04 dicembre 2017

Traiano “optimus princeps”

Sovrano illuminato, esperto condottiero, primo imperatore non per eredità familiare ma per valore (fu adottato da Nerva); un ‘provinciale’ – Traiano era nato in Spagna – artefice della massima espansione dell’impero e capace di una prospettiva ampia, che non mettesse necessariamente la penisola italica al centro dell’azione politica; attuatore di significative riforme economiche e sociali, abile comunicatore, in grado di assicurarsi il consenso popolare.

Le molte anime di questo imperatore, che secondo Plinio il Giovane aveva saputo riportare la felicità tra i romani, emergono con forza nella mostra Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa, in corso a Roma nei Mercati che portano il suo nome, in occasione dei 1900 anni della sua morte. Un titolo che richiama a guardare al passato per riflettere sul senso da dare all’idea di Europa oggi. Saggio amministratore delle questioni interne, attento alle questioni sociali (istituì per esempio una sorta di welfare attraverso gli alimenta, una forma di rendita destinata ai fanciulli poveri), Traiano portò a compimento con successo campagne militari di conquista, ma “il senso delle sue conquiste non è legato al concetto di sottomissione quanto di inclusione”, secondo l’ideatore della mostra Claudio Parisi Presicce.

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso sette sezioni, che restituiscono un’immagine a tutto tondo di Traiano e del suo tempo, grazie anche a installazioni multimediali e interattive che permettono di immergersi totalmente nel mondo dell’età imperiale. Moltissimi i reperti, provenienti da prestigiosi musei e da aree archeologiche: statue, monete, ritratti, armi, le due lastre di un fregio con Amorini e grifoni rimaste separate tra i Musei Vaticani e il Museo di Berlino e riunite dopo 400 anni, gli stucchi della villa di Traiano ad Arcinazzo. E poi ancora i calchi della Colonna Traiana, ricostruzioni tridimensionali, filmati che permettono di addentrarsi in luoghi normalmente non accessibili, per esempio nelle stanze affrescate dell’abitazione privata dell’imperatore, ambienti sotterranei a 10 metri di profondità. E a creare un legame con il presente, la Columna mutãtio – La spirale, opera contemporanea ispirata alla colonna che celebra le conquiste in Dacia, dell’artista romena Luminiţa Țăranu, che porta un messaggio di pace tra due popoli ormai parte della stessa comunità. 


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