15 giugno 2018

Trent’anni senza Pazienza

La notte tra il 15 e il 16 giugno del 1988 moriva a 32 anni nella sua casa di Montepulciano, probabilmente per un’overdose, Andrea Pazienza, il disegnatore che ha segnato un’epoca e rivoluzionato il mondo del fumetto, nel quale ha fatto entrare prepotentemente la realtà, anche quella più cruda, senza perdere una dimensione onirica potente; ironia e cinismo, ma anche grande sensibilità poetica e preparazione culturale sono state le sue cifre distintive, con un tocco dissacrante e istrionico che lo ha fatto subito diventare un ‘personaggio’.

Per ricordarlo, e ricordare la sua straordinaria e multiforme attività, la mostra Andrea Pazienza, trent’anni senza, al Mattatoio di Roma. «Pazienza è riuscito a rappresentare, in vita e anche in morte, il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria, la disperazione di una generazione che solo sbrigativamente, solo sommariamente chiameremo quella del ‘77 bolognese»: questa frase di Pier Vittorio Tondelli campeggia nella homepage del sito della mostra e riassume perfettamente che cosa abbia significato Pazienza per il suo tempo.

L’esposizione ripercorre la sua parabola di artista e di uomo attraverso la produzione fumettistica: vi sono esposte 120 opere, tra cui due inediti, sketch e bozzetti dal suo archivio personale. A cominciare da Le straordinarie avventure di Pentothal, pubblicate tra il 1977 e il 1981 su Alter Alter –  il supplemento di Linus che accoglieva i fumetti più sperimentali –, una cronaca onirica, allucinata e nello stesso tempo iperrealistica della fine degli anni Settanta a Bologna, sostenuta da una grande libertà compositiva, da intuizioni geniali e da un pastiche linguistico carico di suggestioni letterarie, slang, neologismi e nonsense.

Esilaranti e acutissime le strisce e le tavole dedicate a Sandro Pertini, unico politico per il quale mostrò vera ammirazione, in cui, attraverso i due personaggi dalle caratteristiche opposte Pert e Paz (l’alter ego dell’autore stesso), si rievocano il passato da partigiano del presidente e le sue ‘avventure’ al Quirinale. Cupe e violente invece le storie che hanno come protagonista uno dei suoi personaggi più disturbanti, Massimo Zanardi, il liceale feroce e amorale, privo di ideali per cui lottare, la cui caratteristica principale è, nelle parole dello stesso Pazienza, «il vuoto. L’assoluto vuoto che permea ogni azione». Fino ad arrivare a Pompeo, una sorta di testamento spirituale, in cui si intrecciano alcuni temi che hanno spesso accompagnato la sua attività: la morte, l’uso di droghe e il rapporto con la creatività, l’amore: un’opera sofferta e carica di presagi in cui il protagonista muore di overdose.

 

Andrea Pazienza, trent’anni senza, Roma, Mattatoio, fino al 15 luglio 2018

 

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