06 giugno 2016

Una cometa ospita gli ingredienti fondamentali della vita

Alcuni degli elementi che hanno svolto un ruolo chiave nella nascita della vita sulla Terra sono stati rinvenuti nella chioma della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Lo afferma una ricerca realizzata dal Center of Space and Habitability della University of Bern, che arriva a rilanciare un’ipotesi molto dibattuta dalla comunità scientifica: quella secondo cui le prime molecole organiche potrebbero essere sbarcate sul nostro pianeta in seguito all’impatto degli oggetti celesti contro la superficie terrestre. Analizzando i dati collezionati dal Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis  (ROSINA) in dotazione della sonda Rosetta, che da circa due anni osserva la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko per conto dell’European Space Agency, gli scienziati hanno riscontrato la presenza di molecole organiche come la glicina – il più elementare tra gli amminoacidi di cui si compongono le proteine – e il fosforo, uno degli elementi costitutivi della struttura a doppia elica del DNA nonché ingrediente indispensabile nella formazione delle membrane cellulari. «Si tratta della prima rilevazione inequivocabile di glicina su una cometa», commenta Kathrin Altwegg, professore associato del Center of Space and Habitability e autrice dello studio pubblicato su Science Advances. «Allo stesso tempo, abbiamo scoperto altre molecole organiche che possono essere considerate precorritrici della glicina e che potranno aiutarci a comprendere in che modo si sia formato questo elemento». Già nel 2006 la missione Stardust della NASA aveva confermato la presenza di glicina in alcuni campioni prelevati dalla cometa Wild-2, ma è la prima volta che tale scoperta viene confermata grazie a uno strumento spaziale che, svolgendo le operazioni in loco, preclude l’ipotesi che i campioni analizzati possano essere stati “contaminati” durante il loro trasporto sulla Terra. Secondo Altwegg e colleghi, la glicina presente su 67P/Churyumov-Gerasimenko si concentra principalmente all’interno del suo nucleo ghiacciato (dove le molecole vengono conservate da miliardi di anni) e si manifesta in forma gassosa quando sottoposta a temperature elevate, tanto che soltanto il passaggio della cometa nelle vicinanze del sole ha permesso agli scienziati di rilevare l’esistenza dell’amminoacido. Considerando che precedenti scoperte hanno già testimoniato la presenza di molecole di ossigeno, alcol e zucchero, una quantità adeguata di calore e l’eventuale presenza di acqua avrebbero reso 67P/Churyumov-Gerasimenko un potenziale bacino di fermentazione per la nascita di forme di vita. «La varietà di molecole organiche già identificate da ROSINA, unitamente alla straordinaria conferma di ingredienti fondamentali come la glicina e il fosforo, consolidano l’idea che le comete potrebbero avrebbero fornito alcune molecole chiave della chimica prebiotica», afferma Matt Taylor, astrofisico a capo del team di scienziati responsabili della missione Rosetta. «Gli amminoacidi sono ovunque», conclude Altwegg, «e per questo diverse parti dell’universo potrebbero assistere alla nascita della vita».

 


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