11 novembre 2013

Tagliare le emissioni si può

Nel 2012 sono diminuite le emissioni globali di anidride carbonica. È questo il dato più significativo che emerge dal Trends in Global CO2 Emissions: 2013 Report, pubblicato dalla Netherlands Environmental Assessment Agency in collaborazione con il Joint Research Center della Commissione europea, secondo il quale – durante lo scorso anno – il tasso di crescita delle emissioni di CO2 è stato dell’1,4%, contro una media su base annuale che, nell’ultimo decennio, si è mantenuta stabile intorno al 2,9%. Dati ottimistici, certamente, ma non tali da scongiurare un cambiamento climatico superiore ai 2 °C, la fatale soglia stabilita nel dicembre 2009 durante la Conferenza di Copenaghen. Il 2012 ha segnato anche un triste record: attualmente nell’atmosfera sono presenti ben 34,5 bilioni di tonnellate di CO2. Eppure, nonostante il traguardo sia ancora lontano, è significativo che le emissioni globali di anidride carbonica siano in calo a fronte di una crescita economica mondiale del 3,5%. Questo significa che le misure adottate dai tre maggiori produttori di CO2 – Stati Uniti, Unione Europea e Cina, responsabili del 55% delle emissioni totali – stanno dando i propri frutti. Negli Stati Uniti, nonostante una crescita economica del 2,8%, il tasso di emissione si è ridotto del 4% rispetto allo scorso anno, tornando ai livelli di due decenni fa: ben 12 punti percentuali in meno rispetto al massimo storico del 2007. Ma il cambiamento più indicativo arriva dalla Cina, dove il tasso di crescita delle emissioni si è fermato al 3% nonostante una crescita economica che lo scorso anno ha toccato quasi l’8%. Un dato importante, se si considera che in questo Paese il carbone è tuttora la fonte largamente più utilizzata per generare energia. Sono in particolar modo i segnali che arrivano dalla Cina a sostenere l’ottimismo dei ricercatori. Tassi di crescita così bassi sono la prova che il fabbisogno energetico cinese sta finalmente indirizzandosi verso fonti meno inquinanti, come i gas naturali, le centrali idroelettriche e nucleari. “Questi sono segnali molto positivi”, afferma Niklas Höhne, analista energetico di Ecofys (Utrecht). “E arrivano da molte parti del mondo.”


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