6 giugno 2019

Tra abbazie e castelli, sul Delta del Po

Ci sono giorni in cui terra, aria e acqua hanno lo stesso colore. La linea dell’orizzonte sparisce e si fonde con gli elementi tingendosi di una nuance densa, umida, salmastra: quella lattiginosa della nebbia mista a vapore acqueo. Ci troviamo del resto in una terra di mezzo fradicia e intrisa, da sempre melting pot di diverse identità, culture e conformazioni geofisiche: siamo nel Delta del Po, tra il Mare Adriatico e il grande fiume, nelle province di Rovigo e Ferrara, tra Emilia-Romagna e Veneto (che hanno istituito nel territorio i due omonimi parchi regionali). A nord, il Po mescola la sua foce multipla con gli sbocchi in mare dell’Adige e del Brenta; a sud ‒ tra i canali e le aziende agricole nate dopo le bonifiche del XIX e del XX secolo ‒ si aprono le bocche del Po delle Tolle, di Gnocca, di Goro.

Si avanza guardinghi percorrendo striscioline di strada costeggiate da canneti, golene, argini, lagune, porti fluviali, casoni, pescherecci; si attraversano ponti di barche che cuciono insieme la sfilacciata terraferma con isole e isolotti sparsi; ci si muove lentamente tra voli di libellule, risaie e allevamenti di molluschi incrociando qua e là una chiesetta, un abitato, una locanda dalle piacevoli atmosfere retrò.

Il Delta del Po ‒ inserito nel 1999 nella lista dei siti italiani patrimonio UNESCO ‒ è un unicum geografico in costante trasformazione, modificato nei secoli dagli umori del fiume e dalle necessità degli uomini; un territorio anfibio e volubile da cui lasciarsi prendere per mano, che invita a girovagare con calma e senza una meta precisa. A chi scrive, questa opportunità è parsa un lusso in un’epoca ciecamente devota a smartphone e connessioni che tutto sanno, tutto geolocalizzano e tutto controllano. Qui finalmente ci si può lasciar andare e non c’è da preoccuparsi se durante il viaggio viene un po’ di languorino: vivaci osterie punteggiano paesini e canali proponendo una cucina locale prodiga di sorprese ‒ come risotti di zucca o di pesce, anguilla in umido, zuppe di mitili o moleche fritte. Chi vuole immergersi totalmente nella dimensione eterea dei luoghi può muoversi a piedi, in barca o in bicicletta: mezzi di trasporto slow, che consentono di osservare l’ambiente scovando passo passo dune fossili, leccete, paludi, spiagge, boschi di pioppi e di salici. Ecosistemi diversi in perenne armonia tra loro, dove trovano riparo molti animali: nel silenzio è facilissimo incontrare volpi, aironi, fenicotteri oppure avvistare donnole, cavalieri d’Italia, tassi e testuggini palustri.

Anche gli appassionati di storia, arte e cultura non faticano a costruirsi itinerari ad personam e a godere di scoperte inattese. Sul mare si consiglia una visita al giardino botanico di Rosolina Mare in cui si può osservare il rarissimo pelobate fosco o dare uno sguardo all’isola Albarella, oggi proprietà privata destinata all’accoglienza turistica. Nell’entroterra non può mancare una tappa a una delle idrovore presenti sul territorio: tra le altre segnaliamo quella che ospita il Museo regionale della bonifica di Ca’ Vendramin, attiva dal 1905 fino alle disastrose alluvioni del Po di Goro (1957 e 1960). Oppure, si può fare tappa ad Adria e al Septem Maria Museum (Museo dei sette mari) ospitato da un altro impianto industriale ottocentesco: l’esposizione è dedicata alla civiltà polesana e alla sua evoluzione.

Dal profano si passa al sacro nel giro di qualche chilometro: ad attenderci sulla Via Romea, antico percorso maestro dei pellegrini che dall’Est si recavano a Roma, c’è l’abbazia di Pomposa, centro monastico benedettino che ospitò tra gli altri anche Guido d’Arezzo. Nella basilica di S. Maria, riconoscibile dall’altissimo campanile, si possono ammirare splendidi affreschi di ispirazione giottesca e un prezioso pavimento musivo. E non è tutto, non ancora: poco più a nord sorge il castello di Mesola, edificato a partire dal 1578 per volontà del duca Alfonso II d’Este, in aspra rivalità con Venezia nella contesa dell’intera zona. Un maniero e quattro torri a ridosso del grande fiume e dei tanti abitati sorti nei dintorni: Taglio di Po, Porto Tolle, Porto Viro. Paesi e cittadine con i piedi nell’acqua, presìdi umani ancorati con tenacia a un territorio incostante, liquido, capace di inondare con suggestioni uniche viaggiatori e artisti di ogni tempo.

 

Immagine: Parco del Delta del Po, Sacca di Goro e il Faro di Goro, Ferrara. Crediti: ROBERT67 /Shutterstock.com

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