10 febbraio 2015

Sposare lo straniero in tv e non solo

Belli sono belli. Complici pure. E quando vai nel tuo ristorante giapponese preferito, appena dietro casa, ti piace proprio osservarli: lei più seria, a tratti severa, lui con un sorriso che si allarga su tutta la faccia appena ti vede entrare. Eppure accordati, nei movimenti e negli sguardi. È un piacere vedere Massimiliano e Hu (“Tina”) insieme nel loro locale. Figurarsi poi trovarli a sorpresa in un programma tv, precisamente ne “I colori dell’amore”, in onda da domenica 8 febbraio su Real Time alle 21.10.  

In quel momento realizzi davvero che sono una coppia mista, una delle tante nate in Italia negli ultimi anni. I dati Istat 2013 dicono che, sui 207.138 matrimoni celebrati in Italia nel 2012, 20.764 (il 15%) erano misti, oltre 4.000 in più rispetto all’anno precedente. E, in generale, sono oltre 600.000 gli italiani che hanno scelto un compagno di vita straniero. E allora ecco che insieme alla coppia italo cinese Max e Tina, impegnati nell’organizzazione dell’anniversario di matrimonio, ci sono Veronica di Napoli ed Elyas della Mauritania, in attesa della loro prima bambina, e Cristiana (Peschiera Borromeo) e Sonu (India), che, marito e moglie dal 2012, vogliono replicare la cerimonia in Italia con un rito indù che coinvolga anche i familiari indiani. Tre coppie che, insieme ad altre otto, vengono seguite nella loro quotidianità mentre sono alle prese con una decisione o un progetto importante. C’è chi vuole avere un altro figlio, chi cerca di andare d’accordo con la famiglia acquisita, chi sta ancora lottando con la burocrazia per vivere insieme, chi fa fatica a farsi accettare. Non è tutto bello, men che meno facile. Ed è forse questo il maggior pregio del programma. Le divergenze e i conflitti non vengono nascosti. C’è un padre che guarda ancora con diffidenza quello che sta per diventare il padre di sua nipote. C’è la madre che non approva il matrimonio indiano, e quella che litiga apertamente con la compagna brasiliana del figlio. Le schermaglie verbali sono notevoli e maschere di politically correct, che molti si sono imposti di indossare anche quando sono soli con sé stessi, se ne vedono poche.  Meno male. Perché poi ci si ritrova ad essere come nella commedia francese “Non sposate le mie figlie” che ha sbancato i botteghini in Francia ed è adesso nelle sale italiane. Una pellicola intelligente che altro non è se non il contrappasso di una solida coppia borghese e conservatrice, ma moderna. Claude e Marie Verneuil hanno infatti insegnato così bene alle loro quattro figlie i principi di integrazione e rispetto per le altre culture che le prime tre si sono sposate rispettivamente con un musulmano, un cinese e un ebreo. Quando anche la quarta si fidanza con un ivoriano i due sessantenni non riesco a trattenere lo sgomento e la delusione. Ed esplodono. Ritornando alla realtà, anche nelle undici coppie ci sono i piccoli screzi di ogni giorno, amplificati dalle differenze culturali. Ma ciò che risalta è la gioia estrema di essersi trovati. Come fil rouge di tutte le storie, quella esemplare di Laura (Milano) e Masaru (Giappone), che con i loro 40 anni di vita insieme possono considerarsi una delle coppie miste più longeve d’Italia. Sugli schermi vedremo insomma uno spaccato della nuova Italia, con qualche vecchio pregiudizio al seguito. Benvenuta.


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