22 gennaio 2019

Una religiosa artista del 1100

Prima dell’invenzione della stampa, quella dell’amanuense era un’attività importantissima nella trasmissione della cultura. In epoca romana veniva svolta dai liberti, ma con il cristianesimo cessò di essere considerata una mansione servile e nell’Alto Medioevo fu incoraggiata soprattutto in ambito religioso: già nel IV secolo Girolamo, il padre della Chiesa “intellettuale” più amato da Erasmo e dagli altri esponenti dell’Umanesimo cristiano, la indicava come attività tra le più consone alla vita monastica, e in epoca carolingia Alcuino di York organizzò delle vere e proprie scuole di formazione. Nel Basso Medioevo nacquero delle corporazioni di mestiere laiche, mentre i monasteri, e in particolare come è noto quelli appartenenti all’ordine benedettino, che includeva nella sua regola lo studio della calligrafia, continuarono a dedicarsi soprattutto alla trascrizione dei testi religiosi. Anche i monasteri femminili partecipavano a questa attività, e uno studio compiuto recentemente dal Max Planck Institute assieme all’Università di York, pubblicato sulla rivista Science Advances, suggerisce che alle donne fosse affidato non solo il lavoro meccanico di trascrizione, ma già in epoca molto antica pure quello più delicato e creativo di miniatura dei manoscritti di maggior pregio.

Nei resti della dentatura di una donna vissuta intorno al 1100, infatti, seppellita in un cimitero attiguo a un antico monastero della cittadina di Dalheim, in Germania, sono state rinvenute tracce blu di pigmento di lapislazzuli, che insieme all’oro e all’argento era riservato ai codici più lussuosi. Secondo i ricercatori, l’ipotesi più probabile è che la donna fosse una miniaturista che mentre dipingeva usava leccare il pennello, e che per la rarità del pigmento usato dovesse anche godere di notevole fama. Il lapislazzuli infatti veniva importato dal Medio Oriente e per farlo giungere fino a un piccolo monastero – si calcola che quello di Dalheim ospitasse una quindicina di religiose – in una località piuttosto insignificante della Germania ci dovevano essere delle ragioni più che buone.

Al di là del fascino della scoperta della storia esistenziale privata di una donna impegnata in un’attività tanto nobile, il ritrovamento sembra gettare una luce nuova sul ruolo femminile in epoca medioevale in questo genere di lavori. Per umiltà numerosi scribi evitavano di firmare le loro opere, e tra questi vi erano di certo le donne: ciò ha reso il contributo di quest’ultime particolarmente invisibile, inducendo molti studiosi a ritenerlo minore e marginale. L’ignota religiosa artista ci racconta, però, una vicenda diversa, la vicenda di un lungo viaggio commerciale e della complessa organizzazione per farle pervenire un materiale prezioso e raro per assecondare la sua arte: una storia che varrebbe la pena approfondire.

 

Crediti immagine: British Library. Public Domain Mark 1.0, attraverso www.bl.uk

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