27 giugno 2021

Sogni e favole di un’umanista digitale

 

Ogni Umanesimo racconta la storia di una rete più o meno inclusiva di relazioni, un enorme grafo dove il nodo è la persona, ogni arco una sua domanda sul mondo che desidera abitare. Ogni Umanesimo pulsa in cerca di risposte sul suo futuro, per rispondere alle quali non può che guardarsi indietro. In ogni epoca è dell’umanista il compito di comprendere questo universo scosso da molte spinte di potere centrifughe e centripete, di recuperare dalla storia le tracce fino alla più lontana e sbiadita e avere cura di conservarle, perché possano essere tramandate e riusate per estrarne nuova conoscenza.

 

A cavallo tra XV e XVI secolo l’invenzione della stampa cambiava radicalmente il modo degli uomini di approcciarsi ai testi classici: emblematica, ad esempio, è la storia editoriale italiana della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (77-78 d.C.), opera enciclopedica sulla natura e sul mondo fino a quel momento conosciuto, che si era ritrovata sotto i riflettori di un nuovo gusto umanistico e di nuove esigenze scientifiche. In quella rete di corti, circoli umanistici e neonati centri editoriali, da Venezia a Roma, da Firenze a Napoli, le diverse posizioni critiche e filosofiche sul testo e le sue fonti ci permettono oggi di fotografare il rapporto tra la conoscenza della realtà e l’idea di metodo e progresso scientifico che in quei secoli si stava riformando e che tocca questioni ancora attuali, come il concetto di verità, di fonte attendibile, di responsabilità verso la salute dei pazienti, di argomentazione sillogistica come ideale di chiarezza logico-matematica (Vincenzo Fera, Un laboratorio filologico di fine Quattrocento: la "Naturalis historia", 1995).

 

Oggi come allora, un’altra esplosione tecnologica ci fa cambiare passo e velocità, riformulando i parametri della ricerca umanistica: alla figura dell’umanista tradizionale si affianca quella dell’umanista digitale, che in questa nostra rete, oggi potenzialmente globale, può costituire un ponte di collegamento tra la ricerca accademica e le istituzioni culturali, che tutelano tesori ancora tutti da scoprire. Unendo le competenze informatiche ad una solida formazione umanistica, questa figura potrà tenere insieme le spinte interdisciplinari alla conservazione del patrimonio culturale attraverso archivi e biblioteche digitali, allo studio immersivo dei testi, all’applicazione di nuove tecnologie per una disseminazione coerente con la formazione del grande pubblico e degli studenti. Per poter creare ed estrarre nuova conoscenza, l’umanista digitale dovrà, infatti, saper annotare i dati con standard di marcatura riconosciuti universalmente, dovrà poi saperli interrogare, mostrarli attraverso visualizzazioni efficaci e, infine, saperli raccontare.

 

Con le nuove tecnologie di imaging multispettrale, sempre più usate tanto nella diagnostica artistica quanto nell’analisi di codici e manufatti antichi, si possono riportare alla luce le tracce degli inchiostri resi invisibili dal tempo, dall’usura o dalla sovrapposizione di altri strati pittorici di colore o di scritture, come accadeva sovente nel caso dei palinsesti. Una delle scoperte più famose è, infatti, quella del Palinsesto di Archimede, il cosiddetto Codex C, l’unico in cui si trovi il trattato Sui corpi galleggianti e due testi dal valore straordinario, il Metodo e lo Stomachion. Il testo di Archimede, sepolto all’interno di un libro di preghiere, poi ulteriormente stratificato con tarde falsificazioni di illustrazioni e gravato da muffe, è stato riscoperto e recuperato grazie alla combinazione di saperi e di diverse tecnologie scientifiche e digitali (Reviel Netz e William Noel, Il Codice Perduto di Archimede, 2007). O potrebbe capitare di imbattersi nel testo più antico della Letteratura Italiana, quale riteniamo possa essere quello conservato sul retro di una pergamena del XII secolo, attualmente custodita dall’Archivio Arcivescovile di Ravenna. Nello spazio del supporto pergamenaceo la scrittura minuta e compromessa dal distaccamento dell’inchiostro, da sporcizie e macchie attende proprio in questi giorni le nostre ricerche per poter essere svelata.

 

Ogni Umanesimo si guarda indietro con rinnovata distanza e nuovi filtri culturali: nella nostra rete la sostenibilità, la privacy informatica, l’inclusione di ogni minoranza, la riflessione sulla verità scientifica, illuminano la ricerca di nuovi punti di riferimento con cui poter indagare e riscoprire il passato, per dire qualcosa in più su un futuro che tutti vogliano abitare.

 

Immagine: Sfondo di lettere di metallo. Crediti: adike / Shutterstock.com

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