04 agosto 2017

Un'estate da raccontare. Metodi e prospettive per un turismo in crescita

di Paola Tournour-Viron e Stefano Di Polito

 

«L’Italia sarà la destinazione preferita per le vacanze di quest’estate sia dagli italiani che dagli stranieri». La riflessione di Gianfranco Battisti, presidente di Federturismo Confindustria, non è dettata da immotivato ottimismo. Da mesi, le prenotazioni e le richieste per il Bel Paese fioccano da ogni parte.  E tutto fa supporre che quella appena iniziata sarà per il secondo anno una memorabile calda stagione. Secondo le stime delle associazioni di settore, tra gli italiani, a viaggiare saranno soprattutto i giovani e le famiglie, diretti per lo più verso i litorali di Sardegna, Puglia e Sicilia. Per quanto riguarda invece gli arrivi stranieri, per i quali si prevede una crescita pari a tre punti percentuali rispetto allo scorso anno, la domanda si rivelerà particolarmente massiccia da parte dei visitatori in arrivo da Germania, Francia e Regno Unito. Mediamente, si fermeranno nella nostra penisola una decina di giorni, facendo lievitare il business del comparto ricettivo di circa quattro punti percentuali. Se a questo si aggiunge che recentemente l’Italia ha ottenuto dall’UNESCO l’inclusione di 2 nuovi siti nella lista del patrimonio tutelato che – con 53 luoghi protetti – ci vede in testa alla graduatoria mondiale, il comparto può guardare con una certa soddisfazione ai mesi che verranno. Ciò non toglie ovviamente che nel Paese detentore del brand turistico più energicamente impresso nella mente dei viaggiatori internazionali, si potrebbe fare meglio e di più. Gli esperti di economia turistica hanno addirittura stimato che il contributo al Pil nazionale dell’industria dei viaggi potrebbe arrivare al 20%, contro l’attuale 4,1% (dati WTTC, The World Travel & Tourism Council), se si considera il giro d’affari diretto, oppure 10,1% se si includono gli effetti diretti, indiretti e indotti, frutto delle attività di ristorazione, museali e commerciali, in particolare – in quest’ultimo caso – quelle generate dallo shopping orientato alle griffe italiane legate a moda, artigianato e design.

 

Cosa pensano i turisti dell’Italia

Fatte queste doverose premesse, passiamo ai numeri  riguardanti il Bel Paese pubblicati dall’Osservatorio nazionale sul turismo di Unioncamere (ultimi dati disponibili al momento della stesura di questo testo). Questi ci dicono che, a livello globale, ad esempio, tra le principali difficoltà incontrate dai tour operator esteri nel processo di vendita del nostro Paese figurano i prezzi, considerati troppo elevati dal 43% di essi e, in particolare, da quelli europei (49%), statunitensi (52%), brasiliani (40%) ed argentini (36%). E se a lamentare uno standard qualitativo basso del servizio è ‘solo’ il 9% dei tour operator stranieri, non va trascurato che la quota sale al 33% tra quelli canadesi e al 30% tra i cinesi. Questi ultimi, insieme ai coreani, considerano infatti insufficienti le nostre infrastrutture e/o inefficiente il sistema di trasporto pubblico e, con i colleghi nipponici, indicano tra i problemi legati all’Italia anche  la mancanza di sicurezza. Una criticità forte per i viaggiatori orientali in genere, tanto da costituire uno scoglio per il 100% dei coreani, il 90% dei cinesi e il 40% dei giapponesi. Le suddette criticità obbligano quindi a un ripensamento dell’offerta, che probabilmente andrebbe ristrutturata seguendo la linea della tipicità e dell’italianità, dando maggiore voce ai territori e alle loro ricchezze peculiari. Lavorando su una filiera più corta si otterrebbe una maggiore competitività anche in termini di prezzi e un coinvolgimento più sincero ed efficace della popolazione locale, guadagnandone sul fronte della qualità del servizio e della sicurezza.   Non va insomma mai dimenticato che il nostro Paese gode a livello mondiale di una notorietà senza eguali per tradizione storica, artistica, architettonica ed enogastronomica. Lo diciamo tanto, ma ci crediamo poco. Così come troppo poco ricordiamo che l’Italia rimane una delle mete di vacanza in assoluto più sognate.

 

Perché gli stranieri ci amano e cosa ci chiedono

Le città d’arte e il turismo balneare restano al momento  i due prodotti più venduti nel panorama dei viaggi organizzati, sia dagli operatori stranieri che trattano la “destinazione Italia” sia dai colleghi italiani che lavorano nel turismo domestico. Le ultime rilevazioni a cura di ISNART (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche )/Unioncamere evidenziano ancora una volta come lo stile di vita italiano sia un elemento fortemente caratterizzante della destinazione e sempre di altissimo appeal che, a livello generale, viene indicato da oltre il 26% dei buyer esteri, con punte fino al 46% per i buyer del mercato statunitense. L’importanza di preservare questo genere di attrattiva è ormai unanimemente riconosciuta ed è confermata dai dati dell’Osservatorio mercati esteri TTG Italia che, nell’analisi sulle possibili modalità di innovazione dell’offerta turistica italiana, evidenzia come da parte dei turisti stranieri ci sia una marcata richiesta di «Preservazione di tradizioni, cultura e luoghi» e di «Maggiore valorizzazione dell’Italian Style». Tale studio torna a mettere in luce le peculiarità dell’italian style in tutte le sue espressioni universalmente riconosciute: creatività, accoglienza, ‘dolce vita’. I visitatori che arrivano da oltre confine suggeriscono anche una maggiore diffusione della musica italiana, soprattutto lirica, e una più consistente presenza di libri e opere d’arte che favoriscano l’immersione nella cultura e nel ‘sistema di vita all’italiana’ così come si prefigura nell’immaginario collettivo del turisti stranieri.  La richiesta da parte dei turisti esteri per la preservazione dell’“autenticità italiana” è ulteriormente confermata dalla convinzione che per il 71,6% degli operatori ciò che apprezzano di più i viaggiatori stranieri sia  “la tradizione”, declinata in oggetti e arredi di design, nel fashion e nelle griffe. Tale scenario offre, quindi, la possibilità di innovare il modello di turismo diffuso nel nostro Paese. Il progetto “Italia da raccontare” - www.italiadaraccontare.it – nato da un censimento delle migliori pratiche di turismo e storytelling – BESTORYTELLING – offre una panoramica interessante di metodi e realtà innovative che stanno rilanciando il turismo in aree meno note del Paese, attraverso forme che garantiscano lo sviluppo locale e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. In Italia si sta affacciando una nuova generazione di operatori turistici in grado di sfruttare la comunicazione digitale per valorizzare territori ancora poco noti e accrescere le ricadute del turismo in termini di recupero delle tradizioni e salvaguardia di intere aree. Bisogna cavalcare questo trend in crescita e fare in modo che sia un traino per tornare a promuovere il nostro Paese con la giusta efficacia. Individuando correttamente i suoi punti di forza, e scegliendo i temi narrativi più corretti, quelli davvero capaci di renderla unica e inimitabile. Per imparare a valorizzare l’Italia e l’italianità con un pizzico di sano e giusto orgoglio, senza inutili e improduttive autoflagellazioni. Indugiando magari per un istante nella salutare consolazione leopardiana secondo cui «gli stranieri quando s’ingannano sul nostro conto, più tosto s’ingannano in favor nostro che in disfavore».

 


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