20 dicembre 2019

Tutelare i piccoli boschi per difenderci dai cambiamenti climatici

Si parla moltissimo della necessità di tutelare e proteggere le grandi aree verdi del pianeta, come ad esempio la foresta amazzonica, che, essendo i “polmoni verdi” della Terra, sono essenziali sotto molteplici punti di vista, tra cui il mantenimento della biodiversità, uno degli aspetti fondamentali della cura ecologica complessiva del mondo in cui viviamo.

Si tengono, invece, in minor conto e, di conseguenza, non ci si adopera per tutelare le aree forestali più piccole, le cui dimensioni sono di pochi ettari; tali zone sono spesso il frutto della frammentazione, avvenuta in tempi piuttosto lunghi, di superfici boschive molto più grandi che, su scala globale, si sono ridotte a causa dell’espansione e della diversificazione sempre maggiore delle attività antropiche, soprattutto quelle relative all’agricoltura, che ha sottratto spazi sempre più ampi alle grandi foreste, trasformatesi in molti casi in piccoli boschi proprio a ridosso di campi e terreni messi a coltura.

Un recente studio, a firma di un gruppo di ricercatori della Stockholm University, ha rivalutato l’importanza di questi boschetti, soprattutto di quelli che si trovano, appunto, accanto alle zone agricole, come fondamentali per contrastare i cambiamenti ecologici e il riscaldamento globale.

Gli studiosi hanno, infatti, valutato l’impatto ambientale di queste superfici boschive, concentrandosi sulle zone agricole dell’Europa temperata (dalla Francia alla Germania fino alla Svezia), mettendo in luce i benefici che queste aree finora così sottovalutate sono in grado di fornire globalmente.

In primo luogo, questi boschetti, trovandosi quasi sempre ai margini delle zone agricole, si classificano a tutti gli effetti come zone di frontiera perché sono esposti alle influenze di tutti gli altri diversi ecosistemi che li circondano. Di conseguenza, queste aree risultano essere sempre molto illuminate nella loro interezza (cosa che, invece, non accade ai punti più interni delle grandi foreste, quasi sempre in ombra) e assorbono i nutrienti che provengono dai campi coltivati e dalle zone agricole con cui confinano, favorendo in tal modo la crescita di una vegetazione spontanea specifica, dai cespugli di more ai mirtilli fino alle querce, in grado di attirare i Mammiferi erbivori, tra cui i caprioli, che a loro volta portano con sé anche i loro predatori.

Inoltre, tutti questi animali trovano nei boschi più piccoli un clima più secco e un ambiente meno umido che tiene lontano le zecche che proliferano, invece, nelle foreste di grande estensione, garantendo loro una protezione maggiore dalle malattie veicolate da questi parassiti.

Infine, i piccoli boschi risultano fondamentali per l’assorbimento dell’anidride carbonica: infatti, l’attività biologica del suolo, più alta in queste zone rispetto alle grandi foreste, aumenta la capacità di catturare l’eccesso di CO2 e, quindi, i boschetti diventano dei veri e propri pozzi di assorbimento essenziali per contrastare gli effetti del riscaldamento globale.

In base a tutte queste considerazioni, gli autori della ricerca, in particolare Alicia Valdés, prima autrice dello studio, concludono sottolineando la necessità di istituire una serie di strumenti politici specifici e di intraprendere azioni mirate per la tutela di queste aree, fondamentali per il benessere umano e dell’intero pianeta nel breve così come nel lungo periodo.

 

Crediti immagine: Andrew [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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