12 giugno 2018

Un atleta di 2400 anni fa

Si comincia con un cantiere Acea e si finisce in una tomba di 2400 anni fa: succede alla periferia nordorientale di Roma, in località Case Rosse, appena fuori dal Grande raccordo anulare. Nel corso delle operazioni di archeologia preventiva (indagini preliminari volte a valutare l’eventuale interesse archeologico di aree destinate a interventi edilizi o infrastrutturali) per il raddoppio dell’acquedotto Castell’Arcione-Salone, è venuta alla luce una sepoltura praticamente intatta, a cui è stato subito attribuito il nome di Tomba dell’atleta, per via del ritrovamento, accanto a uno degli scheletri, di due strigili di ferro, gli strumenti che usavano appunto gli atleti per detergersi gli arti di olio e polvere di pomice ripulendosi dal sudore.

La camera sepolcrale, larga 2,50 metri, lunga 3,30 e alta 1,75, si trova a soli 2 metri di profondità, cosa che rende ancor più sorprendente che non sia stata rinvenuta in precedenza e riutilizzata per scopi diversi come avvenuto in tanti altri casi; scavata nel tufo e sigillata da una lastra calcarea e da pietre tufacee, contiene in realtà i resti di quattro persone, posizionate su banconi realizzati nella nuda pietra: oltre all’‘atleta’, un uomo di circa 50 anni, vi sono stati deposti, in momenti diversi, i corpi di altre tre persone, due uomini più giovani e una donna dall’età ancora incerta.

Ma l’eccezionalità della scoperta consiste soprattutto nel fatto che è stato ritrovato intatto un ricco corredo funerario, che lascia supporre si trattasse della sepoltura di persone piuttosto abbienti. Si tratta di circa una trentina di reperti che comprendono, oltre agli strigili, numerosi pezzi di vasellame, del tipo detto ‘a vernice nera’, alcuni dei quali decorati con motivi geometrici e vegetali, e di una moneta in lega di bronzo con la testa elmata di Minerva e la leggenda ‘ROMANO’ sul rovescio: materiale importantissimo per ricostruire riti e abitudini dell’epoca, considerando che la tomba viene fatta risalire al IV-III secolo a.C. Dentro alcune coppe e alcuni piatti è stato possibile, per esempio, identificare i resti delle offerte votive in cibo (sono state individuate ossa di pollo, agnello o capretto) che accompagnavano il rituale funebre.

Ma naturalmente molto ancora resta da indagare e interpretare rispetto a questo fortuito e straordinario ritrovamento.

 

Crediti immagine: ANSA


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