raggiunge oggi dimensioni sempre più allargate, che superano a volte gli spazi fisici ed arrivano alle diverse forme dello spazio virtuale, informate dalla collettività globale.

 

Bibliografia

 

Y.F. Tuan, Place and space. The perspective of experience, Edward Arnold Publishers Ltd., London, 1977

C. Tilley, A phenomenology of landscape: places, paths and monuments, Berg, Oxford, 1994

R. Muir, Approaches to Landscape, Palgrave Macmillan, London, 1999

T. Ingold, The perception of the environment. Essays in livelihood, dwelling and skill, Routledge, London/New York, 2000

 

* Professore associato di Archeologia del paesaggio, Università degli Studi Roma Tre; assistente al direttore per la Ricerca, Scuola archeologica italiana di Atene

 

Immagine: Teatro antico a Delfi (Grecia). Crediti: Anastasios71 / Shutterstock.com

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